IL MITO OMERICO DEI DUE GUERRIERI ACHEI IN UNA VERSIONE PER YOUNG ADULTS

La natura della relazione tra Achille e Patroclo è dibattuta da millenni: da migliori amici ad amanti, chiunque racconti la loro storia le dà una sfumatura diversa, rendendoli, a volte, anche consanguinei. Nel romanzo La canzone di Achille, Madeline Miller non lascia spazio all’interpretazione. Attraverso gli occhi di Patroclo, i due eroi sono raccontati come anime gemelle che neanche la morte riesce a separare. Se infatti il racconto inizia molto prima delle vicende raccontate nell’Iliade, con l’esilio di Patroclo a Ftia, allo stesso modo non si conclude con la morte di Patroclo, voce narrante, ma investiga l’Ade e la connessione tra l’anima di Patroclo, non ancora sepolto, e Achille, ancora in vita.

«Eravamo come dei all’alba del mondo e la nostra felicità era così abbagliante che non potevamo vedere altro che noi», sono parole lontane dall’immagine dei fieri guerrieri achei che la tradizione vorrebbe. Per gran parte del libro, Achille e Patroclo non sono altro che adolescenti innamorati alla vigilia di una guerra a cui sono costretti a partecipare, con una profezia inevitabile che pende sulle loro teste come una spada di Damocle. Sono anche due ragazzi alle prese con il primo amore, ostacolati da Teti, la madre di Achille, e dagli altri guerrieri, che reputano disonorevole il loro legame. Non è una relazione ultraterrena, utopica o idealizzata: è disseminata di dubbi e incertezze che la rendono reale e tangibile, per quanto sia possibile per una storia ambientata in un mondo così antico.

Il punto di forza della narrazione, che permette di attrarre il pubblico LGBT+, soprattutto quello più giovane, è quanto sia facile ritrovarsi nella relazione di Achille e Patroclo. Il tentativo di avvicinare personaggi tanto lontani alla nostra realtà, pur mantenendo l’aura di magnificenza dovuta all’ambientazione e al racconto della guerra, si traduce in una caratterizzazione che rende i due protagonisti estremamente simili a dei semplici ragazzi. Nel momento in cui l’amore tra i due sboccia, la grandezza a cui sono destinati e la guerra a cui devono prendere parte hanno tanta importanza quanta ne hanno i loro sentimenti. I tentativi di separarli e ostacolare la loro relazione, in modo che Achille rimanga concentrato sul suo futuro da guerriero, li costringono a contrastare le loro famiglie e le aspettative degli altri. Tanto la loro crescita personale che quella della loro relazione rimangono verosimili per l’intero romanzo, pur adattandosi alle esigenze della trama. Se gli avvenimenti sono quelli mitologici del ciclo omerico, il modo in cui vengono affrontati e superati sono quasi completamente umani, come a voler rimarcare la normalità dei guerrieri coinvolti.

È anche vero che, in alcuni punti, il romanzo non è del tutto fedele agli scritti omerici, adottando decisioni discutibili. Tra tutte, quella che più fa storcere il naso è che Patroclo non diventi a sua volta un guerriero, il che lo fa apparire svariate volte come la “donzella in pericolo” della situazione. È una scelta che mira a rendere il suo personaggio più mite, quasi a fare da mediatore tra Achille e la crudeltà della guerra, ma che lo priva di una parte fondamentale della sua identità. È anche un tentativo di renderlo più moderno, facendolo combattere con l’astuzia e il coraggio, in contrasto alla forza bruta di chi lo circonda. Allo stesso tempo, la dimensione della guerra sembra paradossalmente quasi secondaria, spostando l’attenzione del lettore sulle relazioni umane e le strategie politiche.

Come promette il titolo, più che un romanzo di guerra è una canzone cavalleresca, incentrata su una storia d’amore che non ha niente da invidiare alle fiabe. La relazione tra Achille e Patroclo è una delle poche a venir considerata pura e senza secondi fini, tanto da essere equiparata all’amore tra Ettore e Andromaca con un velato riferimento al celebre passaggio omerico del saluto dei due sulle mura di Troia. Il sentimento che unisce i due eroi achei è descritto come infallibile e inevitabile, diventando quasi l’unica certezza in un mondo incerto e bellicoso: «Lo riconoscerei anche solo dal tocco, dal profumo, lo riconoscerei anche se fossi cieco, dal modo in cui respira, da come i suoi piedi sferzano la terra. Lo riconoscerei anche nella morte, anche alla fine del mondo». Ed è il loro amore che li rende eterni, impossibili da dimenticare anche una volta morti.

Immagine in evidenza realizzata da Ren Cerantonio. Immagine nel testo da Amazon