scritto da Francesco Giovinazzi e Gabriele Puzzo*

I videogiochi sono uno dei media più influenti del XXI secolo, vengono utilizzati quotidianamente da miliardi di persone e possono avere un forte impatto sul modo in cui chi gioca percepisce sé stessə e il mondo. Mentre l’industria videoludica mainstream fa timidi passi avanti nella proposta di personaggiə e narrative non conformi all’eteronorma, è nel vasto oceano degli indie games che le persone queer hanno trovato uno spazio di libertà per esprimere le proprie identità attraverso il game design. In un panorama culturale che relega le soggettività minoritarie in posizioni di sottorappresentazione o errata rappresentazione, i giochi indie permettono alle persone queer di autorappresentare lo spettro delle proprie identità, dei propri desideri e delle proprie esperienze. Il libro The Queer Games Avant-Garde di Bonnie Ruberg parla di un vero e proprio movimento queer radicale, sperimentale e vibrante, che ha il potenziale di rivoluzionare il mondo dei giochi.

Questa avanguardia si muove anche in Italia, dove si vedono fiorire progetti preziosi come quello di non-binary, un videogioco queer di Owof Games, che fa vivere senza filtri a chi gioca l’esperienza di coming out di una persona non binaria. La storia, scritta dalla promettente penna di Marco Spelgatti, ripercorre una vita fatta di duri confronti con la realtà, discriminazione e violenza, ma che culmina in un finale di speranza, comprensione reciproca e amore. 

non-binary non vanta soltanto un comparto narrativo di tutto rispetto, ma anche una concept art estremamente sagace e azzeccata. Nel gioco, lə protagonista viene rappresentatə da una pallina gialla che cammina su una strada. Nei dialoghi, le parole che cercano di ingabbiare lə personaggiə nel binarismo di genere si trasformano in proiettili che cercano  di colpirlə. Ed ecco che espressioni come “stanza dei maschietti”, o “giochi da bambine” diventano ostacoli letali per chi gioca, che dovrà schivarli facendo leva sulla propria prontezza di riflessi. «La scelta deriva dalla volontà di mostrare come il linguaggio ci ingabbia nel binarismo di genere sin dalla tenera età», spiega l’autore Mattia Belletti, «diventando una sorta di bombardamento silenzioso che rende difficile la vita alle persone T*». Il gioco unisce, quindi, il gameplay spietato tipico di videogame come Ikaruga e la scrittura commovente di esperienze come Undertale per creare un bullet-hell narrativo, genere che veicola perfettamente l’esperienza dei vissuti di chi deve schivare i violenti incasellamenti imposti dal proprio contesto sociale.

Sviluppato da Owof Games (team di sviluppo composto daləl già menzionatə Marco Spelgatti e Mattia Belletti) durante la Global Game Jam 2022, non-binary è un esempio virtuoso di come il videogame possa mettere i vissuti e le esperienze queer al centro del racconto, a differenza del panorama videoludico mainstream che le relega solitamente ai margini. Già da tempo ci sono premi per videogiochi contenenti personaggiə il più diversificatə possibile in termini, ad esempio, di etnia o genere. Queste scelte portano sì a creare più personaggiə queer nel panorama videoludico, ma non viene prestata quasi mai attenzione a quello che le loro storie o i loro vissuti possono veicolare. Non è quindi raro trovare personaggiə che di queer hanno l’etichetta, ma si tratta di rappresentazioni corrette soltanto in apparenza. 

È proprio per questo che videogiochi come non-binary, e studi di sviluppo indie come Owof, sono così importanti: dimostrano che una narrazione altra è possibile ed è auspicabile, rendendo il videogioco un potente strumento di impatto sociale


*Francesco Giovinazzi e Gabriele Puzzo sono due volontari della Gilda, che dal 2014 esprime il proprio attivismo proprio attraverso il gioco in tutte le sue forme, promuovendo i giochi da tavolo, i giochi di ruolo e i videogiochi come strumenti di socializzazione, sensibilizzazione e impatto politico. La Gilda si riunisce ogni due domeniche negli spazi del Cassero, con incontri aperti a tuttə. Il gruppo partecipa stabilmente alle principali fiere di settore, è in rete con altre associazioni e case editrici, cercando di dare visibilità alle istanze LGBTQ+ nella comunità ludica italiana. La Gilda al suo interno ha anche un gruppo dedicato al game design e ha sviluppato nel 2018 il suo primo gioco di carte: Lobbies. Per scoprire tutto e rimanere aggiornatə sugli eventi e le iniziative della Gilda, ti invitiamo a seguire questo link: https://linktr.ee/lagilda.