Da sempre esiste una divisione tra la mobilitazione di massa del Pride Nazionale e la diffusione territoriale dell’Onda Pride: affrontarne la contrapposizione tocca le radici del movimento queer e la sua evoluzione attuale. Se il Pride Nazionale è stato l’icona della dichiarazione di forza, del grido comune e della visibilità sotto la luce dei riflettori, oggi l’Onda riconosce che il corpo politico della comunità non ha più un unico cuore che batte, ma un sistema nervoso diffuso.
C’è stato un tempo in cui pensavamo che per esistere bastasse riunirsi una volta l’anno, tuttə in un’unica città, incontrandoci per rassicurarci di essere tantə. Oggi non è più un unico grido centrale, ma tante voci. È un’onda che ha sommerso la polvere delle province e l’asfalto delle piccole città. Perché, diciamocelo: che ce ne importa di un solo Pride Nazionale se poi, tornatə a casa, i nostri diritti restano gli stessi?
Se il Pride Nazionale ha avuto dalla sua la possibilità di dimostrare forza numerica e unità, l’Onda permette di portare le istanze LGBTQIA+ dove il pregiudizio è più radicato, fuori dalle bolle rassicuranti delle grandi città.
C’è molta differenza anche tra i singoli pride territoriali. Da un lato la grandiosità delle grandi città, dove spesso il pride è l’ennesima vetrina per sponsor e istituzioni, un pride-washing di chi punta alla propria visibilità o a ripulirsi l’immagine, dimenticando chi, in provincia, non ha ancora una strada sicura da percorrere. Dall’altro c’è l’emozione dei piccoli centri dove, forse, sfilare costa ancora un po’ più di coraggio.
Non c’è dubbio che il Pride Nazionale sia stato fondamentale per la storia del movimento e ad oggi si teme una frammentazione che disperde il messaggio politico, ma spesso più piazze significano più dialogo con i sindaci e più visibilità per chi non può permettersi di viaggiare.
Bisogna ricordarsi che il pride è intersezionale: porta istanze non solo legate alle persone LGBTQIA+, ma anche alla disabilità, all’origine etnica e alle questioni transfemministe, antifasciste e di classe
La differenza tra il Pride Nazionale e le mobilitazioni locali non è solo una questione di numeri, ma il primo ci dice chi vogliamo essere davanti allo Stato e ai diritti che vediamo scivolarci sempre di più tra le mani, le seconde ci ricordano chi siamo quando le luci della parata si spengono, i carri non ci sono più e restiamo solə a lottare con il parroco, il sindaco, il vicino di casa o i bulli del quartiere.
Dobbiamo chiederci, sinceramente, se stiamo celebrando una vittoria o se stiamo solo moltiplicando le feste.
Anche se le piazze sono tante e diverse tra loro, il battito è lo stesso. L’Onda Pride non annulla l’importanza di un momento nazionale, il Pride non è più un giorno sul calendario, ma una marea che sale in ogni angolo del Paese.
Immagini dell’articolo: Margherita Caprilli
Perseguitaci