Come canta il Ken Ryan Gosling nella colonna sonora di Barbie (2023): «Can you feel the Kenergy? Feels so real, my Kenergy», sembra essere sempre più chiaro che esista un’energia da Ken/maschio alfa, stereotipata e patinata nel film, ma anche piuttosto presente nella realtà: la cosiddetta manosfera, l’onda di fondo che alimenta commenti e pensieri di una virilità che si professa esasperata da non si sa bene cosa.

La manosfera è un insieme eterogeneo di spazi virtuali (forum, blog, social) popolato da uomini che diffondono visioni antifemministe, misogine, non senza una punta di omofobia e tendenzialmente contrarie all’emancipazione delle donne. A volte la si chiama maschiosfera o uomosfera, ma il concetto è lo stesso: luoghi online in cui trionfano il machismo reazionario avvinghiato al vittimismo e ad un (ingiustificato) senso di persecuzione.

Secondo lo studio britannico Young people in the time of covid 19 a fear and hope study of 16-24 Years olds, la metà dei giovani uomini arriva a pensare che il femminismo sia andato troppo oltre. Risultato: i ragazzi ripetono a scuola slogan della manosfera e persino bullizzano compagne e insegnanti. Insomma, quella dell’uomo vittima è ormai una narrazione dominante in alcuni ambienti e, con termini giusti come cuck (dall’inglese cuckold, cornuto, ovvero un maschio mediocre, non alfa, che ha fallito) o femoide (dispregiativo per femminile-umanoide), crea una nuova lingua segreta compresa solo da chi ha deciso di assumere la pillola rossa (sì, proprio quella di Matrix) e di vedere l’orribile realtà femminista che tutto permea.

La manosfera non è un movimento omogeneo ma una specie di ecosistema che comprende gruppi come gli MRA (Men’s Rights Activists), che contestano le rivendicazioni femministe in difesa dei diritti maschili; i MGTOW (Men Going Their Own Way), che evitano relazioni con le donne considerandole fonte di problemi; i PUA (Pick-Up Artists), che vendono tecniche di seduzione basati su una visione competitiva dei rapporti affettivi; e gli INCEL (Involuntary Celibates, subcultura protagonista della serie Adolescence, Netflix 2025), uomini che attribuiscono le proprie difficoltà relazionali a presunte ingiustizie sociali. Pur con differenze anche significative, questi gruppi condividono spesso una lettura conflittuale dei rapporti di genere e puntando a promuovere un ruolo di dominanza.

In tutto questo, un punto che mi ha colpito molto della manosfera è che uno dei suoi pilastri si basa su una teoria poi smentita dallo stesso ricercatore che l’aveva resa popolare. Il maschio alfa, tanto celebrato da guru della seduzione e influencer, nasce da studi sui lupi in cattività degli anni ‘40 poi smentiti da osservazioni successive sui lupi in natura, a partire dal biologo David Mech, che hanno mostrato che i branchi sono unità familiari cooperative e non gerarchie dominate da un leader aggressivo. Nonostante ciò, il mito sopravvive nell’immaginario della manosfera, anche perché amplificato dagli ecosistemi digitali. Social media e algoritmi favoriscono la circolazione di contenuti simili, alimentando echo chambers in cui risentimento, misoginia e narrazioni obsolete si rafforzano e raggiungono un pubblico sempre più giovane.

Numerosi rapporti, inoltre, collegano esplicitamente le rivendicazioni manosferiche alla cultura dell’odio e alla misoginia che penalizza anche l’identità LGBTQIA+, ad esempio, la recente ricerca Anti-gender ideology and the depiction of lesbian in the manosphere ha evidenziato come segmenti della manosfera siano associati a un’ideologia anti-gender che combina antifemminismo e atteggiamenti tendenzialmente lesbofobici.

Il quadro è chiaro: la mascolinità fragile propria della manosfera emerge come fenomeno che si nutre di paure di perdita di status e che, quanto più genera scandalo, tanto più guadagna popolarità e denaro. Negli anni recenti, molti documentari e inchieste hanno portato alla luce queste dinamiche: ad esempio, nel documentario Inside the Manosphere (Netflix 2026), Louis Theroux segue alcuni influencer che promuovono idee radicali e ne mette in luce le logiche economiche, mostrando come scandalo, attenzione e monetizzazione siano spesso strettamente intrecciati.

Come difendersi? Ho cercato di attuare un primo meccanismo di difesa parlando del fenomeno senza diffondere i nomi di chi cerca di promuovere queste teorie online: è fin troppo facile trovarli, e non vale la pena contribuire a farlo. Ma il punto principale è che l’unico modo per tutelarsi da queste e altre dinamiche sociali è sviluppare un vero e proprio pensiero critico algoritmico, cioè la capacità di comprendere come i sistemi digitali influenzano ciò che vediamo online. Non basta usarli: bisogna interrogarsi su perché mostrano certi contenuti, quali logiche di attenzione e monetizzazione li guidano e quale ruolo giocano nel capitalizzare sulle nostre insicurezze e fragilità. Non ultimo, la vera Kenergy da coltivare è la forza di modelli di mascolinità collaborativi e sani che vedono le altre persone come pari, non come prede né come minaccia, modelli che – anche se non troveranno posto nella dorata «casa villa mojo dojo di Ken» – ci possano aiutare a gestire con serenità e consapevolezza le relazioni sociali quotidiane.