Il pensiero di Nick Walker, teoricə e docente non binary, è tra i più influenti nello sviluppo del concetto di neuroqueer. Walker è autore dell’omonimo sito divulgativo neuroqueer.com e insegna presso il California Institute of Integral Studies. 

Ha pubblicato nel 2021 Neuroqueer Heresies: Notes on the Neurodiversity Paradigm, Autistic Empowerment, and Post Normal Possibilities, uscito in Italia alla fine del 2025 da Edizioni ETS col titolo Neuroqueer. Autismo e futuri postnormali. Il testo è una raccolta di saggi precedenti (ed eventualmente rimaneggiati per attualizzarli) o scritti ad hoc: un vero e proprio manifesto di militanza che ricostruisce l’evoluzione del pensiero di Walker a partire dal paradigma patologico della neurodiversità, per il quale avere l’autismo è una condizione patologica, compromettente dal punto di vista sociale, e si spera transitoria – concetto che Walker smonta in ogni suo aspetto pagina dopo pagina fino a parlare di intersezionalità della neurodiversità con tutti gli altri livelli di oppressione; innanzitutto quello dell’identità di genere.

È infatti proprio su questo aspetto identitario che Walker insiste maggiormente, ribadendo che l’essere – e qui va sottolineato tale verbo – neurodivergenti è un aspetto imprescindibile della propria identità, non un capro espiatorio su cui far ricadere qualsiasi impedimento sociale, e sicuramente non una fonte di pietismi, infantilizzazioni o sovradeterminazioni. Al contempo, Walker condanna aspramente la neuronormatività e rivendica la libertà di espressione delle persone neurodivergenti al pari della libertà di espressione per persone di genere non conforme o razzializzate, notando in secondo luogo come tali piani di oppressione possano intersecarsi e produrre stereotipi tramandati nella stessa letteratura medica.

Il tutto si traduce in un testo ben compartimentato, con tematiche ben distinte e introdotte spesso da contestualizzazioni ai motivi e ai periodi di stesura dei singoli saggi.  Nell’edizione ETS è apprezzabile l’utilizzo di ogni strumento di accessibilità possibile, a partire dalla scelta di font di più facile lettura per persone dislessiche.

Unica mancanza è la scarsità di riferimenti alle persone neurodivergenti cognitivamente compromesse, su cui il dibattito è in ogni caso complesso e ben lontano dall’essere esaurito, per cui questo vuole più essere un augurio a future integrazioni sull’argomento che una critica. In ogni caso, la tematica al centro del testo offre spunti di riflessione tutt’altro che improvvisati o superficiali.

Anzi, tutto il contrario.