SHENGNU

DONNE DI SCARTO

di Alba Lóriz

Avere dai 27 anni in su e non essere sposate: queste sono le due caratteristiche che definiscono le shengnu, in cinese letteralmente “donne di scarto”: scarto del matrimonio eterosessuale, si intende.

Per la maggioranza provenienti da aree urbane e con un alto livello sociale, economico e scolastico, il loro essere single contrasta con il familismo tradizionale cinese, secondo i cui valori la famiglia è la priorità e tutti gli adulti dovrebbero sposarsi a un’età considerata ragionevole.

Il termine shengnu ha cominciato a diffondersi verso la metà degli anni Ottanta ed è diventato popolare fino al punto da essere considerato parola dell’anno nel 2007, quando è stato introdotto nel vocabolario nazionale dal Ministero dell’ Educazione cinese. A livello globale, si è divulgato specialmente con la viralizzazione, nel 2016, di una campagna pubblicitaria in formato di breve reportage audiovisivo realizzato da un marchio giapponese di cosmetici di lusso, che ne ha offerto una visione strumentalizzata a mezza strada fra una leggera critica, un’apparente difesa dell’empowerment femminile e un finale edulcorato, adatto ai fini pubblicitari. Lo spot riesce comunque a far intravedere le forti pressioni sociali verso le giovane single da parte della famiglia. Pressioni che però vanno oltre, coinvolgendo anche amici, colleghi, studiosi di scienze sociali, l’industria del matrimonio e alcune branche del governo, e che portano spesso le donne a situazioni di fobie, ansia o rinuncia a progetti personali. 

In questo senso, negli ultimi anni si è creata una forte cultura del matchmaking, con la crescita dell’industria del matrimonio e iniziative della società e del governo. Oltre ai crescenti guadagni di questi servizi, sia in presenza che online, in alcune città come Pechino o Shanghai sono emersi veri e propri mercati degli scapoli, dove i parenti e amici delle shengnu le pubblicizzano con annunci in cui si includono informazioni come foto, il loro stipendio, la loro formazione o le loro abilità come casalinghe. I media ufficiali cinesi hanno sviluppato sondaggi sulle donne di scarto e hanno pubblicato parecchi articoli, presentandole come un fenomeno sociale problematico per il quale si suggeriscono soluzioni. Alcuni organi locali del governo cinese hanno dato impulso a iniziative per stimolare i loro matrimoni, e la All-China Women’s Federation, istituzione statale per l’uguaglianza di genere, spinge le shengnu a sposarsi con indicazioni quali «non essere schizzinose nella scelta di marito», o «avere in mente che la formazione non le rende attraenti per il matrimonio», anzi il contrario, perché durante gli anni in cui avviene invecchiano.

Facciamo un esercizio di rovesciamento di genere e poniamo l’attenzione sul fenomeno dei shengnan o uomini di scarto: uomini single – in questo caso senza una precisa frontiera di età – che a differenza delle shengnu appartengono in maggioranza alle aree rurali del paese e a livelli socioeconomici più bassi. Nel 6th National Census (2010), si è calcolato che nel gruppo di età fra i 30 e i 39 anni, c’erano quasi 12 milioni di uomini e 583mila donne non sposati, un dato che si può collegare alla politica del figlio unico, con la quale la ratio#di genere nella nascita è cresciuta, complici gli infanticidi delle figlie femmine, dando luogo a un surplus di 33.3 milioni di uomini nella popolazione nata fra il 1980 e il 2000. Anche se le cifre suggeriscono che il caso dei shengnan sarebbe più suscettibile di essere considerato un problema sociale allarmante, sono le shengnu quelle che sono al centro delle preoccupazioni e delle pressioni sociali e istituzionali.

Questo è soltanto uno degli argomenti che dimostrano come la nozione di “donna di scarto” sia in realtà uno stigma sessista che ricade sulle donne che decidono sposarsi più tardi delle loro madri, oppure che semplicemente scelgono di non sposarsi affatto. Si tratta di un’espressione della misoginia radicata socialmente e istituzionalizzata attraverso la costruzione di un problema sociale, rinforzato grazie a una forte campagna mediatica condotta anche su impulso statale. 

Immagine di copertina beautyandthecity.it

Pubblicato sul numero 52 della Falla, febbraio 2020

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