Parlaci di te e del tuo percorso artistico: da dove parti?

Ho iniziato a disegnare come la maggior parte dei miei coetanei: scarabocchiando per noia. Quando mi sono iscritto in Accademia per studiare grafica d’arte ed illustrazione, sono entrato a contatto con tantissime realtà diverse, sia interne che esterne all’ambiente accademico – come il Catania Pride, Zona di Prova e la Falla stessa. Sono ancora un giovane studente e la mia formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Catania è stata ciò che mi ha permesso principalmente di conoscere meglio il mondo dell’illustrazione e capire cosa realmente desidero fare del mio percorso.
Un progetto che sicuramente mi ha dato molto è stato quello della realizzazione dell’artwork del Catania Pride 2026. Nonostante avessi già fatto volontariato come illustratore per gli ambienti queer catanesi è stato estremamente formante per me lavorare a stretto contatto con i designer ed illustratori della sua plenaria: senza il loro supporto non ce l’avrei fatta.

Come è stato l’approccio al tema del poster? Da cosa sei partito per elaborarlo?

Siccome il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza è particolarmente delicato e rappresentarlo risultava proprio una bella sfida, ho pensato fosse necessario parlare con diverse persone AFAB a me vicine che avessero più esperienza di me sull’argomento. L’IVG mi è stata descritta (siccome non ne ho mai avuta alcuna) come un’impronta sul corpo e sulla mente di chi l’ha eseguita. Rappresentare una procedura medica che è, purtroppo, spesso eseguita senza empatia e cura mi è risultato parecchio difficile. Le tipologie di intervento a cui abbiamo difficile accesso in Italia sono progettate da un sistema che non ha alcun interesse nello sviluppare alternative che rendano l’IVG il meno traumatica e spaventosa possibile. Sappiamo bene come il patriarcato ignori la ricerca sulla salute delle donne, infatti le modalità di IVG più diffuse non sono pensate per essere gentili sul corpo e per alleggerire la mente di chi le compie.
Avevo il terrore di non riuscire a trovare alcun gesto d’amore di cui poter parlare, ma per fortuna ne ho qualcuno: resistere e combattere.
Resistere e combattere contro un sistema patriarcale che vuole sfiancarci, violando i nostri corpi e ignorando il nostro consenso con tutti gli strumenti a sua disposizione. Tutto ciò richiede tremenda forza, non arrendersi è un grande gesto d’amore – per sé stessə e per chi verrà dopo di noi.
Perciò, se il poster potesse parlare, direbbe:
“Questa è casa mia e decido io come deve essere. Non mi importa quanto voi vogliate strapparmela via, quanto voi cerchiate di vandalizzarla, non l’avrete mai.”

Quali sono gli elementi fondamentali del tuo stile artistico? Hai dei soggetti o temi che ti piace particolarmente trattare?

Sono un amante delle tinte piatte e un tratto tondo e non manca mai nelle mie illustrazioni.
Uno dei temi a me più cari è quello dell’identità. Realizzo molti, come li chiamo io, Ritratti Invisibili: cioè, ritratti che raffigurano tutti quegli aspetti intangibili delle persone soggetto dei miei disegni. Sono parecchio difficili da fare, più conosco la persona più adoro realizzarli.
Mi consola fondere corpo e mente in un unica creatura in cui ogni aspetto del nostro carattere è visibile e a nudo, soddisfa il mio grande bisogno di relazioni umane sincere e senza filtri.
Poi, ironia della sorte, il parto è un’altro tema che, da persona genderqueer AFAB, mi ha sempre evocato forti emozioni. Infatti credo non sia una coincidenza che il tema del poster abbia attirato la mia attenzione.
Mi ha sempre affascinato vedere che forma abbiamo quando non siamo ancora niente. Quando realizzo un Ritratto Invisibile penso molto spesso a come non siamo nulla e nessuno prima di diventare qualcuno.

Qual è il tuo viaggio dei sogni?

Il mio viaggio dei sogni? Il viaggio nel tempo. Voglio sapere che ne sarà di noi esseri umani; se penso al fatto che c’è la possibilità che non ne verrò mai a conoscenza ne sono sia contento che deluso.