Scena: una soffitta diroccata nella Londra vittoriana. Due giovani uomini. Uno dall’aria mortificata, un pesce fuor d’acqua; l’altro è nel proprio ambiente, sicuro di sé, abituato a cavarsela.

“Perché tuo padre ti ha diseredato?”, curioso.

“Non lo so”, stizzito, distogliendo gli occhi.

“Avete litigato?”, l’interrogatorio si fa più malizioso.

“No”. Vergogna.

[…]

“Perché tuo padre ha smesso di volerti bene, Arthur?”

Pausa. L’inquisitore si fa sempre più beffardo. Si toglie la camicia. Una provocazione. Si avvicina, costringe l’altro, il nobile decaduto, a guardare. Arthur non può farne a meno, poi distoglie lo sguardo. L’altro ride.

“Ha scoperto qualcosa su di te?”

La scena è tratta da Dickensian, serie BBC che intreccia liberamente storie e personaggi tratti dai principali romanzi di Dickens. Alla base della fiction, una realtà concreta: in un sistema sociale ancorato alle divisioni di classe e alla continuità fra generazioni, la trasmissione del patrimonio di famiglia è strettamente connessa all’osservanza della norma eterosessuale. Matrimonio e riproduzione sono condizioni indispensabili per conservare un posto dignitoso nella propria famiglia, povera o ricca che sia.

La situazione cambia nel Novecento. Come evidenziato da diversi storici delle questioni LGBT+ (ad esempio John D’Emilio, autore del saggio Capitalism and gay identity), il lavoro salariato consente una relativa autonomia dalla famiglia d’origine: uno sviluppo particolarmente significativo per le persone LGBT+, in quanto pone le basi materiali per vivere liberamente la propria identità. Inoltre, l’urbanizzazione crea nuove possibilità di allontanamento dalla famiglia d’origine e formazione delle comunità LGBT+, famiglie d’elezione alternative alla famiglia nucleare.

Nessuno di questi sviluppi è univocamente positivo: ci interessa semplicemente sottolinearne il significato specifico rispetto al vissuto LGBT+. Allo stesso modo, con un nuovo salto temporale fino al ventunesimo secolo, ci interessa sottolineare come l’evoluzione del capitalismo in senso neoliberista abbia creato un’involuzione sociale che tradisce molte persone LGBT+.

A fronte di una crescente, seppure disomogenea, “inclusione” delle persone LGBT+ nel mondo occidentale, l’erosione delle conquiste sociali del Novecento europeo (diritti del lavoro, sanità pubblica, sicurezza sociale) inasprisce il divario di opportunità fra chi appartiene ad una classe privilegiata e chi deve fare affidamento sulla propria forza lavoro. Con il venir meno delle reti di protezione pubbliche, le persone LGBT+ rimangono fra le categorie più vulnerabili e ricattabili, ad esempio nel contesto lavorativo.

Le classiche – e legittime – battaglie del movimento LGBT+ (matrimonio egualitario e relativi diritti, adozione) appaiono inadeguate a garantire, o almeno a immaginare, un’autentica emancipazione per chi ha priorità diverse dalla costruzione di una famiglia “normale”, ma si confronta ogni giorno con l’insicurezza del precariato e/o della discriminazione. Le disuguaglianze sociali ed economiche all’interno della popolazione e del movimento LGBT+ hanno creato una situazione di privilegio per chi ha conquistato un “posto al sole” (ad esempio, chi siede in Parlamento ha diritto all’assistenza sanitaria integrativa per la persona convivente, anche dello stesso sesso; chi ha le risorse necessarie può spostarsi all’estero per fruire delle opportunità ancora vietate in Italia), mentre le/i “comuni mortali” continuano a confrontarsi con un contesto sociale in costante deterioramento.

Non è lo spettro del comunismo ad aggirarsi per l’Europa, ma i fantasmi della società vittoriana (basti pensare che nel Regno Unito il sussidio di disoccupazione è soggetto a meccanismi che ricordano da vicino i lavori forzati): appare quindi miopia che alle specifiche questioni LGBT+ non si affianchi una battaglia come la richiesta del reddito di cittadinanza, uno strumento di minima dignità sociale per tutt* e di garanzia contro la discriminazione per diverse categorie, fra cui le persone LGBT+.

pubblicato sul numero 12 della Falla – febbraio 2016