Abbiamo fatto una chiacchierata con il Gruppo Trans per scoprire NuTra, lo sportello nato in collaborazione con l’USL di Bologna che risponde ai bisogni specifici della comunità, un servizio pionieristico di prevenzione e supporto nutrizionale specchio delle reali esigenze collettive, capace di dimostrare come la prevenzione e la salute pubblica possano (e debbano) essere costruite dal basso.
Come è nato il progetto NuTra e quali necessità ha cercato di soddisfare?
Nasce dalle esigenze intercettate durante i nostri incontri e servizi. Da un lato, c’era il bisogno di un’attenzione nutrizionale specialistica e informata sulla nutrizione rivolta a persone che assumono terapie ormonali (e per le persone trans e non binarie in generale); dall’altro, la prevenzione dei DCA (disturbi del comportamento alimentare) tramite un servizio peer-to-peer offerto da un’associazione trans.
Confrontandoci con il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’USL di Bologna è nato NuTra: uno sportello dedicato alle persone trans e non binarie e ai bisogni nutritivi specifici di ogni soggettività, dove il personale sanitario è formato da noi e applica un protocollo di visita co-progettato. Come associazione, monitoriamo il servizio attraverso i feedback diretti.
Attraverso il vostro lavoro di ascolto e i sondaggi interni, quali dinamiche o pattern ricorrenti avete osservato nel rapporto tra transizione e alimentazione?
Questo legame è quasi del tutto ignorato dalla ricerca scientifica e i centri per i DCA non registrano i dati sull’identità di genere. Solo di recente il tema sta diventando argomento di ricerca negli USA. Per questo, insieme all’USL, abbiamo lanciato un sondaggio regionale per mappare dove si intersecano esperienza trans e abitudini alimentari.
I pattern emersi ci hanno spinto a lavorare sulla prevenzione e a creare un un progetto dedicato, specialmente contro le indicazioni alimentari fai da te che spesso arrivano da endocrinologhə o personal trainer.
Queste indicazioni hanno diversi problemi: non provengono da nutrizionisti professionisti, ignorano l’approccio di body neutrality e la relazione con il proprio corpo, non considerano l’impatto e i dosaggi delle terapie ormonali e spesso non sono diete plant-based e rispettose dell’ecosistema.
In che modo il servizio si differenzia rispetto a un ambulatorio nutrizionale tradizionale? Cosa rispondete a chi vede in questo servizio una “riserva” ingiustificata per un gruppo specifico?
Rispondiamo che la sanità pubblica crea da anni servizi mirati per intercettare bisogni specifici: pensiamo alle unità mobili per persone senza dimora o ai progetti per la maternità delle persone straniere o a quelli per l’isolamento nell’anzianità. NuTra funziona allo stesso modo. La comunità trans ha esigenze particolari, come l’interazione tra alimentazione e terapie ormonali, determinati pattern comportamentali o specifiche modalità di aggancio al servizio. Senza uno sportello dedicato questi bisogni resterebbero fuori dal sistema sanitario.
Il rischio è che lo Stato si trovi a intervenire solo quando la salute è già gravemente compromessa anziché fare prevenzione, come ad esempio evitare danni di indicazioni alimentari errate combinate alle terapie ormonali. Si pensi, ad esempio, a un eccesso di testosterone dovuto alla combinazione tra una scheda nutrizionale elaborata da un personal trainer e una terapia ormonale non dichiarata: in casi come questo, il sistema sanitario si occuperebbe della salute solo quando la persona sta già male e ha bisogno di cure urgenti. Più si investe in prevenzione, meglio è.
Come è stato accolto questo progetto dalla comunità? Avete riscontrato un aumento della richiesta di supporto?
La ricezione è stata sin da subito molto positiva, le richieste al servizio non sono mai scese. NuTra risponde all’email nutra@gruppotrans.it e il nostro personale si occupa di smistare le richieste.
Lo sportello è accessibile anche attraverso altri servizi interni: i percorsi di affermazione di genere, i centri di alimentazione e prevenzione di altre sedi dell’USL, anche in provincia.
Questo progetto per noi significa tanto, dimostra che la sanità pubblica non deve per forza essere calata dall’alto. Noi stessə siamo quellə che conoscono meglio il nostro corpo ed è giusto indicare alle istituzioni di cosa abbiamo bisogno e come lo vogliamo. Ovvero, un servizio che non ci faccia mai sentire sbagliatə.
Immagine in evidenza: pexels.com

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