L’Euro Central Asian Lesbian* Community (EL*C) è una rete lesbica femminista e intersezionale, di cui Lesbiche Bologna fa parte, nata nel 2017 per sostenere i diritti, la visibilità e il benessere delle lesbiche in tutta Europa e Asia Centrale. EL*C usa il termine “lesbica” come inclusivo di donne cis, trans e intersessuali e persone non binarie che si autoidentificano come lesbiche, bisessuali e queer. EL*C, in stretta collaborazione con la vasta rete di ONG lesbiche e attiviste lesbiche in tutta Europa e Asia Centrale, raccoglie e analizza tutte le informazioni disponibili sulla lesbofobia, attirando l’attenzione internazionale su casi particolarmente gravi. Nel 2021 ha pubblicato il documento Lesbofobia: una forma intersezionale di violenza, basato sulle esperienze, sui questionari, sui sondaggi e sui casi riportati all’EL*C dal movimento lesbico.

Questo documento(di cui a fine articoli trovi l’unica traduzione in italiano) raccoglie informazioni affidabili sul fenomeno della lesbofobia e sulla situazione dei diritti delle lesbiche in Europa e in Asia centrale, sollecitando le autorità pubbliche a livello internazionale, nazionale e regionale ad agire per affrontare la lesbofobia, la violenza di genere e i crimini d’odio contro le persone LBTIQ. Esso offre un’analisi accurata di come la lesbofobia si manifesta nello spazio pubblico, online e in famiglia; dell’impatto della violenza lesbofoba, dei discorsi e dei crimini d’odio sull’individuo e sulla società; delle lacune della legislazione, della politica e dei media che impediscono di affrontare efficacemente il fenomeno della lesbofobia.

La lesbofobia attinge ai sistemi sessisti ed eteronormati di oppressione ed è quindi una presenza costante e sistemica nella nostra società. EL*C si riferisce alla lesbofobia come a una forma di violenza «intersezionale»: per le lesbiche non è solo l’orientamento sessuale non conforme, ma anche il genere a renderle più vulnerabili a diverse forme di violenza. La lesbofobia, infatti, è una forma specifica di pregiudizio che comprende da una parte lo stigma sull’orientamento sessuale e dall’altra la misoginia e il sessismo. Di conseguenza, le lesbiche sono bersaglio di crimini che non solo mirano a correggerle in quanto donne con orientamento sessuale non conforme, ritenute quindi malate e anormali, ma anche a punirle in quanto donne che non rispondono alle aspettative della società, ai ruoli di genere e agli standard di femminilità.

Negli ultimi anni, la violenza contro le lesbiche è aumentata e ha assunto varie forme che vanno dalle molestie informatiche agli stupri correttivi, dalla violenza domestica ai femminicidi e lesbicidi. La situazione si è ulteriormente aggravata dall’ascesa di movimenti nazionalisti, di estrema destra e anti-gender e dalla pandemia di Covid-19. La violenza contro le lesbiche viene agita ovunque, ma ci sono alcuni spazi maggiormente a rischio, come gli spazi pubblici, gli spazi online e la famiglia. 

Alcune forme di violenza e aggressione sono scatenate dall’apparizione delle lesbiche nello spazio pubblico, motivate dall’intenzione di vigilare e reprimere quei comportamenti percepiti come una minaccia alle immagini stereotipate delle donne e agli standard di femminilità. Dalle testimonianze raccolte è emerso che il problema dell’attraversamento degli spazi pubblici è peggiorato durante la pandemia di Covid-19 a causa dell’aumento di fattori di insicurezza per le donne, come per esempio il vuoto nelle strade.

Dalle indagini risulta che le lesbiche sono più esposte a discorsi di odio online rispetto alle donne eterosessuali. Comportamenti patriarcali e misogini sono frequenti in commenti, post o tweet online e sfociano facilmente in insulti lesbofobici e sessisti, anche per il fatto che la parola “lesbica”, in molte lingue dell’UE, nei motori di ricerca e sui social media, viene associata a contenuti pornografici, incidendo gravemente sulla visibilità di organizzazioni, attività ed eventi che la menzionano specificamente .

L’obbligo sociale dell’eterosessualità, unito alla lesbofobia, contribuisce spesso a rendere le famiglie d’origine un ambiente eterosessista. La violenza qui perpetrata (psicologica, fisica e sessuale) risulta estremamente pericolosa per lesbiche e bisessuali. In alcuni paesi, come in Asia, i matrimoni forzati per correggere l’orientamento sessuale della figlia o sorella sono molto frequenti e supportati anche dalla legge.

Un altro tema importante affrontato nel documento è la violenza all’interno delle coppie lesbiche: uno dei problemi principali è che le vittime spesso non riconoscono la violenza a cui sono soggette e risulta quindi particolarmente difficile raggiungere coloro che necessitano di un supporto. Inoltre, le denunce potrebbero essere ulteriormente sottostimate a causa dello stigma sociale e della paura di un coming out in un ambiente lesbofobico. Infine, spesso le vittime che sopravvivono all’abuso non vengono prese sul serio, né dalle forze dell’ordine, né dai fornitori di servizi.

La lesbofobia è un fenomeno sottorappresentato e frainteso dai media e dalla politica e le misure per affrontare la violenza di genere sono spesso costruite senza tener conto delle esigenze specifiche delle donne non eterosessuali. Le statistiche ufficiali sottovalutano notevolmente il numero effettivo e l’incidenza dei crimini lesbofobici, spesso oscurati dai media che ne travisano la natura, omettendo di specificare che la vittima sia una donna lesbica, bisessuale o non eterosessuale. Inoltre, esistono importanti lacune che ostacolano la prevenzione e l’investigazione dei crimini legati alla lesbofobia, così come il sostegno efficace delle sue vittime.

In molti paesi la legislazione in materia di crimini d’odio non include genere e orientamento sessuale come moventi e non considera la lesbofobia come un’aggravante. Di conseguenza, nelle statistiche sulla violenza contro le donne, il movente lesbofobico non viene riconosciuto dalle autorità né riportato nei rapporti ufficiali, pertanto gli autori dei reati vengono spesso processati secondo procedure che comportano pene ridotte. Anche nei paesi in cui è prevista la possibilità di perseguire i crimini di odio lesbofobico, spesso il movente della lesbofobia non viene riconosciuto, a causa dell’invisibilizzazione dell’identitità lesbica o perché le vittime non si sentono sicure a rivelare il proprio orientamento sessuale a soggetti percepiti come misogini e lesbofobi come le forze di polizia.

La lesbofobia può avere costi sociali molto alti: l’incitamento all’odio ha gravi conseguenze sulla salute mentale delle lesbiche e limita la loro libertà d’espressione; l’intensa esposizione a violenza, molestie e odio ha un grave impatto sul benessere fisico e mentale delle lesbiche, che manifestano più spesso di altre persone istinti suicidi.

Il documento di EL*C si conclude con alcune raccomandazioni. Prima di tutto è necessario garantire che i pregiudizi basati sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e l’espressione di genere siano considerati circostanze aggravanti nella legislazione, tenendo conto del maggiore rischio di violenza per le lesbiche. In secondo luogo, è necessario incoraggiare l’opinione pubblica e i media a rivedere il loro approccio verso i crimini d’odio lesbofobici, assicurando che le identità lesbiche delle vittime non vengano cancellate quando pertinenti al movente del crimine e affinché si presti particolare attenzione al vocabolario utilizzato, evitando il sensazionalismo. Occorre, infine, garantire finanziamenti adeguati, finalizzati a contrastare la retorica e la narrativa lesbofobica, a formare le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie sulla specificità della violenza lesbofobica e a garantire adeguato sostegno alle vittime di questa violenza. 

Federica Piras, Laura Bortolotti e Giorgia Saga per Lesbiche Bologna.


La lesbofobia in quanto violenza strutturale e sistemica va contrastata con azioni che sovvertono in maniera radicale l’attuale situazione. 

Lesbiche Bologna è cofondatrice della rete lesbica Medus3. OsservAzioni sulla lesbofobia il cui obiettivo è mappare i casi di violenza lesbofobica ed elaborare riflessioni politiche e rivendicazioni in merito.

Rilanciamo il nostro invito a compilare il questionario per aiutarci a rendere la lesbofobia visibile retemeduse.it/questionario-lesbofobia.

Immagine 1 e 2 da europeanlesbianconference.org

Clicca qui per leggere e scaricare il report tradotto in italiano da Lesbiche Bologna