Elisabetta Della Toffola, di origini friulane (Udine), classe 2000, frequenta il terzo anno del corso di Fumetto e Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Oltre ad aver realizzato per La Falla il poster del mese di dicembre, collabora stabilmente con la redazione in veste di illustrat*. 

Ci vuoi raccontare un po’ del tuo stile e delle tue influenze artistiche?

Sono ancora in una fase di forte sperimentazione e definirei il mio stile fluido. Le maggiori influenze provengono dal fumetto underground e dal manga, in particolar modo da quello fantascientifico e cyberpunk.

Che significato ha per te la tua arte?

Ho sempre sentito il bisogno di disegnare per esprimermi, mettere in evidenza gli stigmi della società che mi/ci colpiscono, dal sessismo alla malattia mentale. Questo è anche il motivo per cui ho deciso di collaborare attivamente con La Falla e mettere la mia arte al servizio della collettività.

Parliamo un po’ del poster: in che modo hai reinterpretato l’iconografia del Natale? A quale universo simbolico hai attinto?

Sono partit* dalla rappresentazione cristiana del presepe, utilizzando uno stile classico e pulito per richiamarla, ma contaminandola immediatamente con altre tradizioni e simbologie. Mi riferisco soprattutto a quella nordica e in parte profana di Babbo Natale con la slitta, le renne e gli elfi, e a quella dei krampus (demone costretto a servire San Nicola dopo la sconfitta subita contro di esso), diffusa soprattutto nelle zone di lingua tedesca. L’ho infine totalmente rovesciata con la rappresentazione delle due Madonne, del libro nella mangiatoia, e della falce e rossetto al posto di cometa e angelo.

Spiegaci più nel dettaglio, se ti va, queste ultime interessanti scelte.

La rappresentazione delle due Madonne e del libro mirano a stravolgere l’idea della donna come madre e moglie, propongono l’idea di una donna indipendente e non legata in maniera indissolubile alla figura maschile. La scelta della falce e del rossetto come fonte di luce opposta a quella della cometa e dell’angelo si ricollega a uno dei simboli più amati del transfemminismo bolognese, creato a suo tempo da Lorenzo Q Griffi per l’allora Antagonismo gay.

Un’ultima domanda prima di lasciarci: cosa vogliono dire per te le feste? E come invece te le immagini e le desidereresti trascorrere?

Per me, come per molte altre persone, le feste vogliono dire conflitto, sono un momento critico in cui viene imposta una tradizione a cui non si crede necessariamente. Vorrei che invece fossero vissute come un reale momento di tregua dai conflitti generazionali, ideali e politici; e soprattutto mi piacerebbe che le feste fossero slegate dall’idea della famiglia biologica e legate a quella d’elezione: amic*, persone scelte con cui trascorrerle in un contesto simile a quello che ho voluto creare nel poster. Forse un po’ sacrilego, ma di certo molto vario e conviviale: un’allegra s-famiglia.

Pubblicato sul numero 60 della Falla, dicembre 2020