INCONGRUENZE E OCCASIONI MANCATE NEL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI UMANI DELLE PERSONE INTERSEX IN ITALIA

Dieci anni fa per una conferenza internazionale organizzata presso l’Università di Milano Bicocca scrissi questo report sui primi risultati della ricerca sociologica che avevo progettato e iniziato a realizzare per far luce sulla situazione vissuta in Italia dalle persone intersex o, seguendo la terminologia che ha iniziato ad affermarsi negli ultimi anni, dalle persone con variazioni nelle caratteristiche di sesso (Vcs). 

Il titolo che avevo scelto per quella mia riflessione, basata sui dati che avevo raccolto intervistando persone intersex e operatorз sanitariз italianз all’interno di una cornice internazionale, era proprio l’Invisibilizzazione dell’Intersessualità in Italia.

Mentre cercavo di portare nel discorso accademico e nel dibattito pubblico la questione della medicalizzazione non consensuale e non necessaria su minorenni intersex, indicavo anche alcune delle motivazioni di quella dolorosa e dannosa invisibilizzazione che, nei casi di neonatз con atipicità genitale, operava fin dai primi mesi di vita per condurre la persona a un’estetica anatomica che fosse maggiormente femminile o maschile e che potesse far rientrare l’individuo nella cornice del binarismo di sesso/genere che struttura la maggior parte delle società attuali.

Il protocollo medico dominante, di derivazione statunitense, infatti era, e per lo più continua a essere, quello di intervenire chirurgicamente in età precoce e/o attraverso trattamenti farmacologici anche in assenza di urgenza medica e salvavita. Questo nonostante il movimento intersex internazionale, insieme ad alcunз, seppure ancora pochз, medicз, abbia ampiamente e coraggiosamente contestato sia la scientificità sia l’efficacia di tali interventi, dimostrando gli effetti negativi, generalmente irreversibili, di quei trattamenti e di quelle decisioni prese con il consenso dei genitori o dei tutori legali piuttosto che delle persone direttamente interessate, a causa della loro giovane età.  

Ancora oggi siamo di fronte a un paradosso: maggiori sono le conoscenze scientifiche e biomediche sulla varietà e complessità biologica degli esseri umani anche in relazione al sesso cromosomico, gonadico/ormonale, anatomico, maggiori sono le pratiche che vengono attuate per l’eliminazione e la cancellazione di quelle diversità. 

Nel corso di questi 10 anni il movimento intersex internazionale si è esteso e rafforzato facendo grandi passi in avanti, riuscendo a far arrivare le proprie istanze e rivendicazioni presso gli organismi competenti nazionali e internazionali, ottenendo alcune importanti prese di posizione, tra cui l’ultima in ordine di tempo è stata la dichiarazione congiunta stipulata a Vienna lo scorso ottobre durante il 45th Human Rights Council e sottoscritta da più di 33 nazioni tra cui l’Italia. 

Il nostro paese ha, dunque, recentemente firmato un documento in cui afferma che è necessario «proteggere l’autonomia delle persone intersex, adulte e minorenni, e il loro diritto alla salute, e all’integrità fisica e mentale, così che possano vivere libere dalla violenza e da pratiche dannose». 

Quella stessa Italia che soltanto nel gennaio dell’anno scorso era stata esaminata durante la 80a sessione del Comitato per i diritti del fanciullo (Crc) e, a fronte di domande specifiche sulla situazione dei diritti umani intersex e della loro violazione a causa di interventi irreversibili e non urgenti sui corpi dei/delle bambinз intersex, non aveva saputo rispondere se non liquidandoli come «procedure terapeutiche sanitarie» per poi cambiare argomento (o, ancor peggio, confondendo le due ben diverse questioni) parlando dei minori con varianza nell’identità di genere. 

Le contraddizioni evidentemente non mancano e anche se sappiamo che oggi un numero sempre maggiore di medicз anche italianз comincia a prendere posizione apertamente contro procedure precoci e non necessarie, nella maggioranza dei casi e degli ospedali tali procedure continuano nel nascondimento e nel silenzio generale. 

Appena pochi giorni fa, il 4 novembre, la Camera ha approvato la legge sulle misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità (nota come legge Zan, ndr), una legge necessaria che auspichiamo venga confermata in Senato, ma che porta con sé una grande lacuna, ovvero non menziona, e quindi invisibilizza, ancora una volta la realtà delle persone con Vcs. 

Invece sarebbe bastato molto poco: aggiungere la dicitura «variazioni nelle caratteristiche di sesso», poiché il termine “sesso” presente nel testo (e nel titolo) purtroppo non è ancora inclusivo delle variazioni intersex, essendo pensato e concepito in maniera binaria e dicotomica, femmina/maschio. 

Eppure anche in Italia esistono organizzazioni serie che si occupano di diritti umani delle persone intersex da anni, organizzazioni miste composte da persone intersex ed endosex, come Intersexioni e Intersex esiste, che lavorano per superare l’invisibilità, formare sul tema, cercare di far modificare le linee guida e i protocolli medici e che, in casi come quello suddetto, andavano e andrebbero consultate con attenzione. 

* In questo articolo ho usato la schwa (con i simboli ə per il singolare e ɜ per il plurale) per cercare di evitare l’uso del maschile sovraesteso e superare la declinazione binaria di genere. La schwa inoltre, come scrivo nell’Introduzione all’Antologia multidisciplinare su intersex, offre la possibilità di aprire, sia nel testo scritto sia nel parlato, alla varietà delle identità di genere e dello spettro di sesso tramite un fonema che tra l’altro è già in uso in alcune forme dialettali del nostro paese.