NOSTRA SANTITÀ – ROLAND BARTHES

di Valentina Pinza

«Dovrei cercare di capire le ragioni che hanno potuto indurre il Collège de France ad accogliere nel suo seno un soggetto indefinibile nel quale ciascun attributo è, in un certo senso, combattuto dal suo contrario.»

L’esordio nel discorso di ringraziamento di Roland Barthes (12 novembre 1915 – 26 marzo 1980) all’assegnazione, nel 1976,  della cattedra di Semiologia Letteraria al Collège de France, creata appositamente per lui, testimonia i caratteri distintivi di tutta la sua ricerca: il rifiuto di ogni dogmatismo, approccio accademico o conclusione definitiva, e la libertà creativa, «procreativa», come scrisse Eco, della parola, soggetta a profonde e continue svolte di senso. 

L’omosessualità, vissuta tra riserbo e anticonformismo, fu rivelata al grande pubblico solo dopo la morte, alla pubblicazione di alcuni scritti inediti. Ereditiamo la struggente bellezza delle sue opere in bilico tra ricerca critica e sensibilità artistica, e l’intelligenza di «una mente che vede cose, là dove gli altri non le avevano viste».

Pubblicato sul numero 49 della Falla, novembre 2019

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