IN NOME DEL POP(ULISMO) ITALIANO

Come orientarsi nel labirinto delle prossime elezioni

di Vincenzo Branà

Quello del prossimo 4 marzo è un voto pesante, che ci rende nervosi, dubbiosi, perfino intimoriti. Ci dicono che il pericolo all’orizzonte è il populismo. Che però, in realtà, è come un fantasma: c’è ma non lo afferri. Impossibile perciò dargli un solo volto, un solo nome, un solo simbolo elettorale.

Perché a essere onesti dovremmo innanzitutto dire che nel populismo siamo già completamente immersi, ormai è diffuso quasi quanto il fumo della sigaretta: chi non se le fa una fumatina ogni tanto? La retorica del popolo – nella versione nostrana, con po’ di paternalismo, nazionalismo e maschilismo in più – è un tormentone dilagante. Ma stare dalla parte del popolo, come facevano a fine Ottocento i populisti russi o il People’s Party in America, non vuol dire necessariamente stare dalla parte giusta. Anzi, spesso vuol dire soltanto stare dalla parte della folla, del branco, del più forte. Non solo: il populismo affida i suoi plebisciti a un leader e così facendo logora la democrazia rappresentativa e ne indebolisce le istituzioni. Una folla aizzata dalla propaganda populista non può tollerare le decisioni di un organo rappresentativo, benché eletto da quella stessa folla. D’altronde l’immagine più antica del populismo è quella di Ponzio Pilato, che interpella la massa sul destino di Gesù e del ladrone Barabba, per poi raccoglierne il responso ed esserne l’esecutore. Ma mentre Ponzio Pilato viene ricordato come colui che per non scegliere realizzò il primo referendum della storia, il leader populista può interrogare la folla prevedendone il responso, e usare strategicamente il plebiscito come legittimazione del proprio disegno.

Il populismo quindi è senza dubbio pericoloso. E lo è a maggior ragione quando realizziamo la sua trasversalità, il suo essere un abito per tutte le occasioni. Poi c’è il fascismo, che è un populismo molto particolare e che purtroppo è un protagonista di questa campagna elettorale. A Bologna lo abbiamo visto scorrazzare indisturbato, con cortei improvvisati, jeep bardate in stile camerata e perfino con il comizio in piazza Galvani di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, terrorista nero condannato per eversione, capo del gruppo armato di Terza Posizione ai tempi delle strage della stazione, di cui tanto sa ma nulla ha mai raccontato in un tribunale.

“Bologna non dimentica” diciamo ogni anno da queste parti il 2 agosto, prima del fischio del locomotore e del silenzio che ricorda 85 vittime innocenti. E l’oltraggio di Fiore sul pulpito, nella città squarciata dal terrorismo nero, è stato una sorta di scossa elettrica, un cortocircuito, un moto tellurico che ha portato nelle strade migliaia di bolognesi, solo per colpevole pigrizia o malafede liquidati nelle cronache come “teste calde”. Ma quel corteo, come quello che a Macerata ha portato la bandiera dell’antifascismo, è forse una delle esperienze più concrete che molti e molte porteranno con sé nel segreto della cabina elettorale.

Tuttavia, per sconfiggere il populismo – e a maggior ragione per sconfiggere il fascismo – non basterà votare bene il 4 marzo, servirà un esercizio ostinato e quotidiano di senso critico, in tutte le direzioni, da destra a sinistra. Non lo sconfiggeremo nelle urne, il populismo, ma in quell’occasione dovremo comunque affrontarlo, con il suo portato di promesse mirabolanti, conformismi e post verità. Meglio partire attrezzati allora, investire un po’ di tempo per approfondire e polverizzare coi fatti gli effetti speciali della propaganda. In questo senso, alla vigilia del voto sarà senz’altro utile consultare il sito votoarcobaleno.it, una piattaforma che, come era già successo nel 2014 in occasione delle elezioni europee, impegna i candidati e le candidate sulle istanze della comunità LGBT+, testimoniando prossimità e distanze e fornendo così una guida al voto. Perché in effetti di una guida c’è bisogno, in primo luogo perché voteremo con una nuova legge elettorale, nata per rottamare quella vecchia, bocciata dalla Alte Corti per una serie di motivi, tra cui quello di sottrarre all’elettorato la preferenza. Con il Rosatellum, la nuova legge, la scelta ci viene restituita però solo in parte, all’interno di un meccanismo infernale che esporrà molti voti all’errore, cioè all’annullamento. Per non sbagliare è bene mettere su ogni scheda un solo segno sopra il simbolo della lista proporzionale che si intende votare, facendo attenzione al nome collegato nell’uninominale che beneficerà di quello stesso voto. Le liste proporzionali sono di soli quattro nomi, collegate a un quinto nome, quello del maggioritario. La nostra preferenza, quindi, non va direttamente a una persona ma a cinque persone: prima di votare è quindi necessario scegliere la cinquina migliore e in questo senso VotoArcobaleno si può rivelare un ottimo alleato.

Ai candidati e alle candidate abbiamo elencato cinque azioni prioritarie: l’estensione del matrimonio civile alle coppie formate da persone dello stesso sesso, per superare l’anomalia di un istituto giuridico ad hoc e mettere definitivamente in sicurezza il riconoscimento delle coppie same sex; una legge efficace contro l’odio omolesbobitransfobico, che contempli tanto gli aspetti penali quanto la prevenzione e la presa in carico delle vittime; la riforma delle adozioni, da aprire a single e coppie di gay e lesbiche; la riforma della legge 40 per consentire l’accesso alla fecondazione eterologa non solo alle donne eterosessuali sposate ma anche alle donne single e alle coppie di donne lesbiche; infine un welfare che accompagni il percorso di depatologizzazione dell’identità trans. Cinque obiettivi che già sono entrati nel dibattito parlamentare, quindi per nulla distanti dall’orizzonte legislativo. Una road map realizzabile, insomma, tutt’altro che una lista dei desideri.

Attraverso il sito di Arcigay potete scoprire quali candidati e candidate hanno condiviso i cinque punti della piattaforma: con una buona dose di ingenuità e ottimismo, potremmo dire che se in Parlamento entrasse una maggioranza anche trasversale di firmatari e firmatarie, quei cinque punti potrebbero trasformarsi in leggi. Ma soprattutto attraverso il sito votoarcobaleno.it potete individuare quali sono i candidati e le candidate che non bisogna assolutamente votare: sentinelle, pro-life, neofascisti, omofobi, clericali, cosiddetti no gender. Ce n’è per tutti i gusti, in alcuni casi raggruppati e perfettamente riconoscibili (Popolo della Famiglia, Casa Pound, Forza Nuova, Lega, Fratelli d’Italia..), in altri casi abilmente mimetizzati in formazioni insospettabili. Emblematico l’esempio delle Sentinelle in piedi: in Emilia la sentinella Rigon è candidata al Senato per Fratelli d’Italia, a Bologna la Castaldini corre alla Camera nella lista di Beatrice Lorenzin, nella coalizione di centrosinistra, mentre a Catania l’omofoba Tiziana Drago corre per il Senato nella lista del Movimento 5 Stelle. Attenzione quindi a non dare – per sbaglio o per ripiego – il voto a un omofobo: è questa l’unica cosa che vi chiediamo espressamente di non fare.

Pubblicato sul numero 33 della Falla – marzo 2018

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