FINE DELLE TRASMISSIONI

COME LA PANDEMIA METTE A RISCHIO L’INTRATTENIMENTO TELEVISIVO

di Attilio Palmieri

Realtà e finzione sono due cose profondamente intrecciate, soprattutto se pensiamo al ruolo dell’immaginario nei cambiamenti sociali e all’importanza delle rappresentazioni di finzione nella costruzione di un immaginario condiviso. Come ha scritto su queste pagine Eugenia Fattori, quello che siamo è profondamente influenzato da ciò che vediamo sugli schermi, e analizzare la rappresentazione costituisce un’operazione di importanza cruciale.

Oggi più che mai il piccolo schermo sta avendo un ruolo di primo piano all’interno non solo della dieta mediale delle persone, ma anche del più ampio insieme delle attività che svolgiamo tutti i giorni in questa straniante nuova normalità causata dal Coronavirus. In un periodo in cui le attività culturali come cinema, concerti e teatri sono tutte sospese fino a data da destinarsi, la serialità televisiva assume una centralità ulteriore, che si aggiunge alla già crescente importanza che ha conquistato negli ultimi dieci anni. Ma che impatto avrà la diffusione planetaria del Coronavirus sulla serialità televisiva? E cosa ci sarà dopo?

Attualmente, tutte le produzioni televisive sono bloccate e a lavorare ancora sono i team che sono in fase di pre-produzione, e quindi ancora lontani dal momento delle riprese perché concentrati sulla definizione dei passaggi di sceneggiatura, o quelli che possono permettersi di ultimare la post-produzione all’interno delle abitazioni private. A subire le prime ripercussioni sono stati però i programmi che vengono trasmessi a stretto giro rispetto alle riprese o che addirittura vanno in diretta come gli show del mattino e quelli serali, che non avendo l’importanza sociale dei telegiornali sono stati in molti casi messi in pausa

La serialità televisiva scripted, grazie anche a tempi di produzione più lunghi, ha materiale originale da mostrare per ancora qualche mese, e infatti sta diventando il rifugio preferito di una grandissima fetta di persone, tanto che Nielsen parla addirittura di un aumento del 60%. Questa enorme crescita è nel breve termine sicuramente un fatto positivo per i player televisivi, anche se non per tutti allo stesso modo. A trarre maggiore giovamento sono le piattaforme di streaming perché consentono una visione totalmente personalizzata circa il quando e il come vedere i propri show preferiti, e tra queste sicuramente a fare man bassa sono quelle che già dominano la competizione dal punto di vista economico, tanto che nei primi mesi del 2020 Netflix ha visto un aumento incredibile dei suoi abbonati.

Per quanto possa portare un’immediata iniezione di energie economiche, questa crescita è però solo apparente e soprattutto temporanea, perché se il lockdown negli Stati Uniti dovesse durare ancora per molte altre settimane, sarà sempre più difficile alimentare un’industria che si basa sulla produzione e la distribuzione perpetue dei propri contenuti. A ciò si aggiunge anche il fatto che si sta presentando una crisi economica di dimensioni ancora incalcolabili e che più passano i giorni di inattività più aumentano le stime degli eventuali danni, soprattutto perché la gran parte della produzione televisiva vive grazie agli investimenti delle pubblicità, i quali potrebbero polverizzarsi da un momento all’altro. È infatti impossibile immaginare cosa succederà alla televisione generalista americana, il cui modello di business si fonda sul cosiddetto double-side market: da un lato le emittenti televisive vendono contenuti al pubblico, dall’altro vendono  fette di pubblico agli inserzionisti pubblicitari. Probabilmente tra lo scenario peggiore (gli investitori potrebbero non tornare più in quel settore) e quello migliore (si investirà con più fame di prima visto il periodo di paralisi) si avvererà una via di mezzo, con conseguenze soprattutto per i soggetti più deboli. A oggi per esempio sappiamo che sono stati rimandati gli Upfront, ovvero quel momento in cui le emittenti presentano e vendono i nuovi progetti originali ai pubblicitari, e questa è senza dubbio una pessima notizia. In questo modo, infatti, salta un ingranaggio fondamentale dell’industria televisiva, un pezzo di un sistema che si regge da decenni su equilibri identici e che ha permesso un minimo bilanciamento delle forze in gioco, che ora rischiano di essere in balia della lotta per la sopravvivenza alle regole di un capitalismo sfrenato.

Per gli amanti della serialità televisiva il futuro purtroppo è davvero incerto, perché una volta finito il materiale già girato e almeno parzialmente già montato, le cose inizieranno a farsi molto critiche. Con ottime probabilità una bella fetta di show che avrebbero dovuto esordire in estate e in autunno sarà cancellata, in particolare quelli su cui si sarebbe dovuto scommettere e rischiare, come quelli realizzati da donne, persone non bianche o appartenenti alla comunità LGBT+. Anche la produzione delle serie più note e prestigiose è stata sospesa a data da destinarsi e al momento non sappiamo quando rivedremo cose come The Morning Show (che ha descritto la tossicità nel mondo dell’intrattenimento in maniera eccellente), Euphoria e Riverdale (che con approcci diversi hanno rappresentato le persone LGBT+ tra gli adolescenti), Grey’s Anatomy (un colosso della TV creato da una donna afroamericana) o The Witcher (fantasy di successo realizzato da una donna).

La situazione italiana non è tanto differente da quella internazionale, perché benché i principali player stiano riscontrando il prevedibile e trasversale aumento di pubblico, le produzioni sono anche da noi completamente ferme. Essendo poi l’industria italiana decisamente meno solida e strutturata di quella americana, la ripartenza potrebbe essere un po’ più difficile. C’è però da riscontrare un lato positivo, ovvero che le serie che arrivano in contemporanea (o comunque a stretto giro) con la trasmissione americana vengono trasmesse senza il doppiaggio ma in versione originale con sottotitoli in italiano, cosa che per una parte di spettatori vuol dire un piccolo sforzo in più ma che garantisce alla lunga una visione più appagante (oltre che filologicamente più corretta) e innesca un processo di alfabetizzazione del pubblico ai prodotti audiovisivi in lingua originale di cui c’è estremo bisogno.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla tv post-Coronavirus? A livello tematico si può affermare che una pandemia di queste proporzioni, capace di chiudere in casa la gran parte degli abitanti del pianeta Terra e di interrompere quasi ogni genere di attività lavorativa cambiando abitudini e comportamenti di tutti, non potrà che essere parte integrante dei racconti a cui assisteremo in futuro.

Secondo il parere di chi si occupa di scrittura e di produzione televisiva, una delle principali convinzioni è che a caratterizzare i racconti seriali del futuro sarà un minore spazio per la cattiveria e il cinismo, che dopo aver occupato gran parte delle storie negli ultimi anni (ma già da un po’ sono meno presenti) lasceranno spazio alla descrizione dei legami personali, messi al centro delle narrazioni come riflesso di questo periodo di distanziamento sociale. Al centro di diverse serie televisive potrebbero esserci persone ordinarie che tirano fuori il meglio di loro stesse alle prese con circostanze straordinarie, situazione narrativa tipica della fantascienza degli anni Ottanta e che nel futuro prossimo potrà essere applicata senza la necessità di piegare le regole della fisica o di immergersi in futuri alternativi. Della pandemia, infine, sarà impossibile non parlare e magari non sarà così frequentemente al centro della storia, ma caratterizzerà tantissimi racconti. Ci sentiamo di dire che i primi show ad arrivarci saranno gli half-hour comedy e dramedy, perché beneficiano di tempi di produzione più brevi e di un format più flessibile che consente di abbracciare i nuovi temi con maggiore libertà.

La serialità televisiva, come tanti altri settori lavorativi, è appesa a un filo e il suo futuro dipende dalla responsabilità di tutt*, e soprattutto da chi ha il dovere di gestire le conseguenze di questa pandemia e di organizzare la ripresa delle attività; perché nonostante oggi ci sembri scontato passare del tempo di fronte ai nostri show preferiti, non dobbiamo dimenticare che questi non nascono dal nulla, ma sono l’esito ultimo dell’impegno e della creatività di persone che hanno bisogno di lavorare in un ambiente sereno e sicuro. 

Foto in evidenza: Youtube

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