Cosa resterà dell’anno appena trascorso nel 2026 che si è appena aperto? 

Sicuramente la consapevolezza che la tregua a Gaza non è una tregua – ma questo lo dicevamo in tempi non sospetti -, viste le oltre quattrocento vittime degli attacchi israeliani, a cui si aggiungono le crescenti violenze da parte dei coloni in Cisgiordania. Ci porteremo dietro l’inchiesta per i presunti finanziamenti ad Hamas, costruita grazie alle informazioni raccolte dall’esercito israeliano nelle sue missioni considerate lecite dall’occidente connivente con il genocidio del popolo palestinese. 

Ci porteremo dietro un doppio standard costante sulle guerre in atto, perché se da un lato sancire la fine delle collaborazioni con le università israeliane che praticano il dual use è scandaloso, dall’altro finanziare le ONG e la resistenza palestinese è terrorismo. Al contrario, per difendere i confini dell’Ucraina violati dalla Russia è lecito alimentare gli eserciti degli stati sovrani, o la difesa, a seconda dei punti di vista. A preoccupare sono i droni russi, non quelli israeliani lanciati in acque territoriali per bloccare la Sumud Flotilla. 

Nel 2026 ci farà compagnia il patriarcato in tutte le sue forme: quella di stato, con l’iter del ddl Valditara che proseguirà e le uscite della ministra Roccella che non mancheranno – «ogni donna che non viene uccisa è un fatto positivo» -; quella mediatica, con le indagini per violenza sessuale su Signorini avviate dopo il j’accuse di Corona, indagato a sua volta per revenge porn, che non sono altro che due facce dello stesso sistema di potere; quella che ha portato a contare altri 95 casi di femminicidi, lesbici e transcidi in Italia, come emerge dall’Osservatorio nazionale di Non Una di Meno.

E la crisi abitativa nelle città, dove è sempre più difficile permettersi una causa per il costo a metro quadro che cresce esponenzialmente come a Bologna? Viene con noi, visto che le misure applicabili sul piano locale sono limitate e da parte del governo non ci sono stati sforzi per arginare il problema. Gli sforzi da parte di Meloni e Piantedosi sono stati invece rivolti alla contrazione dei diritti, delle libertà e del bilanciamento dei poteri dello stato: applicazione sempre maggiore dei decreti sicurezza; riforma della giustizia con la separazione delle carriere; riforma della Corte dei Conti. 

Ultima, ma non per importanza e non perché la lista sia finita, l’emergenza climatica sarà sempre lì, sempre più presente a ricordarci che il tempo per fermare la distruzione del pianeta è finito. 

Quindi cosa ci resta da fare in questo 2026 alle porte? Non ci resta che piangere, per citare Massimo Troisi, oppure mettere insieme tutte le nostre energie politiche e lottare contro il sistema oppressivo capitalistico, imperialista e patriarcale che produce tutto quello che è stato elencato sopra. Allora, se qualcosa dobbiamo portare con consapevolezza nel 2026, portiamoci appresso le strade e le piazze piene di milioni di persone al fianco della Palestina, della comunità LGBTQIA+, delle donne e in difesa del clima. Una battaglia dopo l’altra e soprattutto tutte assieme.