Mentre il mondo si confrontava con i rischi e gli stress della pandemia da COVID-19, nel 2021 Dean Spade scriveva Costruire solidarietà durante questa crisi (e la prossima). Professore associato alla Seattle University School of Law, ma anche scrittore anarchico e attivista trans*, in questo libro riprende fin dal titolo un anarchismo in cui l’assenza di istituzioni non significa abbandono ma liberazione e moltiplicazione degli spazi di supporto e organizzazione.
Partendo dalla definizione iniziale per cui «il mutuo appoggio è il coordinamento collettivo che serve a soddisfare gli uni le esigenze degli altri e nasce di solito dalla consapevolezza che i sistemi in atto non le soddisferanno», possiamo adattare le sue riflessioni a tutte le forme di associazione volontaria, che si occupino di necessità essenziali come il cibo o l’alloggio, o di bisogni secondari di aggregazione e svago, di creatività ed espressione. Siamo tuttə la risposta ai bisogni delle altre persone, in varie forme, e ci impegniamo reciprocamente perché riconosciamo che nessunə arriverà a salvarci. E attraverso questo impegno reciproco costruiamo nuove competenze e la consapevolezza che «l’unica cosa che mantiene chi è al potere in quella posizione è l’illusione della nostra impotenza».
La parte più corposa del libro, dopo le definizioni teoriche, è dedicata alla discussione dei rischi presenti nelle organizzazioni di mutuo appoggio e dei modi per disinnescarli. Se il cuore generativo delle pratiche dal basso sta nel l’orizzontalità delle relazioni, questa sezione propone esempi pratici e proposte di metodo per realizzare davvero questo ideale, consapevoli che non ci sia una possibilità di risoluzione perfetta, perché anche il perfezionismo è un’illusione che ci è stata insegnata.
In primis, Dean Spade sottolinea la differenza con la beneficenza: chi usufruisce dei servizi di mutuo appoggio come la distribuzione di generi alimentari non deve soddisfare criteri di merito per essere inclusə, e può partecipare a sua volta alle attività se lo desidera, con l’obiettivo di creare comunità integrate in cui non ci si limiti a lavorare in gruppo. Se l’obiettivo è creare reti di relazioni, emerge un ulteriore livello di complessità e di rischio: lavorando con compagnə di lotta che sono anche amicə, amanti, fratelli o sorelle, coinquilinə, cosa succede al mio desiderio di contribuire alla rivoluzione se quella relazione personale si rompe o mi danneggia? Come stare nel conflitto politico quando dall’altra parte c’è la persona con cui divido il letto o anche solo l’affitto?
Correlato al tema dei legami personali c’è quello del burnout attivistico, di cui viene sottolineata la natura personale e relazionale: «La maggior parte delle volte, le persone che incontro e che dicono di essere in burnout hanno attraversato un conflitto doloroso in un gruppo con cui stavano lavorando e se ne sono andate perché ferite e insoddisfatte di come è andata a finire». Tuttə arriviamo all’impegno politico dopo anni di educazione a un certo desiderio di essere salvatori e salvatrici, spesso avendo interiorizzato la voce che ci vuole perfettə o perfettamente inutili, e impotenti di fronte al conflitto a causa degli ambienti gerarchici in cui viviamo e lavoriamo. Stiamo cercando di costruire modi nuovi di lavorare insieme, ma non avendoli mai sperimentati, dobbiamo lottare anche con le parti di noi che inconsapevolmente replicano ciò che già conosciamo.
Per chiudere con uno slancio di speranza: se il nostro obiettivo non è tracciare una strada complementare a quella istituzionale, ma immaginare un mondo radicalmente altro che di quelle istituzioni non abbia più bisogno e che possa abolirle per creare un mondo radicalmente nuovo, tutto quello che facciamo conta, anche gli errori. Davanti al «stiamo lontani oggi per abbracciarci più forte domani», rispondiamo che il mondo di prima in cui ci abbracciavamo ignorando le disuguaglianze sistemiche – con le loro potenziali conseguenze – non lo vogliamo più, vogliamo costruirne un altro, e lo facciamo ogni giorno attraverso il nostro piccolo impegno reciproco.
Immagine in evidenza: edizionimalamente.it

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