“Ehi, cosa cerchi?”: potrebbero essere queste le giuste parole per iniziare a parlare di Photo sur demande – romanzo d’esordio di Simon Chevrier, vincitore del Prix Goncourt premier roman 2025. In fin dei conti, è questa la domanda di rito che apre le chat su Grindr del protagonista di questo libro. Dopo la rottura con Thibaut, Simon non riesce proprio a staccarsene: le sue giornate sono interamente dedicate alla ricerca consolatoria e bulimica di un piccolo momento di svago con i ragazzi della piattaforma. Simon deve fare però i conti con i modelli e le categorie imposte dall’applicazione: inizia così per gioco una corsa alla scelta della foto perfetta per il suo profilo. A poco a poco, le ore di allenamento in palestra aumentano, così come i momenti trascorsi di fronte lo specchio in cui Simon flette e contorce il suo corpo nelle posizioni più disparate per far apparire sullo schermo un corpo ideale: magro, tonico e glabro.
Al bisogno di un po’ di affetto, il romanzo intreccia il ritratto di una generazione di Millennials costretta a fronteggiare la crisi economica e del mercato del lavoro. Simon è un giovane studente universitario a Parigi che fa fatica ad arrivare a fine mese: fra le pagine, si accumulano le numerose candidature inviate su LinkedIn e Indeed, quasi tutte rifiutate per mancato allineamento del profilo o perché i nuovi orecchini di Simon non sono giudicati appropriati dagli uffici delle risorse umane (troppo poco etero, insomma).

Allora, Simon decide di iscriversi su Giton, una piattaforma per sex worker grazie alla quale riesce per un po’ a coprire le spese mensili. Come in brevi flash, il romanzo cattura gli squarci di vita dei suoi clienti: le storie di Georges, Anton, Valentin e Alexis raccontano la grigia realtà di alcune persone queer che, ingabbiate nel senso di colpa e nello stigma di una sessualità non in linea con i modelli eteronormativi, non trovano altro spazio per viverla se non dietro le tende serrate della stanza di un motel.
Poi arriva febbraio 2020, lo scoppio della pandemia, la morte del padre, e Simon si trova costretto a tornare a casa: durante le giornate interminabili nella sua camera d’infanzia, Simon ha l’impressione di non saper più chi sia davvero. Tutto finisce per convergere nella fotografia di Daniel Schook che Simon vede per la prima volta a casa di Thibaut: nell’immagine di questo ragazzo queer immortalato da Peter Hujar negli anni ’80, Simon proietta tutto ciò che vorrebbe essere. Parte allora l’inchiesta: Chi è davvero Daniel? Qualcuno l’ha mai conosciuto o esiste solo sulla carta stampata? È qui che la forza narrativa del romanzo si acuisce attraverso il racconto visuale di un’interiorità lacerata che non lascia spazio a una retorica impregnata di pathos. Al contrario, l’autore riesce, attraverso dei segmenti testuali profondamente visuali, a tradurre i moti interiori del protagonista che trovano la loro massima espressione nel carattere frammentario della narrazione. Ogni paragrafo è infatti diviso da un asterisco ed è proprio in quello spazio bianco, che allontana le lettrici dalla voce di Simon, che si alimenta il desiderio di ritrovare sé stessi e rimettere insieme alcune parti della propria storia.
Con la sua scrittura delicata, Photo sur demande si colloca così tra quei rari testi capaci di incrinare l’obiettivo della macchina narrativa per restituirci lo scatto contemporaneo di soggettività queer sospese fra capitalismo, narrazioni eteronormative e modelli di bellezza irraggiungibili.
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