IO SONO, IO VOTO

UNA CAMPAGNA PER IL DIRITTO AL VOTO DELLE PERSONE TRANS

di Mattia Vannetti

Essere costrett* a un coming out forzato, in un ambiente non protetto, troppo spesso non preparato alle nostre esistenze, è il quadro che si trovano ad affrontare molte persone trans* di fronte al seggio elettorale. Per coloro che non hanno ottenuto – o non possono ottenere – i documenti corrispondenti al proprio genere d’elezione, avvalersi di un diritto sancito dalla Costituzione come recarsi al seggio può rivelarsi una fonte di forte disagio, che si aggiunge al timore di possibili discriminazioni e che quindi porta migliaia di persone trans alla rinuncia dell’esercizio di tale diritto. 

Questo è quanto viene apertamente denunciato nella lettera rivolta alla Ministra degli Interni Luciana Lamorgese, in ottica della campagna di raccolta firme Io Sono, Io Voto promossa da Gruppo Trans Aps, atta a esortare la Ministra a intervenire «affinché l’elettore non debba più qualificarsi ai seggi sulla base del sesso assegnato alla nascita, bensì di accedere secondo altri criteri che ne tutelino l’identità personale e il diritto alla privacy, come ad esempio potrebbero essere le liste elettorali su suddivisione alfabetica».

Gruppo Trans Aps aveva già sollevato il problema in occasione delle elezioni regionali in Emilia Romagna dello scorso gennaio: la campagna invitava i cittadini alla mobilitazione ai seggi, sede in cui avrebbero dovuto segnalare, facendo mettere a verbale dal presidente di seggio, come la procedura d’accesso risultasse discriminatoria e lesiva nei confronti delle persone trans* e di tutte le identità che non si riconoscono nel binarismo di genere. 

In vista del prossimo referendum costituzionale e consultazioni elettorali del 20 e 21 settembre sono ormai 100 le associazioni LGBT+ italiane che hanno sottoscritto la petizione rivolta alla Ministra Lamorgese, che riporta nuovamente all’attenzione come il criterio di divisione per file e registri in base al sesso anagrafico indicato sul documento (art.5 del DPR n.223 del 20 Marzo 1967) «rappresenti a tutti gli effetti una limitazione dell’esercizio del diritto al voto per migliaia di persone transgender e non binarie».

Come si ribadisce nell’appello, a rendere viva la necessità di agire nel trovare una soluzione sono inoltre «le testimonianze dirette, raccolte negli anni, di rinuncia al voto da parte delle persone transgender anche a causa del deficit formativo del personale presente ai seggi, in merito al linguaggio utilizzato e alle buone pratiche raramente adottate».

Tanto il criterio di divisione in file quanto la mancata formazione del personale sono prova di quanto le esistenze identità trans* o non binarie siano del tutto ignorate oltre che problematiche agli occhi dello stato, e come soprattutto il criterio di ricorre a divisione in generi binari, che non ha motivo di essere richiesta – in questo e molti altri ambiti –, rappresenti soltanto l’ennesima dimostrazione di un binarismo tanto strutturale e fossilizzato quanto dannoso e limitante nell’esercizio dei nostri diritti.

Link alla petizione: http://chng.it/ZcGgFJSVxX

Le associazioni interessate a sottoscrivere l’appello possono scrivere a gruppotrans@gmail.com

Immagine di copertina da change.org

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