IN COLLABORAZIONE CON GENDER BENDER FESTIVAL, SI È SVOLTA, PRESSO LA LIBRERIA COOP AMBASCIATORI, LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIULIANA SGRENA DAL TITOLO DIO ODIA LE DONNE, EDITO DAL SAGGIATORE.

Una sala decisamente gremita ha accolto Giuliana Sgrena per la presentazione del suo ultimo libro che, come ci si aspettava, non manca di essere molto provocatorio sin dal titolo: Dio odia le donne. Un testo che non ha la volontà di essere esaustivo, afferma nell’introduzione la stessa autrice, ma che vuole far riflettere e offrire spunti. Tramite la spigliata introduzione di Vincenzo Branà, giornalista e presidente del Cassero LGBTI center, Sgrena ha esposto alcuni dei punti salienti del libro, tutti riguardanti il ruolo subordinato della donna nelle società fondate sui tre grandi monoteismi. A partire dalla suora che chiedeva ai compagni di pregare per lei ogni giorno in quanto figlia di un comunista, fino a giungere al rapimento, le vicende personali percorrono il saggio: ciò che offrono è un taglio prospettico sì in prima persona, ma mai banale, che funge da punto di partenza per argomenti quali aborto, infibulazione, velo e, più in generale, politica e laicità (c’è da temere per quest’ultimo aspetto, secondo la giornalista del Manifesto, poiché di questi tempi le ingerenze della Chiesa si stanno facendo più subdole e ricorrenti). 

Ciò che stupisce è rendersi conto che molte delle assurdità che traspaiono dai testi religiosi sono molto più radicate nella nostra cultura di quanto non si pensi: basti pensare alla questione delle mestruazioni. I tre monoteismi concordano: una donna in quel periodo del mese non è pura e di certo si classifica come instabile e incapace di ragionare lucidamente, quindi va estromessa dalla vita decisionale (nel moderno Giappone una delle argomentazioni principali dell’opposizione contro il ministro della difesa donna di questi anni è proprio questa: oggi, nel 2016!).  Tralasciando espressioni ricorrenti e di uso comune che ricalcano questa ideologia (“mestruata!”), chi di noi non ha mai sentito la nonna dire che in quel periodo del mese non si possono montare le uova o fare il mascarpone perché “impazzirebbe”, o guai ad avvicinarsi alla preparazione della passata che diverrebbe acida?

La stessa infibulazione emerge da queste pagine tristemente meno fantasmatica di quanto non ci si aspetterebbe. Statistiche inquietanti anche qui, nel nostro paese, secondo solo all’Inghilterra in Europa, per numero di donne che l’hanno subita.

Questi sono solo alcuni degli interessanti spunti di riflessione che vorrebbero denunciare una pluristratificata misoginia che ha un’origine imprecisata migliaia di anni fa. Insomma il libro, per quanto a volte si spinga verso questa direzione, in realtà non è un grido contro la religione, ma contro i mezzi che questa offre al patriarcato per sottomettere le donne: “Il potere è dei maschi e non vogliono cederlo!”. A partire da qui Giuliana Sgrena si è gentilmente resa disponibile a rispondere ad alcune rapide domande.

 Dio odia le donne è un titolo senza dubbio molto d’effetto: vuole essere sensazionalistico o lei crede davvero che la misoginia sia indissolubilmente legata alla religione?

Il titolo è un po’ provocatorio, e voleva colpire, evidentemente, perché penso che sia importante porre attualmente il tema della religione all’attenzione pubblica. Penso che a opprimere le donne sia soprattutto il patriarcato, però le religioni -in particolare le religioni monoteiste- hanno dato e continuano a dare un forte supporto a questa dinamica. Un alibi e dei mezzi insomma.

A tal proposito lei cita la Gimbutas, ormai uno dei capisaldi della lotta femminista, spesso utilizzata per supportare il mito di un’età dell’oro del matriarcato. In tale ottica lei auspica una reale parità dei sessi o azzarderebbe un passo ancora più forte per il ruolo della donna nella società?

No, io mi accontento della parità dei sessi con un’affermazione della differenza delle donne rispetto ai maschi, quindi una parità reale, non formale o fittizia, anche perché al momento le donne che riescono ad affermarsi, politicamente e non, ci riescono perché attuano gli atteggiamenti tipici degli uomini.

Di donne potenti ne cita una, memore dell’esperienza del rapimento, che a suo dire aveva una forte posizione di potere rispetto anche ai suoi due diretti carcerieri. Come legge una personalità come questa?

È semplice, perché l’Iraq era un paese laico, era una dittatura ma restava un paese laico e quindi c’erano donne di potere; persino nel consiglio di guerra c’era una donna. Le donne avevano spazio a tutti i livelli della politica, della cultura, della società e dell’economia. Con Saddam Hussein era così, quindi non mi meravigliò affatto questa cosa.

A proposito dell’Islam, nell’introduzione lei cita Adonis, il celebre poeta siriano più volte candidato al Nobel per la letteratura, il quale ha di recente affermato in un’intervista che “la violenza è l’aspetto costitutivo dell’Islam” e inoltre che “non ci sarà mai una rivoluzione del mondo arabo se non fondata sulla laicità”. Sente di poter condividere tale, violenta, affermazione?

Io spero che questo processo di laicizzazione possa verificarsi. Probabilmente non può avvenire senza conflitto, non è avvenuto per il Cristianesimo senza prove di forza e credo sia necessario attraversare una fase molto violenta per arrivare questo. Il fatto che attualmente si ponga la questione della separazione tra Stato e Chiesa da parte di moltissimi intellettuali, proprio di fronte a questo scontro epocale che c’è tra le due correnti dell’Islam in Medio Oriente, forse potrebbe portare a un processo di secolarizzazione.

Foto: Carmen Cucci.

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Sinossi di “Dio odia le donne”

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