LETTERA D’AMORE A UNA PERSONA TRANS

RIFLESSIONI AMOROSE SULL’ETICA DEL ROMANTICISMO RADICALE

di Ludovico Virtù

[Il testo che segue  è stato ispirato dalle riflessioni teoriche e dalle prospettive trans-disciplinari della filosofa Mijke van der Drift, in particolare dal suo articolo Radical romanticism, violent cuteness, and the destruction of the world. Journal of Aesthetics & Culture 10.3 (2018)]

Cara persona trans, ti scrivo perché ormai è su tutti i giornali: ci sono persone che mai si sognerebbero di stare con te. Ora, è inutile che io ti dica che non si può sentenziare sul desiderio altrui, che è un desiderio soggettivo. Questo lo sai benissimo. Quello che non sai, perché non sono mai riuscito a dirtelo, è che tu mi piaci. Sì, persona trans, mi piaci. Provo qualcosa per te. Qualcosa di inspiegabile, era da tanto che non mi capitava. Di te mi piace tutto, mi piacciono i tuoi capelli, il tuo sorriso, i tuoi occhi, le tue spalle. Mi piacciono le tue idee. Mi piace quel tuo modo di fare, sai? Quel tuo modo di abbaruffare tutto, di scompaginare. Anche quando non ci sei. 

Credo che tu sia una persona speciale, una che fa sempre le rivoluzioni. Agli occhi di chi dice di non poterti amare non hai genere, non hai corpo, non hai orientamento sessuale, non hai una discendenza, non hai pelle, non hai tempo, non hai confini, non hai limiti. In tanti hanno cercato di definirti, ma io non voglio definirti, tu per me sei unica. 

Secondo me sei un po’ sospettosa. Pensi che non ti vogliano perché ti vedono come un vago concetto genitale, attraverso le lenti di un immaginario anatomico del desiderio cis-normato – adoro quando pronunci questa parola, è un moto erotico, vorrei poter essere ovunque tu sia in questo momento. 

Non starebbero mai con te perché non sanno se hai una vagina, un pene, gonadi, ovaie, tette naturali, tette snaturate, petto sconcio, petto cicatrizzato. Se hai mai avuto tutto, se non hai ancora niente. Chissà, magari si chiedono anche come ce li hai, ma io non credo che la loro fantasia arriverebbe a tanto. O magari ti vorrebbero nelle sembianze di una diversa combinazione di organi, tette senza vagina, vagina senza tette, pene con tette, un po’ più femminile, un po’ più maschile, un po’ meno maschile, un po’ meno femminile, un po’ più passabile. Non ti ritengono una persona abbastanza vera. Vorrebbero quello che non sei. Io invece ti trovo unica, e così autentica. Tu sei generica, imprecisa, astratta, sei oltre, insomma sei: una persona.

A volte sei proprio lo specchio delle percezioni altrui, sei così vera che la gente ha le crisi di identità. La tua verità mette in dubbio tutto, tranne il mio desiderio per te. 

Ed è per questo che io credo di amarti. Non ti amo per i tuoi genitali, non mi importa dei tuoi genitali, non so nemmeno che genitali hai e sappi che dei tuoi genitali non mi importerà, quando ti vedrò. Io ti amo perché sei la vergogna delle famiglie, la reietta, l’ingrata, l’approfittatrice. Eppure sai ancora amare e sai ancora odiare. 

Ti amo perché sei la donna che vive sulla sua pelle la violenza del patriarcato e la transfobia, ogni giorno, con o senza rossetto. Eppure ogni giorno riscrivi la filosofia per un’etica incarnata che ci renda tutti degli amanti migliori, e poi hai problemi di coppia. Ti amo perché sei l’uomo che ha visto il privilegio spostarsi su di sé e abbattersi sulla sua maschilità quando la sua presenza incuteva paura per strada e chi prima ti desiderava, ora non ti riconosce. Eppure ogni giorno rifletti sul significato e sul senso dell’intimità, ma non in pubblico. 

Ti amo perché hai un’identità non binaria e quindi finisci per non esistere. Eppure ogni giorno costruisci un nuovo modo di relazionarti, fuori dalla norma, e a volte non ne puoi più. Ti amo perché, persona trans, sei piena di contraddizioni, di sfaccettature, di prospettive. A volte sei anche piena di te. Ma per me tutte queste cose in fondo non hanno importanza, potresti essere mille eppure per me sei solo una: persona.

Sogno con te un romanticismo radicale. Un romanticismo sognante che ci permetta di sfuggire ai confini dell’immaginario abituale e che crei nuove forme di vita incarnata. Un approccio quotidiano al cambiamento che guardi in faccia la violenza e la disparità di potere che si creano nelle relazioni e che, nel riconoscerla, la tocchi. Vorrei toccare questa violenza con te, persona trans, toccare le dinamiche di potere che ci opprimono, che ci differenziano e che insieme ci rendono desideranti. Vorrei rendere questa etica tattile una prossimità, farne con te una routine. 

In modo che tutto quello che tocchiamo sia cambiamento.

Vorrei conoscerti, ma ho paura. Ho paura che la distruzione degli stereotipi sulla desiderabilità culmini nella fine del mondo. E se toccarti dissolvesse la categorie che permettono al mio corpo di funzionare?

Tuo.

L.

Immagine in evidenza da quotidianodelsud.it

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