di Lucia Stano e Federica Rogantin

Una delle cose più strane della vita queer è che oggi è facilissimo prenotare un volo ma sorprendentemente complicato incontrarsi. Possiamo attraversare continenti, lavorare da remoto, perderci in una città sconosciuta, eppure molte donne queer continuano a vivere con la sensazione di essere un po’ isolate. Non perché la comunità non esista, ma perché raramente è distribuita in modo democratico. Ci sono città dove sembra essere ovunque, altre dove devi sapere esattamente dove cercarla e poi ci sono tutti quei posti nel mezzo, dove magari l’unico contatto con il mondo queer è una chat che nessuno aggiorna da mesi. 

Da questa osservazione nasce NinaVuela, non dalla convinzione che le donne queer abbiano bisogno di imparare a viaggiare (viaggiano già benissimo senza di noi), ma da una domanda diversa: cosa succede quando il punto di partenza sono le donne?

Il turismo LGBTQ+ esiste da anni,  ma molto spesso è costruito attorno a un immaginario, a dei bisogni e a degli spazi prevalentemente maschili e non c’è niente di sbagliato, semplicemente non è la stessa esperienza di viaggio che sperimentano donne lesbiche e queer.

Lo spazio che stiamo costruendo è pensato principalmente per donne queer, incluse donne trans, accogliendo anche donne alleate che si riconoscono in questo spazio e lo rispettano. L’idea è semplice: creare un contesto in cui sia possibile muoversi senza dover continuamente spiegare chi si è.

Una delle prime cose che abbiamo capito è che non tutte cercano la stessa esperienza, per questo non abbiamo immaginato un unico modello di viaggio: ci sono partenze aperte a donne che viaggiano da sole e a coppie, e poi ci sono viaggi pensati per famiglie omogenitoriali con bambinə. Per molte persone vedere che la propria famiglia non è un’eccezione è ancora un’esperienza rara e può essere importante quasi quanto visitare un luogo nuovo.

Anche la scelta delle mete segue una logica simile. Ci interessano i luoghi, ma soprattutto le persone che li abitano e le storie che raccontano e, quando possibile, lavoriamo con guide donne, professioniste queer, cooperative femminili e progetti che contribuiscono all’autonomia economica delle donne,  perché sappiamo quanto queste prospettive siano rare e sottorappresentate, soprattutto nei Paesi dove autodeterminazione e indipendenza economica restano conquiste quotidiane.

Il turismo sposta denaro e decidere dove farlo arrivare è una scelta, anche se la chiamiamo “vacanza”. 

Le prime partenze potrebbero avvenire tra l’inizio dell’autunno e capodanno 2027, e India, Thailandia, Brasile, Sri Lanka, Messico, Spagna e Maldive sono alcune delle destinazioni che stiamo preparando.

È un progetto appena nato: il sito è online da poche settimane e le partenze sono ancora in costruzione. Il resto dipenderà da qualcosa che stiamo ancora cercando di capire: questa sensazione che abbiamo avuto per anni, che sia più facile attraversare il mondo che incontrarsi, appartiene solo a noi?