VELOUR

NON PIÙ INSENSIBILE E INDIFFERENTI

di Irene Russo

Negli ultimi anni la rappresentazione della comunità e delle pratiche Bdsm nei media sta crescendo: superata la patologizzazione di 50 sfumature di grigio (2015) si è arrivati a Bonding (2019) che, pur tentando di ritrarre in maniera quanto più realistica Tiff, scade nuovamente nel ritratto di una dominatrice cinica e anaffettiva che ignora concetti come limiti e consenso, nuclei fondanti della comunità.

Il corto Velour, presentato alla dodicesima edizione di Some Prefer Cake, festival del cinema lesbico bolognese, descrive il percorso di guarigione di Valentina (Lauren T. Mack) dal peso della recente aggressione ricevuta, sotto la guida di Mistress Velour (Neena De Ville).

«Volevo che Velour fosse delicato, accurato e sensuale» afferma la regista Miranda Marziano e il senso di cura che vuole esprimere si declina sia nella fedeltà della rappresentazione di Mistress Velour, (forgiata consultando la stessa Neena, dominatrice professionista), sia nella narrazione della storia di Valentina: «Ci sono tantissime descrizioni dolorose e violente di aggressioni sessuali nei media (…) Volevo che il film più psicologico e meno violento… più sensibile all’esperienza di Valentina. Invece di focalizzarmi sull’aggressore, volevo ruotasse attorno alle sensazioni di lei, in quel momento» racconta la regista in un’intervista per Woman In Revolt.

L’aspetto più interessante del corto è però che alla passata patologizzazione della tematica Marziano risponde evidenziando il vero effetto terapeutico del rapporto tra Valentina e Velour: alle dominatrici raffigurante come insensibili e indifferenti la regista contrappone la necessaria empatia della mistress nell’accettazione e nel superamento del passato di Valentina.

Immagine nel testo da mirandamanziano.com

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