JEUNE JULIETTE

(CAN, 2019, 97” –  V.O. SOTT)

di Caterina Campisi

Leggerezza. La commedia canadese Jeune Juliette, programmata da Gender Bender per le 21.00 di questa sera al Parco del Cavaticcio, incarna il concetto come declinato da Calvino nelle sue Lezioni americane: «Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore»

Anne Émond – regista classe 1982 – esamina temi potenzialmente pesanti e difficili da trattare senza mai angosciare, planando appunto sulla vicenda: vediamo la sua giovane protagonista Juliette affrontare la dura vita adolescenziale e liceale in modo per lo più ingenuo e sfacciato; una vita con maggiori difficoltà per chi, per qualche motivo, si allontana dai canoni e dalle regole della società normata. 

«La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione» continuava Calvino. È proprio ciò che la regista e sceneggiatrice dà prova di saper fare con abilità quando tratta argomenti come il fat shaming, il coming out, i disturbi dello sviluppo, l’ambiente liceale esclusivo, il bullismo, un’adolescenza segnata dall’abbandono materno. 

La zona d’ombra che Jeune Juliette descrive è la stessa in cui s’inseriva la narrazione di Caterina va in città di Paolo Virzì ormai diciassette anni fa, pur interpretandola in modo completamente diverso: il crudele passaggio all’adolescenza segnato dalla continua tentazione dell’omologazione per sottrarsi all’emarginazione. 

Jeune Juliette è una grintosa commedia body positive, aggiornata, approfondita, mai banale o superficiale. Qui il sapiente uso del genere brillante conferma il suo ruolo privilegiato di ficcante osservatorio di critica sociale, di narrazione a tuttotondo, dimostrando che si può evitare di far ricorso ai lirismi di quello drammatico per sviluppare in maniera puntuale temi sensibili, senza perdere il gusto per una messinscena sprizzante in cui anche il colore ha un compito fondamentale.

Immagine nel testo da emiliaromagnacreativa.it

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