Al Rivolta Pride di quest’anno, le lesbiche saranno presenti con una carra lesbotransfemminista creata dal desiderio condiviso fra Lesbiche Bologna, il festival Some Prefer Cake e Collettiva Elettronika, con lo striscione «Lesbiche in Rivolta».
Essere al Pride, in tante, insieme e complici, è allo stesso tempo una protesta e una celebrazione. Secondo il report realizzato da Medus3. OsservAzioni sulla lesbofobia, lo spazio pubblico, subito dopo il contesto familiare, è ancora un luogo pericoloso per le lesbiche. Nel report, che aggrega e analizza i dati riportati dai media e quelli ricavati da un questionario, si evidenzia che la forma di violenza più frequente (63% dei casi) è l’aggressione verbale nei luoghi pubblici: «In 1 caso su 10 l’aggressione si è configurata in minacce di morte associate a sputi, inseguimenti o altre forme di intimidazione fisica. Il 49% delle persone riporta episodi avvenuti nel pomeriggio, dunque in pieno giorno. Nella metà dei casi queste aggressioni vengono agite tranquillamente, alla luce del sole»

Sappiamo che ancora oggi le lesbiche vengono umiliate, intimidite, aggredite e uccise in famiglia, nelle scuole, nei parchi e nelle strade, conosciamo la difficoltà che ancora esiste per molte di noi per poter vivere le nostre vite in modo libero, senza doverci preoccupare di cosa penserà la famiglia, di come potremo sopravvivere se i genitori ci cacceranno di casa, di come prenderci cura delle ferite che ci vengono inflitte, di come sopravvivere di fronte all’uccisione delle nostre compagne, come è avvenuto per il lesbicidio di Elisa Pomarelli nel 2019.

Consapevoli di quanto ancora la nostra sopravvivenza non sia prevista, la marcia lesbica al Pride è uno dei modi per tenere alto il grido della protesta e dilagare nelle strade, occupandole. Esistendo e costruendo spazi a misura di lesbiche, protestiamo e ci opponiamo alla violenza, alla discriminazione e all’invisibilità che il sistema eterocispatriarcale si sforza di imporre alle nostre vite. La presenza lesbica al Pride non è una semplice parata, è un’ondata di guerrigliere appassionate che lotta per la sua esistenza e la sua ostentata, irriverente e sfrontata gioia.

La marcia lesbica, oltre che uno spazio di lotta, è anche e soprattutto un momento di celebrazione. «Esse sanno cosa insieme significano», scriveva Monique Wittig nel suo libro Le Guerrigliere. Insieme sappiamo cosa significhiamo, in tutte le nostre possibili espressioni. Guerrigliere, amanti, grappoli di ex, butch, lesbiche trans, femme, lesbiche non binarie, lesbiche politiche, delicate, infuriate, scorbutiche, innamorate, gentili, appassionate, potenti, sguinzagliate e libere. 

I mondi lesbici sanno essere splendidamente variegati e il Pride è un’occasione per rendere le nostre esistenze visibili e luminose. Le lesbiche, come scriveva Nerina Milletti, sono creature fuori della norma che deludono ostinatamente i ruoli di genere e la performatività di genere imposta. Parafrasando il messaggio di Silvia Calderoni nella sua opera affissa da Cheap Festival, così è (se ci pare). 

E quello che ci pare è uscire dall’invisibilità, scopare fra di noi, sposarci, fare figli, vivere in comunità, organizzare ritrovi, girare film, scrivere articoli, diffondere la storia, l’arte, la cultura e la memoria lesbica, prenderci spazi, sfidare i generi e sconfinare sempre e ovunque.

Saremo presenti al Pride per celebrare la nostra potenza e bellezza e goderne insieme, riconoscerci fra di noi, celebrando noi stesse, i nostri corpi, le nostre genealogie e pronunciando ad alta voce i nomi di quante ci hanno precedute, che non saranno dimenticate.

Così è, perché ci pare.

Immagine nel testo da piacenzasera.it