BDSM

Ars erotica tra dolore e piacere

di Nicoletta Landi

Corpi legati in posizioni scomode sospesi a due metri da terra, occhi socchiusi, cera calda che cola sulla pelle, fruste che bruciano interstizi di carne e gemiti che tracciano un confine sempre più sottile e sfuggente tra dolore e piacere.
I molteplici modi attraverso cui vivere la sessualità e giocare con i desideri, le fantasie, le pratiche: ecco ciò che affascina studiosi e studiose ma non solo. Confini sfumati, ambiguità e contraddizioni dell’erotismo: non esistono risposte facili o definizioni scontate.

Lo studio del BDSM è stato il punto di partenza personale per l’esplorazione dell’enigmaticità del sesso, attraverso cui occuparmi dei modi fluidi e dinamici che le persone adottano per costruire, sperimentare e performare la propria sessualità e le proprie relazioni.
“Fare BDSM”, come molte delle persone con cui mi sono confrontata nel tempo tendono a dire, fa spesso parte di più ampi processi attraverso cui definirsi, sperimentarsi come persone e rapportarsi con l’alterità. Anche la sessualità, infatti, costituisce uno spazio di azione e sperimentazione identitaria e relazionale.

In questo caso, si tratta di pratiche che implicano fattori che s‘intrecciano eterogeneamente tra loro. Facendo una sintesi, necessariamente riduttiva e semplicistica, si possono identificare con: il riferimento a un immaginario condiviso fatto di materiali (lattice, gomma, pelle, cuoio) e setting vari (come, ad esempio, nel caso del clinical), l’uso di strumenti e/o di pratiche volte a stimolare e coinvolgere le corporeità in maniera da giocare con le sensazioni di dolore e piacere (corde, fruste, manette) e, infine, la sperimentazione di squilibri di potere tra le persone coinvolte. Naturalmente esiste una serie molto più articolata di possibilità e intenzioni che si realizzano o dovrebbero realizzarsi, però, sempre intorno al concetto di consenso. L’altro acronimo che ritorna spesso nelle parole delle persone che fanno BDSM è SSC (Sano, Sicuro, Consensuale). Chi ama giocare attraverso quella che possiamo concepire – per usare un concetto foucaultiano – un’ars erotica, tende a farlo definendone preventivamente i confini. L’uso di una parola di sicurezza che può interrompere il gioco è negoziata dal/dalla Dominante e da chi si sottomette ancora prima di iniziare una “seduta”.

Davvero pensate che sia il/la Dom a condurre il gioco? In realtà è proprio il/la sub che, dettando le sue regole, stabilisce i limiti dell’esperienza.
Desiderio, potere, sperimentazione. Dolore e piacere si mescolano in uno scambio che, sebbene possa sembrare divida le persone, in realtà le unisce in maniera profonda. Uno schiaffo può allontanare, lacerare, ma anche mettere in contatto due soggettività che, attraverso una negoziazione consensuale d’intenzioni, incorporano ed esplorano i propri e gli altrui confini.

Anche il dolore, la costrizione del corpo, lo spingersi oltre i limiti del sesso vaniglia – banale in un infinito repertorio di possibilità erotiche – possono far parte di quelli che, in antropologia, si chiamano processi antropopoietici. Dinamiche inter-soggettive di costruzione socializzata delle identità che, come in questo caso, emergono in tutta la loro complessità.

È l’erotizzazione del dolore a costituire un elemento di rottura rispetto all’immaginario erotico comune: nel BDSM, infatti, questo non deve essere superato, cancellato, addomesticato; è bensì esperito e attraversato consapevolmente. Lo stesso vale per l’elemento del potere che, fondativo di qualsiasi processo relazionale, erotico o meno che sia, nel BDSM diventa sostanziale. E, se come dice un’anonima citazione, “everything is about sex except sex, because sex is about power”, è ora che della relazione tra sesso e potere – come, eventualmente, di quella tra dolore e piacere – si parli senza tabù perché anche una sculacciata ben assestata può far tremare le gambe come un lento, caldo, umido bacio.

Cosa vuol dire fare ricerca sul BDSM? Lo scopriamo con un racconto di Nicoletta Landi sul blog della Falla: DI BDSM, CORDE E CUORI

Pubblicato sul numero 31 della Falla – gennaio 2018

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