Di certo non mette di buon umore concludere l’estate e sentir dire che questa, forse, è l’ultima estate come ce le ricordiamo nella nostra infanzia. Non che ci volesse molto ad ammetterlo, se l’Europa ha bruciato per mesi fino a 300.000 ettari di foreste, in Nepal rischiamo di superare le seimila persone affogate sotto metri di fango e ghiaccio franato, e dobbiamo stare in guardia da cosa l’Oceano Pacifico ci regalerà questo inverno.

È pensiero diffuso ormai, e lo si può ammettere alquanto candidamente, che come umanità, quantomeno nei nostri obiettivi più o meno immediati, abbiamo fallito: si era detto nel 2015 a Parigi di trovare un modo per stare sotto un grado e mezzo di aumento delle temperature e invece se continuiamo con questo comportamento da gnorri si rischia di raggiungere i tre entro la fine del secolo. A scanso di equivoci, comunque, meglio ricordare che il contributo specifico di ogni singola persona non è uguale in questo risultato deprimente, ma è sempre e comunque una questione di classe nelle cause e di razza nelle conseguenze.

Un aspetto non di poco conto riguardo questo scenario, che riguarda tutti gli altri assi di oppressione, è che facilmente innesca un circolo vizioso: il peggioramento climatico e ambientale favorisce più facilmente determinate frange politiche, che non hanno dimostrato finora granché attenzione per le conseguenze dei propri disegni propagandistici, e il risultato è un ulteriore peggioramento del sistema. Ossia, più affondiamo, più si tende a destra, alla destra spinta che rigetta il moderno, che vuole l’azione immediata, che dà risposte facili all’uomo frustrato.

E qui arriviamo al cavallo di Troia di cui in testa: quel neonato partitino dell’uomo forte che, fingendo di intercettare il malumore generale, prova a far rientrare dalla finestra ciò che credevamo di aver lasciato fuori dalla porta. Mentre si registrano otto femminicidi in nemmeno due mesi, c’è ancora chi impugna i dati ministeriali per gridare che non esiste alcuna emergenza, con una malafede difficile da ignorare. E intanto ci si sente raccontare quanto fosse  bello il patriarcato del mare nostrum: basta avvicinare una conchiglia all’orecchio per sentire, in lontananza, l’eco del solito “QUANDO C’ERA LVI.”

Perché ormai è innegabile che questa gente dimostra di possedere molto della nebulosa ur-fascista. Che poi prenda soldi da altre figure della stessa galassia non cambia molto. Al massimo ci tiene ancora sul chi va là, perché se c’è una cosa che alla specie umana fa paura è andarsene con uno sfavillante spettacolo pirotecnico.

In tutto questo, ciò che mi causa più rabbia, è non riuscire ad andare a letto la sera pensando, citando Giorgio Gremaschi, che certa gente dovrebbe ricominciare ad avere paura.

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