
Archivio Luki Massa, Volantino del Circolo culturale lesbico Tiaso, 1984, b. 1, f. 1
C’è un momento nei quasi trenta minuti di Luki. Appunti di visibilità lesbica, la videoinstallazione a cura dell’Associazione Luki Massa con la regista Chiara Ronchini, un momento che arriva in tuttə ma in un punto diverso per ognunə. È quello in cui la portata del lavoro di Luki Massa giunge a noi che guardiamo, a dieci anni dalla sua morte e a quasi cinquanta dall’inizio del suo impegno come attivista, e rivela la coerenza e la ricchezza della sua lotta politica per l’esistenza lesbica perché, come dichiara Luki stessa in un discorso, «solo la maggioranza riconosciuta può permettersi una lotta non identitaria».
Gli appunti – fotografie, video, documenti, elaborati grafici, agende, note manoscritte dall’Archivio Luki Massa – scorrono accompagnati dalla voce stessa di Luki, in campo e fuori campo. Vediamo i suoi inizi con il Tiaso, le Settimane Lesbiche, il collettivo Visibilia che ha poi prodotto Immaginaria, la nascita dell’associazione Fuoricampo, il primo (e unico) convegno in Italia dedicato a Audre Lorde, la direzione artistica di Some Prefer Cake e Divergenti; ma anche i suoi cortometraggi, i backstage casalinghi, le fotografie intime con le persone care (e le amatissime gatte) e quelle, insieme ai video, delle manifestazioni (dalla rete Facciamo Breccia ai Pride) e degli eventi pubblici in cui era coinvolta come operatrice culturale.
Per Ronchini, in tutto ciò che ha fatto Luki c’è anche questo, «l’importanza di aver costruito un archivio personale, che è anche l’archivio di un movimento, che nasce dalla sua capacità di dare valore all’immagine, grazie alla quale ha messo da parte i materiali che permettono a noi di ricostruire oggi un racconto visivo di quegli anni».

Archivio Luki Massa, Cartolina di Fuoricampo Lesbian Group, grafica di Luki Massa, b. 2, f. 7
È difficile circoscrivere Luki in un ruolo solo, professionista, attivista, o artista, sarà per questo che preferiva una parola macedonia “artivista” per descriversi, ma guardandola è facile desiderare di trovarsi lì con lei alla partenza di un corteo, durante le prove di una scena di Split, in assemblea. Chi l’ha conosciuta e ha condiviso gli stessi avvenimenti potrà cercarsi nelle tante fotografie e nei video che li documentano, perché quella di Luki era un’esperienza collettiva, una rete privata e politica che si teneva tutta, dalla Puglia a Parigi, da Bologna a Milano, ed essere vicina a Luki significava farne parte come filo essenziale. Ho sentito, da chi le era molto amica, che non si poteva essere amiche di Luki e non occuparsi in qualche modo di politica lesbica, ma vorrei aprire ancora di più lo spazio: credo che non si potesse essere amiche di Luki senza desiderare di fare politica lesbica, e forse questi Appunti lasceranno a tantə di coloro che non l’hanno conosciuta lo stesso desiderio. Se non per l’attraente gioia lesbica diffusa da ogni fotogramma, perché ascoltare la sua voce inconfondibile parlarci di visibilità, rivoluzione, identità, intersezionalità con linguaggio accessibile e grande capacità comunicativa, potrebbe addirittura convincerci che si possa essere comprensibili e incisive senza perdere di complessità. E questo non sarebbe possibile senza il suo archivio «da utilizzare come attivatore per il futuro, non per conservarne la memoria con nostalgia». Dice ancora Ronchini che «questi materiali hanno una grande potenza: lavorandoci mi sono venute mille idee in molte direzioni diverse e questo non sembra possibile nei nostri movimenti ora, perché abbiamo perso questa capacità di archiviazione, gli appunti su carta non esistono più, non conserviamo più niente».

Archivio Luki Massa, Cartolina di Some Prefer Cake – Bologna Lesbian Film Festival, IV edizione, 3-5 dicembre 2010, b. 22, f. 17
Sempre un passo avanti, sempre oltre il pensiero comune (ché anche nell’attivismo Lgbtq+ c’è un pensiero comune), la generatività di Luki, costante di tutta la sua vita, è ora nell’archivio che ha composto per noi, insieme «alla sua capacità di visione, che dovremmo fare nostra».
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