UN GAY ROMANCE TRA COWBOY DURANTE LE FESTE DI NATALE

Trasmesso negli USA da Paramount Network (in Italia al momento è ancora inedito), Dashing in December ripropone in chiave gay il più classico schema narrativo dei Christmas movies: Wyatt (Peter Porte) lavora a New York nella finanza e, dopo anni di assenza, torna a casa in Colorado per le feste con l’obiettivo di convincere la madre Deb (Andie MacDowell) a vendere il ranch di famiglia, rovinando a tutt* l’atmosfera natalizia come un perfetto Scrooge. A fargli cambiare idea sarà l’aitante tuttofare del ranch Heath (Juan Pablo Di Pace) che, una volta superate le iniziali incomprensioni e diffidenze reciproche, lo aiuterà a ricordare le sue radici, far pace con il lutto mai elaborato per la morte del padre, riscoprire lo spirito del Natale e, ovviamente, trovare l’amore.

Il regista e sceneggiatore Jake Helgren è dichiaratamente gay, così come i due attori principali, dettaglio non secondario sia in fatto di sguardo autoriale sia rispetto al dibattito attualmente in corso sui ruoli interpretati al cinema e in tv dalle persone LGBT+. Helgren ha realizzato Dashing in December come «una lettera d’amore» a Brokeback Mountain, cult movie tratto dal romanzo breve del Premio Pulitzer Annie Proulx, ambientato nell’omofobo Wyoming degli anni ‘60, mettendo in scena il finale che avrebbe voluto vedere per i protagonisti Ennis e Jack. Il TV movie prodotto dagli MTV Studios è infatti un gay romance tra cowboy ambientato durante le feste di Natale, con tutto il corredo country di stivali, cappelli stetson, cinturoni, line dance e cavalcate in mezzo a paesaggi montani sconfinati, senza però la componente drammatica del film diretto da Ang Lee. A differenza dei mandriani tormentati interpretati da Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, Wyatt e Heath vivono serenamente out of the closet in un contesto familiare e sociale accogliente dove il loro orientamento sessuale non è affatto un problema, anche se viene ricordato come il Colorado non sia esattamente tra gli stati più friendly degli USA.

Rispetto agli standard estremamente puritani e de-sessualizzati dei Christmas Movies, Dashing in December ci regala una scena sexy quando Wyatt in boxer incrocia per caso Heath appena uscito dalla doccia, ancora bagnato e con indosso solo un asciugamano. Poca roba, penserete voi, eppure, come sottolinea ironicamente un articolo del New York Times, questa breve sequenza fa sembrare Dashing in December il Cruising degli Holiday Movies.

A chi storce il naso rispetto all’assoluta prevedibilità della trama vale la pena ricordare che per il pubblico dei Christmas movies conta soprattutto il confortevole e rassicurante effetto di evasione dalla realtà che riescono a fornire, più che la ricercatezza della regia o della scrittura. Diversamente non si spiegherebbe l’imperituro successo e la continua produzione di film che paiono fatti con lo stampino (solo quest’anno, tra i vari canali e piattaforme streaming, se ne stimano in totale ben 115 nuovi). Al netto delle polemiche di qualche sparuta associazione di famiglie bigotte, la risposta del pubblico statunitense alle pellicole natalizie con protagoniste coppie gay e lesbiche uscite quest’anno si è rivelata più che positiva: secondo Hallmark Channel, tv via cavo leader nel mercato degli Holiday Movies, il mese scorso la première di The Christmas House ha attirato più di due milioni di spettatori, mentre Happiest Season è al momento il film originale Hulu ad aver ottenuto più visualizzazioni in assoluto nel weekend di debutto sulla piattaforma di streaming. In rete e sui social si sprecano racconti di sincera commozione, sia di spettatrici e spettatori, sia delle persone che hanno lavorato sui set, di fronte alla rappresentazione delle storie d’amore queer all’interno di un genere fino ad ora rigorosamente etero; devo confessare che anche io ho versato qualche lacrima durante la sequenza del ballo lento tra Wyatt e Heath, in cui si respira tutta l’autentica emozione della prima volta.

Indubbiamente resta ancora molto da fare sul piano dell’inclusione delle persone trans* e non binary, mentre qualche passo in avanti è stato finalmente compiuto per quanto riguarda la questione etnico/razziale (in Dashing in December sono presenti diversi interpreti latini e afroamericani sia tra i protagonisti principali che tra i comprimari). Per citare le parole della regista e co-sceneggiatrice di Happiest Season Clea DuVall, vogliamo ottimisticamente sperare che i Queer Christmas Movies che stanno caratterizzando questo Natale siano solo «l’inizio di qualcosa di più grande» per la rappresentazione delle persone LGBT+.

Immagine in evidenza da advocate.com e immagine nel testo da wikipedia.org