Quest’anno il coro Komos diventa maggiorenne! Per celebrare questo importante traguardo per il coro LGBT+ di Bologna abbiamo intervistato il suo presidente Alessandro Tampieri chiedendogli di raccontarci meglio i suoi 18 anni di storia, il suo presente e soprattutto il suo prossimo futuro.

Come nasce un coro e come è nato il coro Komos?

Partiamo dalla storia del nostro coro: il Komos viene fondato nel 2008 da Paolo Montanari, direttore di Modena che dopo qualche mese sposta le attività a Bologna dove il coro trova la sua prima sede al Cassero, diventando così uno dei primi cori gay italiani. Oggi la partecipazione è aperta a tutte le identità, con repertorio e arrangiamenti a voci pari, adatti alle tessiture vocali di tenore primo e secondo, baritono e basso. Un coro nasce dall’incontro di più persone che condividono la passione per la musica e vogliono coltivarla insieme, ma nel caso di un coro LGBTQIA+ la musica diventa un veicolo diretto per far arrivare al pubblico un messaggio di pluralità. Poi diventa anche un servizio per la comunità: crea uno spazio in cui condividere le proprie passioni in un luogo sicuro, cosa importante soprattutto nelle realtà più piccole e di provincia.

Perché creare proprio un coro LGBT+ per portare avanti questo messaggio? In che modo la musica può essere un buon veicolo?

La musica arriva con semplicità a un pubblico che supera la nostra bolla di comunità, mettendo in atto la rivoluzione gentile di cui ha parlato Franco Grillini: con la sua espressione artistica e il suo linguaggio riconosciuti non fa danni, non ha pericoli se non quello di aprire le teste. Questa componente di attivismo la mettiamo non tanto nel repertorio, che pure include brani di lotta come Bread and Roses o Bella Ciao, ma crediamo che la musica in sé nella sua leggerezza possa portare un messaggio. Scegliendo brani pop di Lady Gaga o Raffaella Carrà, in realtà stiamo rievocando icone che anche senza scendere in piazza hanno cambiato la società. Una rivoluzione la attuiamo anche nel presentarci sul palco mettendo in gioco tutta la nostra identità: partendo dal classico look total black siamo arrivatə a giocare molto con la presentazione, usando pelle e tartan per il punk, oppure nero, oro e argento per il glam, o anche semplicemente jeans e t-shirt senza bisogno di uniformi.

Tu invece come sei arrivato al coro Komos?

Io arrivo in realtà dal mondo del teatro. Nella mia formazione non è mancata la musica e sono sempre stato fan del Komos, ma non avevo ancora approfondito il canto corale. Poi nel 2023 c’è stato a Bologna Various Voices, il festival dei cori LGBT+ europei, dove ho potuto vedere la città trasfigurata e animata dalle diverse performance dei cori europei. Quell’autunno ho colto l’occasione per fare un’audizione e sono entrato nel coro. Sì, serve un’audizione per entrare a far parte del coro, ma è un momento di conoscenza reciproca: serve tanto a coro e direttore per capire quanto la voce si armonizzi con il repertorio e le altre voci, quanto alla persona per capire se si trova bene con le altre parti del gruppo e se davvero può portare avanti gli impegni di studio, prove e spettacoli. Poi una volta accoltə nel Komos, ci si può unire a uno dei gruppi che si occupano di aspetti specifici come i video, la comunicazione o la creazione degli outfit.

Leggevo che in questi 18 anni avete contribuito a creare la rete dei cori LGBT italiana Cromatica, ma avete anche collaborato con moltə artistə anche internazionali: come mai e come ci si apre a collaborare con altre realtà?

Fa parte dello spirito del Komos condividere il palcoscenico, anche per questo abbiamo promosso la nascita di Cromatica, la rete dei cori LGBT+ italiani. Partecipiamo anche a realtà non esclusivamente LGBT+ come AERCO, la rete dei cori dell’Emilia Romagna, e ci piace anche collaborare con altri soggetti esterni alla musica, come avviene nelle serate Komos&Co. Nella prima serata di festeggiamento del compleanno al Cassero abbiamo parlato di fuoco e caccia alle streghe con Gruppo Trans, a cui abbiamo scelto di devolvere le entrate della serata perché nella comunità LGBT l’identità Trans è quella più attaccata. Una serata certamente di musica con l’ensemble vocale Segreti Armonici e Francesco Rossetti al DJ set, ma non solo vista la presenza della nostra madrina d’eccezione Diana Bludura, il talk con Dannj Solera, l’iilusionista Mago Lalo, la drag cartomante Desdemone XI, i blind portrait di Emanuela di Vita e l’astrologa Fabiana alla lettura dei mandala di nascita, per esplorare i tanti volti della magia, secondo lo spirito di incontro fra linguaggi artistici diversi che anima la nostra rassegna. Nella natura del coro c’è già la convivenza di pluralità, la capacità di ascolto, l’assunzione di un ruolo individuale in un gruppo. Se si guarda lo spartito per un coro ogni singola voce dice poco, ma è nell’insieme delle voci diverse che si crea la potenza di un brano. Questo non si ferma a livello della musica, ma diventa una modalità relazionale e sociale: l’ascolto e il dialogo, l’incontro tra voci diverse si trasformano in apertura verso altre realtà con cui collaborare.

Quali sono i prossimi progetti in cui venirvi a conoscere?

Questo autunno torneremo a Bologna per festeggiare il nostro compleanno a Bologna con 4 eventi dedicati ai 4 elementi: fuoco, acqua, terra, aria. Sono iniziati con l’evento di ottobre al Cassero dedicato al fuoco e proseguiranno con le visite guidate dell’8 novembre a Palazzo Pepoli in cui il tema dell’acqua unirà la storia della città e la fluidità della queerness. Il 4 dicembre per il World AIDS Day coinvolgeremo anche le Mondine di Bentivoglio al Cinema Perla, legandoci al tema della terra, della concretezza che unisce le lotte per il lavoro e l’attivismo per i diritti civili. I festeggiamenti finiranno il 20 dicembre al Museo della Musica con l’aria, per celebrare proprio la musica come vibrazione e onda sonora.

Un altro progetto a cui teniamo molto è Another Brick, che è nato come progetto con il Centro di Documentazione Flavia Madaschi per raccontare alle classi la storia del movimento LGBT+ e di come la comunità abbia preso coscienza di sé nella lotta per autodeterminarsi. Con le associazioni di Vicenza e Siracusa l’abbiamo trasportato in un progetto di comunità anche grazie al Bando 8 x mille della Chiesa Valdese che ci ha sempre sostenuto e il prossimo anno lo porteremo a Genova e Cagliari, insieme ai cori LGBT+ che stanno nascendo lì.