LE TRE LEGGI DEL POMPINO PERFETTO

GUIDA SEMISERIA PER OGNI EVENIENZA

di Pier Paolo Scarsella

Ogni cantore appena appena abile improvvisa sempre i suoi canti secondo l’ispirazione del momento” – Friedrich Wilhelm Radloff

Difficile, anzi dura, trovare nella storiografia, che va dalle kylix (coppe in cui bevevano i Greci nel V secolo a.C.), alle tavole pittoriche realizzate da Jack Vettriano, delle linee guida che cerchino di spiegare come eseguire perfettamente una delle pratiche più diffuse nel nostro globo terracqueo, rimasta sempre legata alla tradizione orale. La fellatio, comunemente detta pompino, è, infatti, uno degli usi e costumi che hanno accompagnato la specie umana nella sua evoluzione, insieme alla masturbazione e al cunnilingus.

Cercando nel mare magnum di trattati presenti, dai cataloghi dell’Archivio di stato del Beirut a tutto ciò che è reperibile su Internet, è possibile imbattersi in centinaia di titoli sensazionalistici come “Cinque infallibili modi per…” o “Una soggettiva per…”.

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Se tutte queste trattazioni portano con sé l’impronta del discutibile e dell’esperienza personale, dobbiamo dunque chiedere aiuto all’oggettività delle scienze, e in particolar modo alla fisica, per enunciare le tre leggi dell’ars oratoria. È da ricordare che se Isaac Newton, nel 1687, pubblicava I Principia Mathematica, nella seconda metà del XIX secolo, gli studiosi Tresca, S. Venant e Levy portarono allo studio dei concetti di “plasticità” e “duttilità” un grande apporto accademico, utile per la nostra ricerca.

Si ricordi sempre che il binomio bocca-pene è composto da due solidi, più o meno rigidi, certo, ma comunque soggetti a proprie caratteristiche plastiche e duttili. Per evitare che essi raggiungano il punto di rottura, durante l’esercizio della fellatio è sempre bene tenere presente il rapporto matematico tra tensione e sforzo enunciato dalla prima legge del pompino perfetto: “Se non ci sta, non lussarti la mascella”.

Seguendo sempre la fisica come strada maestra, passiamo subito alla seconda legge: P2=DC, dove P2 sta per “piacere a entrambi”, D sta per “desiderio” e C sta per “capacità”. Tra tutti questi fattori, quello che gioca un ruolo prioritario è il desiderio, formato da innumerevoli sotto-componenti: l’igiene del pene che sta per ricevere la fellatio, il contesto in cui ci si trova, la frustrazione per l’attesa del reddito di cittadinanza, insomma tutto ciò che potrebbe far scemare il raggiungimento del piacere.

8688672342_c4fec74375_nUltima, ma non per importanza, è la terza legge dell’ars oratoria che, come il terzo principio della dinamica, tristemente ci ricorda che a ogni azione corrisponde una reazione, ponendoci davanti a un male ineluttabile: non importa quanto ti sia prodigato o prodigata nell’eseguire il pompino perfetto, sappi che dall’altro lato ci sarà, nella maggior parte dei casi, un maschio che appoggiando una mano sulla tua testa vorrà spiegarti come e cosa fare.

È l’irrinunciabile desiderio di mansplaining e di comando che vanificherà ogni tuo sforzo d’eccellenza. Ma la fisica sta lavorando per risolvere questo problema, non temere.

pubblicato sul numero 39 della Falla – novembre 2018

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