FEMINIST ART

OGGI ALLE 18.30 SOME PREFER CAKE E ORLANDO PRESENTANO IL NUOVO FUMETTO DEL DUO GRANDE-ROSSETTI

di Elisa Manici

Fresco di stampa – è uscito infatti ai primi del mese – il fumetto Feminist art (Centauria, 2020) arriva oggi ad animare il primo dei due incontri dal vivo dell’edizione 2020 del festival di cinema lesbico Some prefer cake, che in questi giorni strani per gli umani ha deciso di non saltare l’anno, regalando invece al suo pubblico visioni on line gratuite dal 19 al 26 settembre.

La presentazione è una collaborazione tra Spc e Fucsia summer festival, organizzato dall’associazione Orlando, e Human rights nights. Giulia Sudano, presidente di Orlando, ed Elisa Coco, presidente dell’associazione Luki Massa che organizza Spc, dialogheranno con la sceneggiatrice Valentina Grande e la disegnatrice Eva Rossetti alle 18.30 di oggi, 20 settembre, nel giardino Lavinia Fontana (presso il Centro delle donne di Bologna, in via del Piombo 7).

Feminist art è un’operazione non scontata, almeno per il medium del fumetto: non è una semplice addizione di biografie di artiste, ma prova a raccontare che cosa sia la feminist art e, per farlo, si serve anche degli squarci biografici di tre artiste significative e di un collettivo, facendocene intravedere le vite colte in momenti di svolta.

E così il grande pubblico, in un lasso di tempo che va dagli anni ’60 agli anni ’80, può fare conoscenza con Judy Chicago, Faith Ringold, Ana Mendieta e con le artiviste Guerrilla Girls, una selezione rappresentativa di nomi con cui approcciarsi per capire questa intersezione tra arte e attivismo che si è sviluppata negli Stati Uniti. Come spiega Grande nella prefazione, la feminist art «non è l’arte realizzata da donne, non è un movimento che si differenzia per scelte tecniche o forme innovative, ma è un movimento artistico e politico in cui le artiste erano attiviste per i diritti delle donne e utilizzavano l’arte come mezzo di lotta».

Il duo Grande e Rossetti aveva già partorito il graphic novel biografico Il mio Salinger (BeccoGiallo, 2017), anch’esso incentrato su un momento particolare (e dimenticato) della vita dello scrittore americano. Questo meccanismo narrativo in Feminist art viene ripreso e reso molto più complesso, con l’intrecciarsi della biografia collettiva del movimento delle donne, l’arte, le rivendicazioni sociali e politiche che diventano anche artistiche, il partire da sé, pietra miliare della pratica femminista che le artiste prese in esame applicano con maestria alle loro creazioni.

Da un punto di vista grafico, Rossetti dà il meglio di sé nelle pagine in cui va oltre lo schema tradizionale del layout di pagina o trascina l’immaginazione di chi legge con disegni a pagina intera. Particolarmente interessante la soluzione – forse pensata per aggirare un problema di copyright – di far capire il senso delle opere citate delle autrici, penso per esempio a The dinner party di Judy Chicago, attraverso disegni che facciano comprendere il tema, lo stile, il senso dell’opera, pur non riproducendola. Un’interpretazione citazionista e postmoderna che proprio in quanto tale crea a sua volta un’immagine nuova, tutta di Rossetti.

Feminist art, prima opera nel suo genere a uscire in Italia, è adatta a pubblici diversi: a chi riguardo alla produzione artistica di queste donne straordinarie è neofita, e a chi già la conosce ma desidera il plaisir simple di sentirsi raccontare tutta in fila una storia che già conosce.

Chiunque voi siate, godetevela.

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