EDITORIALE #36

di Vincenzo Branà

Forse ricorderemo questi giorni come quelli del pop-corn: l’infelice battuta di Matteo Renzi che accoglie l’ipotesi di un ritorno della Lega al governo con l’eccitazione di chi si appresta a gustarsi un film, può essere l’occasione per aprire una riflessione sui tempi complicati che il nostro Paese sta attraversando. Non credo ci sia persona, tra quelle ogni giorno impegnate nella battaglia per i diritti civili e sociali, che esulti nel vedere le camicie verdi insediate a Palazzo Chigi. E nemmeno il contrappeso del M5s, ammesso che di contrappeso si tratti, sembra poterci consegnare un po’ di serenità. Perché se è vero che è stata Chiara Appendino, sindaca del M5s a Torino, a dare il via alle registrazioni all’anagrafe dei figli delle Famiglie arcobaleno, non possiamo dimenticare la retromarcia dei grillini sulle unioni civili o, appena pochi giorni fa, lo sfratto del Comune di Roma alla Casa internazionale delle donne. Insomma, c’è più di una ragione per essere molto preoccupati. Va detto però che a peggiorare la situazione è proprio la retorica dei pop-corn, declinata in molte versioni. 

Quando lo scorso 17 maggio le associazioni LGBT+ hanno tenuto un presidio in Regione per chiedere l’approvazione di una legge contro l’omotransnegatività, più di una voce, da sinistra, bisbigliava che, se queste mete sono complicate con le maggioranze di centrosinistra, figuriamoci se in Regione vincessero Lega o M5s. Le elezioni sono in programma per l’autunno 2019, tuttavia la prospettiva con cui si fa politica è quella della campagna elettorale permanente: lamentati ma ricorda che se poi vincono gli altri io mi siedo in poltrona e mi gusto i pop-corn. La battaglia per il cambiamento, così, si trasforma nella battaglia per la conservazione, o addirittura nel tentativo di scongiurare la catastrofe. Un cambio di prospettiva marcio, che punta a massimizzare il consenso agitando spauracchi. Una volta l’elettorato bisognava corteggiarlo a suon di promesse, ora lo si spaventa con le minacce. Come se bastasse Salvini a farci desistere dal riempire le strade e le piazze. Illusi.

pubblicato sul numero 36 della Falla – giugno 2018

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