IL CASSERO CE LA FARÀ

PRESIDIARE, CUSTODIRE, TENERE VIVE IDEE E ATTIVISMO 

di Mattia Macchiavelli 

Giornale La FallaQuando mi è stato chiesto di scrivere un articolo che potesse essere d’incoraggiamento alla comunità che attraversa il Cassero, non nego di essermi profondamente interrogato sull’opportunità di questa operazione.

Quando ho letto l’indice di lavoro della Falla di maggio, in cui il nostro caporedattore assegna titoli provvisori ai pezzi, giusto per inquadrare la tematica, l’articolo recava la dicitura «Il Cassero ce la farà». Non lo so, mi sono detto, per me ci vorrebbe un punto interrogativo: «Il Cassero ce la farà?». 

Succedeva verso la metà di marzo e, in quel momento, lo sforzo di chi si occupava del governo del circolo, me compreso, era tutto teso a mettere in campo ogni misura possibile per garantire la sopravvivenza di uno dei più antichi e importanti presidi LGBT+ d’Italia. La variopinta rete delle persone che vivificano il Cassero si è fatta, fin da subito, testimone di una resistenza cristallina e solidale, senza cedere nemmeno un centimetro alle privazioni del lockdown.

Non ci si è arrese alla sottrazione dei corpi e degli spazi: direttore artistico e responsabile della comunicazione hanno costruito una programmazione artistico-culturale social, capillare, fatta di contenuti quotidiani, che spaziano dai dj set alle presentazioni di libri, dalle chiacchiere con le diverse anime del circolo a contenuti più scanzonati. 

Il corpo, per noi soggetto e oggetto di lotta, non può essere sostituto dall’interazione virtuale, così come non si può fare dentro al pc una discoteca, che è il luogo da cui il movimento di noi frocie è partito o in cui ha nidificato nella clandestinità, se volgiamo il nostro sguardo a ritroso, oltre gli anni ’60 del Novecento. Tuttavia, ciò che i nostri vestiboli biologici e architettonici producono, lo abbiamo voluto mantenere e trasmettere, senza abdicare alla funzione nobile dell’intrattenimento e all’imperativo categorico di un’evasione che è spessore.

Non ci siamo arrese all’accidia eterodiretta: i settori in cui il Cassero organizza il proprio attivismo hanno riconvertito le proprie attività, continuando a esprimere la loro carica progettuale e a sprigionare quel potenziale di volontariato che non si vede da altre parti. Le responsabili di questi settori e le attiviste che li fanno esistere si sono assunte, con dedizione assoluta, il compito più difficile e importante di tutti, perché il Cassero – con la sua complessa macchina organizzativa – esiste grazie a, e per, questi progetti. Custodire e prendersi cura è un compito ancora più complesso, oggi, nella misura in cui le iniziative e il loro prodotto dovranno modificarsi, per adattarsi a un presente complesso e a un orizzonte di ristrettezze economiche. 

La nostra stessa Falla, molto probabilmente, dovrà mutare, nel numero delle copie, forse nel formato, per continuare a esistere e a esercitare le sue funzioni di apertura e interferenza. Muteremo, in tutto se occorre, ma non rinunceremo a essere il presidio culturale da contrapporre a ogni oppressione.

Non ci siamo arrese alla sospensione della politica e dei suoi riti: dovevamo celebrare un congresso, il 19 di aprile, che siamo state costrette a posticipare a data da destinarsi, ma questo non ha impedito, a un fitto gruppo di persone, di continuare un percorso pre-congressuale come da anni non se ne vedevano al Cassero. 

Non è scontato presidiare e al contempo partecipare a uno spazio politico che tende a una meta sfumata, e farlo significa far esplodere la meraviglia della costruzione di orizzonti di senso. Non solo, continuano le riunioni di circolo, anch’esse virtuali, e vive: una partecipazione che è condivisione di responsabilità.

Mentre scrivo è il 12 aprile. Le incognite non sono diminuite, al contrario, sono più pesanti di quelle di ieri. Oggi ancora non so se il modello di circolo che inizia a profilarsi reggerà la sfida del tempo e delle decisioni difficili, ponendosi come paradigma di cultura e di welfare cittadino. Ma quello a cui ho assistito in questo mese di clausura, di lavoro e di associazionismo a distanza, una consapevolezza forte me l’ha data: il Cassero ce la farà. Senza punto interrogativo.

Pubblicato sul numero 55 della Falla, maggio 2020

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