HONG KONG, DEMOCRAZIA E DIRITTI LGBT+

Salvaguardare l’indipendenza di Hong Kong è l’unica speranza per la comunità LGBT+

di Matteo Bassetti

Nel 2017, le autorità cinesi hanno proibito la diffusione di contenuti che ritraggono momenti di intimità omosessuale online e in televisione. Da agosto 2019, la popolazione di Hong Kong sta scendendo in piazza, lottando per mantenere la propria indipendenza dal regime cinese. La lotta delle piazze di Hong Kong è fondamentale per i diritti delle persone LGBT+.

Il 9 Giugno 2019, un milione di persone sono scese in piazza, chiedendo l’abrogazione di una legge che consente l’estradizione in Cina per gli accusati di alcuni reati. Una settimana dopo, il 16 Giugno, hanno manifestato due milioni di persone. La popolazione totale di HK è di circa sette milioni di persone. Negli ultimi mesi, le proteste sono continuate a cadenza almeno settimanale. La polizia ha represso i manifestanti, usando in modo sproporzionato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, manganelli e cannoni ad acqua per disperdere le manifestazioni. Le università occupate sono state assediate dalla polizia, e migliaia di persone sono state arrestate.

Hong Kong è stata una colonia inglese fino al 1997, quando la sovranità sul territorio è stata ceduta alla Cina. Nel trattato di cessione, a Hong Kong sono garantiti un sistema legale ed economico separati rispetto alla Cina per un minimo di 50 anni, con la creazione del modello chiamato «one country, two systems».
In questo modo vengono riconosciuti alla popolazione di Hong Kong i diritti umani fondamentali, tra i quali si contano la libertà di espressione e di stampa, la libertà di religione e molte altre.

Col passare degli anni, però, la Cina ha eroso gradualmente l’indipendenza del sistema politico e legale di Hong Kong. Le manifestazioni degli ultimi mesi sono iniziate in opposizione a un decreto sull’estradizione dei cittadini di Hong Kong in Cina, che avrebbe permesso alla Cina di richiedere l’estradizione degli oppositori politici residenti a Hong Kong attraverso una procedura semplificata, ponendo di fatto fine alla libertà d’espressione.

In questo momento, l’indipendenza di Hong Kong è a rischio, e con essa anche i diritti umani di cittadini e residenti del territorio autonomo.

Il mantenimento dell’indipendenza legale e politica di Hong Kong è fondamentale anche per la comunità LGBT+. Solo attraverso il rafforzamento del principio della legalità e di un sistema giuridico indipendente, la comunità LGBT+ può conservare e far progredire i propri diritti.

Negli ultimi anni, sotto il sistema  «one country, two systems», la comunità LGBT+ è riuscita a ottenere alcuni progressi concreti, anche se la strada rimane certamente in salita. A Hong Kong infatti continuano a mancare leggi sul matrimonio egualitario, sulle unioni civili e sull’omolesbobitransfobia. Le persone trans devono ancora essere sterilizzate per cambiare i documenti, oltre ad attraversare una lunga procedura amministrativa.

Sebbene manchino molte garanzie concrete e fondamentali, le persone LGBT+ sono riuscite a ottenerne alcune per via giudiziaria. Per esempio, nel 2018 la Corte d’appello di Hong Kong ha concesso un visto coniugale a una donna lesbica inglese, riconoscendo quindi parzialmente il suo matrimonio celebrato all’estero. A ottobre 2019, la corte si è invece rifiutata di riconoscere il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Questi due casi mostrano che, per quanto a Hong Kong ci siano ancora resistenze ai diritti LGBT+,  si è aperta una strada per il loro riconoscimento.

Uno dei principi fondamentali del sistema legale a Hong Kong è l’eguaglianza dei cittadini davanti alla giustizia, garantito anche attraverso una legge contro le discriminazioni. Sebbene non includa esplicitamente discriminazioni basate sull’orientamento sessuale ed identità di genere, questo principio è stato usato varie volte per il progresso dei diritti della comunità LGBT+.

La situazione delle persone LGBT+ in Cina è peggiore di quella a Hong Kong. Il sistema repressivo contro le organizzazioni per i diritti umani ha anche portato ad una difficoltà concreta nel miglioramento dei diritti LGBT+. Secondo i dati raccolti dall’Ilga (pag. 130), le autorità cinesi vietano alle organizzazioni LGBT+ il permesso di registrarsi ufficialmente. Senza tale riconoscimento da parte delle autorità, le attività di queste organizzazioni e dei loro membri vengono considerate illegali. Negli ultimi anni, alcune cause per discriminazione sono state vinte da persone LGBT+, ma non sembra che abbiano portato a un cambiamento concreto alla vita delle persone LGBT+.

La censura inoltre ha proibito ogni rappresentazione di scene di intimità fra persone dello stesso sesso sia in televisione che online. Di fatto, tutti i tipi di rappresentazione LGBT+ sono stati vietati da un decreto. Nel 2018, il social Weibo è stato difatti ‘ripulito’ di ogni contenuto e thread a tematica LGBT+.

Per concludere, sotto il regime cinese, l’avanzamento dei diritti della nostra comunità non sembra possibile né imminente. A differenza dalla Cina, a Hong Kong esiste invece la possibilità di portare avanti una battaglia politica e legale per l’avanzamento dei diritti LGBT+: per questo motivo è fondamentale che le comunità LGBT+ facciano propria la lotta per la democrazia e per l’indipendenza del sistema legale e politico che la popolazione di Hong Kong sta portando avanti.

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