VITRIFICAZIONE DEGLI OVULI

INTERVISTA ALLA DOTTORESSA MILANI

di Ethel Gallo

Domani, 20 novembre 2019, al Cassero LGBTI Center di Bologna alle ore 18:00 si svolgerà un incontro organizzato dalla Falla e Cassero Salute sulle tecniche di riproduzione assistita per coppie lesbiche e donne single in collaborazione con l’Institut Marquès di Barcellona, un prestigioso centro integrale di Ginecologia, Ostetrica e di Procreazione Assistita. Per questa occasione abbiamo intervistato la Dr.ssa Milani per approfondire il programma di embrioadozione offerto dall’Institut Marquès.

Chi sono i soggetti che potrebbero prendere in considerazione il prolungamento della fertilità?

Le ragioni per cui una donna decide di preservare la fertilità possono essere differenti. Le pazienti di Institut Marquès che decidono di vitrificare gli ovuli sono nella maggior parte dei casi donne single che, in attesa di incontrare un compagno o una compagna con cui creare una famiglia, scelgono di prevenire futuri problemi e congelare i propri ovociti. Altre donne, invece, scelgono di ritardare la maternità per ragioni personali o professionali.

Un’altra motivazione che spinge le donne a congelare i propri ovociti sono le cause mediche. Questo trattamento rappresenta, infatti, una possibilità di maternità per le donne che si sottopongono a un trattamento oncologico. La chemioterapia e la radioterapia producono danni irreversibili negli ovuli, per questo la vitrificazione rappresenta una scelta determinante per poter avere un figlio una volta superata la malattia.

Altre persone scelgono questo trattamento per ragioni etico-morali, nel caso in cui non si desideri congelare embrioni in cicli Fiv.

Come funziona il processo di congelamento degli ovuli? Quali sono i suoi vantaggi?

Innanzitutto è necessario ottenere gli ovuli mediante un processo di stimolazione ovarica e il loro recupero attraverso un prelievo ovocitario.

Una volta ottenuti gli ovuli, la crioconservazione viene realizzata con la tecnica della vitrificazione. La vitrificazione è una solidificazione cellulare a basse temperature effettuata in tempi molto rapidi senza provocare la formazione di ghiaccio. Per ottenere questo risultato si utilizza una grande quantità di crioprotettori cellulari che evitano la rottura delle membrane delle cellule.

Nel momento in cui si decide di cercare la gravidanza si procede alla devitrificazione degli ovociti e alla seguente inseminazione che può essere realizzata con seme del partner o del donatore.

Il vantaggio di questa procedura è quello di preservare la propria fertilità è di congelare l’età anagrafica a quella del giorno del prelievo ovocitario.

Ci sono controindicazioni o situazioni in cui questa pratica è poco indicata?

Sebbene non esista un’età minima né massima, si consiglia di farlo prima dei 35 anni perché oltre questa età diminuisce sia la qualità che la quantità di ovociti.

L’età biologica più adeguata per avere dei figli è tra i 20 e i 30 anni. In una donna sana di meno di 35 anni, le possibilità di gravidanza mensili con un seme normale e coiti regolari sono approssimativamente del 20% e in una donna di 40 anni del 5%. Per questo motivo l’ideale è vitrificare gli ovuli tra i 30 e i 36 anni.

Perché si parla di social egg freezing? In che modo le donne vivono il congelamento degli ovuli?

Si parla in questo caso di Social Egg Freezing ossia il ricorso alla crioconservazione degli ovuli per motivi sociali e non di salute. La vitrificazione permette alle donne che decidono di posticipare la maternità di disporre in futuro dei propri ovuli più giovani, congelati qualche anno prima. Secondo la ricerca dell’Institut Marquès il 50% delle pazienti avrebbe pensato di congelare i propri ovuli tra i 35 e 40 anni. Questo dato dimostra che le conoscenze su questo procedimento non sono ancora molto chiare. Infatti, gli specialisti consigliano di congelare gli ovuli prima dei 35 anni mentre in realtà, in media, le donne che attualmente richiedono questa tecnica è di 39,5 anni.

Il 64,3% delle donne intervistate non aveva figli, nonostante tutte quante (il 100%) ne vogliano avere in futuro. Con il passar del tempo la fertilità della donna si riduce in modo considerevole. Si verifica un invecchiamento delle ovaie, che comporta una diminuzione delle possibilità di ottenere una gravidanza e, se ciò dovesse succedere, con un maggior rischio di anomalie cromosomiche del nascituro.

Potrebbe essere una possibile soluzione per i paesi in cui la maternità tardiva è molto diffusa, come in Italia?

Sì, sempre insieme a una presa di coscienza dello stato della propria fertilità, possibile grazie a un semplice esame del valore dell’ormone antimulleriano (AMH). Sapere quante chance di concepimento restano aiuta le donne a correre ai ripari e decidere quali misure adottare per tutelare la fertilità. Se la riserva è buona ma non si hanno le condizioni per avere un figlio si possono vitrificare gli ovuli per assicurarsi una futura gravidanza. Se il valore è basso ci si può rivolgere a uno specialista e valutare la migliore strada per il concepimento. In entrambi i casi il tempismo è fondamentale.

Grazie a uno studio condotto da Institut Marquès e dal Laboratorio Echevarne –è ora possibile valutare con precisione la fertilità delle donne in Europa.

Finora per la misurazione dell’Amh si faceva riferimento a tabelle di consultazione e valori di altri paesi, lo studio ha permesso a Institut Marquès di stabilire che quei valori non si prestavano alla realtà delle donne europee e di estrapolare dall’analisi sulle donne spagnole nuove tabelle di consultazione per l’Europa. Le nuove tabelle redatte da Institut Marquès sono utili e facili da usare, e possono essere scaricate online.

Per chi desiderasse approfondire questo tema, e risolvere ogni dubbio Institut Marquès offre a Milano a Roma o tramite Skype la possibilità di realizzare una visita gratuita con uno specialista.

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