NOTHING TO LOSE

di Elisa Manici

Il festival Some prefer cake dedica la prima proiezione dell’edizione 2018 alla prima europea del documentario australiano Nothing to lose, di Kelli Jean Drinkwater, regista, artista poliedrica e fat activist australiana. L’opera è la versione registicamente raffinata del sottogenere dei film documentari che è il making of. Segue, infatti, la produzione, dai provini al debutto, dell’omonimo spettacolo di teatro danza che ha debuttato al Sydney Festival nel 2015, diretto da Kate Champion, importante coreografa e AD australiana, per il quale la stessa Drinkwater ha fatto da consulente artistica. Il film ci mostra, classicamente, scampoli delle storie delle 7 persone protagoniste di cui 2 uomini,  alcune con un training di danza alle spalle, altre alla prima esperienza, ma tutte grasse, tutte queer, e tutte molto consapevoli del portato politico dello spettacolo.

Nothing to lose, niente da perdere, gioca con un doppio senso che è non solo un gioco linguistico, ma diventa un essere dentro o fuori dal recinto della conformità, e con essa dell’accettazione sociale. Niente da perdere perché vai bene così come sei, grassa, all bodies are good bodies, etc. Niente da perdere perché sei così abituata a sentirti rifiutata e offesa, che scegliere di mostrarsi non potrà, letteralmente, peggiorare di molto lo stigma sociale che già aleggia su di te.

La forza del film è proprio usare una struttura classica per veicolare un messaggio (ancora) dirompente: la forza, l’eleganza, la potenza dei corpi grassi. La cui rappresentazione in quanto tali, certamente, esisteva da ben prima sia dello spettacolo che del film, con una differenza fondamentale, che evidenzia una delle danzatrici: “Non è rivoluzionario nel mio mondo, perché vado continuamente a vedere i miei amici grassi fare performance negli spazi queer. [Nothing to lose] è rivoluzionario nel suo essere sul palcoscenico di un teatro mainstream”.

La coreografa Kate Champion dichiarava, in una conferenza stampa del 2015, di cui vediamo uno stralcio anche nel documentario: “Non riguarda la salute, non è un freak show, e sto cercando di non essere guidata dalla politica”. Certo, la parte artistica c’è, e si percepisce tutta, ma la politica è inevitabile, quando si fa entrare dalla porta principale una minoranza stigmatizzata in un ambito, come la danza mainstream, che le è sempre stato precluso.

Drinkwater affermava, poco prima del debutto dello spettacolo: “Creativamente, Nothing to lose è la cosa più grande che io abbia fatto. Ma questo non riguarda solo uno show – continuava -: per me è il rappresentare le persone grasse in un modo che sia autentico e rispettoso, e io non voglio fotterlo. Desidero che le persone che vivono in un corpo come il mio vengano via dallo spettacolo sentendosi empowered, e sane, e apprezzate. Voglio che  Nothing to lose – concludeva – aiuti a umanizzare le persone grasse, e che noi performiamo uno show perfetto, il che significa che potremmo iniziare a vedere più corpi grassi sui palcoscenici più prestigiosi”.

Il punto è: riuscirà questo gioiellino a scalfire in minima parte l’enorme grassofobia delle lesbiche italiche?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Foto: Some Prefer Cake

Scheda del film

Programma del Festival Some Prefer Cake 2018

 

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3 pensieri su “NOTHING TO LOSE

  1. Vlad ha detto:

    un corpo molto grasso non è bello fisicamente, un corpo formoso lo è, un corpo nello non ossuto lo è. e una donna lesbica o etero che non è attratta da persone grasse ha tutto il diritto di non esserne attratta non è grassofobica. Ci sono corpi maschili e femminili fisicamente più belli di altri in linea di massima vediamo di accettarlo.

    • Vlad ha detto:

      chi è grasso non va certo offeso ma non volere fare l’amore con qualcuno perchè non ci attrae il suo fisico non è una offesa ma un diritto di tutti/e

      • Vlad ha detto:

        nello= snello

        ma non volere fare l’amore con qualcuno perchè non ci attrae il suo fisico non è una offesa ma un diritto di tutti/e, e questo ovviamente vale per chiunque a prescindere dalla corporatura, se io mio fisoco esile non piace a una donna lei ha tutto il diritto di rifiutarmi, non è esilofobica

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