Lisa Vannini all’anagrafe, Ellevi per lə amicə e per brevità, non vuole essere ricordata dalla storia, viene da Bergamo ed è tornato lì dopo tanto vagare tra Irlanda, Giappone, Venezia e non solo. Dopo la laurea in giapponese, ha studiato illustrazione e animazione all’Idea academy di Milano e lavorato nell’animazione fino alla pandemia. Dal 2020 circa si è concentrata sull’illustrazione, lavorando molto anche per i mercati esteri, mentre pubblica anche su Instagram vignette e progetti personali più queer e fantasy, raccontando ogni tanto anche qualche aneddoto dalla sua vita nonbinaria e asessuale.
Ti abbiamo chiesto di creare un contraltare aromantico al poster di febbraio dedicato a San Valentino, che celebrasse tutto ciò che di bello si può vivere al di fuori delle relazioni. Come hai elaborato il poster? Da quale idea sei partito e come l’hai sviluppato?
Sin dall’inizio ho pensato che nel gruppo degli asessuali italiani, a cui partecipo da vari anni, spesso capita di chiedersi: “Morirò da solə, come farò ora che ho scoperto questa parte di me?”. Soprattutto se magari si arriva a riconoscersi in questa identità più avanti, dopo matrimoni falliti o relazioni che non soddisfano perché si deve sempre soddisfare l’altrə in una relazione normativa. Quindi ci si sente finalmente capitə ma si ha anche paura. Volevo mostrare la possibilità di creare una vita piena e contenta, perché l’amore può essere anche quello per la vita in sé. Partendo dalla mia esperienza ho disegnato quello che per me è pienezza, raccontando però anche come la normatività allosessuale sia rumorosa e quanto spazio prenda nella quotidianità, rischiando di metterci in un angolo. Questi discorsi occupano gran parte del poster, ma il focus non è lì, loro sono anche in grigio, mentre io nella mia isola felice con la mia micia sono a colori. Per rendere l’idea del brulicare ho preso ispirazione anche da Keith Haring, un padrino della comunità queer.

Hai parlato di gruppi di persone Ace molto variegati: com’è il rapporto tra le generazioni?
Sicuramente persone giovani e persone oltre i 50 portano esperienze diverse, spesso lə giovani si riconoscono nella comunità queer anche per altri tratti, magari sono trans* o bi+, e hanno un vocabolario già formato. Se invece chi è più grande non ha queste conoscenze e almeno all’inizio c’è una disomogeneità di discorsi che crea scompiglio, in realtà porta una grande capacità di essere presente nelle necessità concrete. Per me se vogliamo vivere in comunità che siano davvero villaggi di cura, non possiamo pensare che tutte le persone si somiglino e ci somiglino, creando bolle pulite e perfette, tutte le diversità presenti contribuiscono ad arricchire anche quando magari c’è un conflitto di opinioni.
Quando si parla di aromanticismo e asessualità c’è spesso l’idea che non siano realmente identità discriminate, perché questa cosa non è vera? Come la lotta asessuale può arricchire la lotta queer?
Secondo me l’esperienza aroace aiuta molto ad ampliare il concetto di consenso ricordando che libertà sessuale è anche libertà di non fare sesso. La domanda “quanto la relazione sessuale/romantica grava sulla tua costruzione dell’identità” aiuta a decostruire l’idea che la differenza tra relazione d’amicizia e romantica sia la presenza o meno del sesso: cosa succede quando una delle persone o entrambe in una relazione non desiderano fare sesso? L’aromanticismo pone in discussione tanto quanto le identità poli il coppia-centrismo che ha un retroscena molto capitalista: perché si pensa di essere solə se non si è in una relazione romantica? Le gerarchie relazionali interiorizzate involontariamente portano le persone a non riconoscere quell’abbondanza di cui parlavo e che a volte c’è già. Per quanto riguarda l’assenza di discriminazioni, vorrei ricordarne una che è proprio tipica delle persone asessuali, cioè l’infantilizzazione derivante dall’idea che diventi adultə quando fai sesso o hai una relazione romantica.
Qual è la tua festività preferita?
Halloween, che implica l’arrivo della mia stagione preferita: l’autunno e l’inizio dell’inverno, un periodo un po’ liminale che nell’anno mi piace in particolare.

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