di Anita Lombardi e Maria Laricchia in collaborazione con Lesbiche Bologna

Elisa PomarelliIn questi giorni molta parte della comunità lesbica si è unita per scrivere o sottoscrivere un documento politico che ha espresso il dolore e la rabbia per la perdita di Elisa Pomarelli, ma anche per denunciare la lesbofobia sistemica in cui tutte noi siamo immerse quotidianamente.

In mezzo a questo orrore, inaspettatamente, ci siamo trovate a parlare di gioia lesbica con una compagna, attivista lesbica da molti anni.

Ci siamo domandate se, di fronte alle violenze e alle oppressioni, anche la gioia potesse essere un legittimo strumento di lotta politica, e siamo andate a cercarla.

Digitando su Google “gioia lesbica” abbiamo trovato video porno e un paio di romanzi sull’amore romantico fra donne.

Fra i porno spiccava “ragazze lesbiche lussuriose hanno gioia”, che, anche se il titolo ci è piaciuto, come tanti prodotti mainstream è pensato per lo sguardo etero maschile, proponendo una visione irrealistica e spesso umiliante delle donne e delle lesbiche.

In campo pornografico ed erotico le lesbiche, come altre soggettività, si sono riappropriate da tempo della loro gioia, decostruendo le pratiche eteronormate dei rapporti fra i corpi e autorappresentandosi come soggettività gioiose nella manifestazione di desideri e piaceri, altrimenti negati e invisibilizzati.

Fra gli altri, sono molto interessanti i lavori proposti da Goodyn Green, Slavina, Crashpad, Uniporn.

Se il desiderio è resistenza alla norma, qui la gioia (erotica) è strumento di lotta politica che scardina i rapporti di forza, spesso violenti, che passano anche attraverso il sesso e che nella nostra società sembrano inevitabili, normalizzati e normalizzanti.

Per quanto riguarda i romanzi, quelli che ci ha proposto Google rimandano a una gioia lesbica quasi esclusivamente esperita attraverso la relazione di coppia. Le trame di questi testi ci restituiscono vicende amorose fra due ragazze che, dopo qualche peripezia, coronano il loro felice sogno d’amore.

Siamo molto contente per queste protagoniste, ma ci sembra una prospettiva con dei limiti.

Nella nostra esperienza, la gioia lesbica più potente si è sempre sprigionata attraverso reti affettive, anche vaste, costitute da cerchie di amiche, sorelle, amanti ed ex amanti, ex amanti delle amanti, unite dagli amori e dalle lotte, come, per esempio, ben rappresenta un’autrice come Alison Bechdel nei suoi fumetti.

Queste s-famiglie d’elezione ci hanno mostrato che dirsi lesbica non è solo un’etichetta o una definizione, ma il desiderio di esprimere ad alta voce il nostro sentirci parte di un mondo gioioso e caleidoscopico.

Liana Borghi nell’introduzione dell’edizione del 2020 de Il nostro mondo comune pubblicata da *asterisco, ha scritto:

«[…] Con la nascita del femminismo lesbico, la parola “lesbica” viene riappropriata in senso positivo dalle donne e denota non più solo il desiderio omosessuale per un’altra donna, ma una scelta politica alternativa all’eterosessualità, un discorso socioculturale e una teoria politica […]»

Nel 1981, in vista di uno dei primi grandi convegni lesbici, tenuto presso la Casa della Donna a Roma in via Governo Vecchio, su “Quotidiano Donna” del 13 novembre, viene pubblicato un articolo intitolato Per una gioia a viso aperto.

Nel testo leggiamo che «vivendo per anni così, [in clandestinità] capita che le intelligenze si offuschino, la gioia si smorzi, l’amore diventi l’ultima spiaggia della gioia» e «a Roma siamo già tante, vogliamo unirci per farcela, sappiamo infatti che da sole saremo sempre sole, anche se in coppia».

Ancora oggi, più di trent’anni dopo, dirsi lesbica insieme alle altre rimane una potente pratica politica e, soprattutto, una formidabile fonte di gioia.

Monique Wittig e Sande Zeig, nel loro Appunti per un dizionario delle amanti alla voce Joie/Gioia, hanno scritto così: «questa sorta di benessere assoluto è difficile da raggiungere, difficile da mantenere, difficile da sviluppare. Per perfezionare la sua gioia/ lei sputava il suo fegato di diamante/lei sputava il suo fegato d’argento» (Charlotte Plume, Il mio circo personale, Gallia, età del cemento).

Come hanno detto queste due straordinarie lesbiche, a volte la gioia può essere un obiettivo difficile da raggiungere e mantenere, ma abbiamo l’impressione che la comunità lesbica, in molte occasioni, abbia saputo perfezionarsi e sputare il suo fegato d’argento e di diamante, attraverso grandi incontri collettivi. Abbiamo individuato nella storia lesbica degli ultimi vent’anni alcune esperienze che ci sembrano significative e che hanno espresso ed esprimono la gioia lesbica in tutta la sua meraviglia, pur sapendo che sono state solo una parte di un movimento molto più ampio che si estende nel tempo e nello spazio.

Il 2002 è il primo anno in cui si avviava l’esperienza del Campo lesbico di Agape, che oggi è arrivato alla sua XIX edizione, con il tema “Comunità lesbiche? Reti, spazi, immaginari”. Nel 2006 Luki Massa e Marta Bencich, con Fuoricampo Lesbian Group a Bologna, davano inizio all’esperienza straordinaria di Some Prefer Cake, Festival Internazionale di Cinema Lesbico, oggi portato avanti dall’Associazione Luki Massa.

Nel 2019, prima a Bologna e poi a Torino, diverse soggettività, associazioni e gruppi di lesbiche si sono incontrate in occasione di Lesbicx, un progetto politico collettivo che aspirava a costruire una rete politica fra le diverse realtà lesbiche, attraverso assemblee e la condivisione dei saperi e della genialità lesbica.

In questi spazi e in queste esperienze la gioia lesbica è riuscita e riesce a espandersi in tutta la sua potenza, dando vita a relazioni di sorellanza e amore, di reciproco sostegno e cura, epocali litigate, lotte collettive per la liberazione di tuttx.

La gioia è parte integrante della comunità lesbica, tanto quanto la consapevolezza e l’elaborazione delle nostre oppressioni comuni.

Per questo ci sembra importante ricordarcene sempre e farla emergere nelle nostre riflessioni e pratiche condivise, riconoscendola come strumento di lotta capace di sovvertire e rivoluzionare il mondo.

Di fronte alle violenze lesbofobiche possiamo non solo sopravvivere e r-esistere, ma anche scatenare tutta la lesbichezza, piena bellezza, di cui siamo capaci.

Mari: cos’hai da ridere tanto?

Anita: eh, sono lesbica.

Note:

Il testo Il nostro mondo comune si può acquistare alla Libreria delle donne di Bologna in via San Felice, 16 – Bologna o sul sito di Asterisco Edizioni

Il testo Appunti per un dizionario delle amanti si può acquistare alla Libreria delle donne di Bologna in via San Felice, 16 – Bologna

L’articolo Per una gioia a viso aperto si può reperire sul sito Herstory, alla sezione Cli – Collegamento lesbiche italiane

Immagine in evidenza di Evey Gloom, immagine nel testo da liberta.it