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And the Oscar 2019 goes to… elezioni americane 2020

di Irene Pasini

Prosegue la saga degli Oscar politici con questa edizione 2019 riempita a fatica da discorsi estemporanei su discriminazione e razzismo.
Se il 2018, infatti, pervaso dal movimento #metoo e dal primo anno di Trump alla Casa Bianca, aveva portato l’Academy a schierarsi fortemente su determinati temi, lasciando molto spazio a ringraziamenti di forte impatto emotivo (come quelli di Frances McDormand e Guillermo del Toro), il 2019 si ritrova senza host a opporsi alle politiche razziste di Trump con l’edizione forse più noiosa e prevedibile di sempre.
Peccato perché il tutto era iniziato molto bene con il red carpet della star di Pose Billy Porter e con l’esibizione dei Queen, accompagnati dal carismatico Adam Lambert; performance trainante che per un attimo fa scordare la cerimonia, ma che dura davvero troppo poco. Due canzoni, qualche immagine commovente di Freddie Mercury sul maxi schermo, ed è finito qua l’unico momento spensierato e d’intrattenimento della serata.

La cerimonia in sé non ci regala nessun gran vincitore, come da qualche anno a questa parte, ma tanti premi distribuiti in maniera quasi unitaria ai film candidati: Bohemian Rhapsody fa incetta di premi tecnici, mentre Roma, La favorita e Green Book si dividono quelli più prestigiosi. Poche scelte coraggiose e tanta prevedibilità per l’edizione che ha deciso di celebrare a gran voce l’immigrazione e la cultura afro-americana con le vittorie tecniche di Black Panther, la regia di Alfonso Cuaron e il miglior attore Rami Malek.
Sfortunatamente però, tutto questo non viene scandito né dalla presenza un presentatore o una presentatrice che tenga il ritmo, né tanto meno da premi inaspettati e controversi (come la vittoria strappata di Moonlight).
Insomma, l’obbiettivo di quest’anno non era certo quello di stupire, ma piuttosto sottolineare ancor di più l’appartenenza politica di questa Hollywood anti-Trump: certo, il tutto fatto oramai in maniera meccanica, come una procedura già conosciuta e obbligata. E infatti ci vuole Spike Lee per dichiarare fermamente e con il giusto pathos quello che di fatto è stato il leitmotiv della serata: “Le elezioni stanno arrivando. Mobilitatevi. Fate la cosa giusta. Donne bianche, liberali bianchi, latini, miei fratelli e sorelle asiatici-americani. Fate attenzione e fate la cosa giusta a novembre 2020”.
La serata si conclude di fatto con il miglior film nelle mani di Green Book a braccetto con la miglior regia di Cuaron per Roma: due pellicole rassicuranti e che fanno felice Hollywood.

Ecco tutti i vincitori degli Oscar 2019:

Miglior film
Green Book

Miglior regia
Alfonso Cuarón, Roma

Miglior attrice protagonista
Olivia Colman, La favorita

Miglior attore protagonista
Rami Malek, Bohemian Rhapsody

Miglior attrice non protagonista
Regina King, Se la strada potesse parlare

Miglior attore non protagonista
Mahershala Ali, Green Book

Miglior sceneggiatura originale
Green Book

Miglior sceneggiatura non originale
Spike Lee, BlacKkKlansman

Miglior colonna sonora originale
Black Panther

Miglior canzone
Shallow, A Star is Born

Miglior documentario
Free Solo

Miglior trucco e acconciature
Vice

Migliori costumi
Black Panther

Migliore scenografia
Black Panther

Miglior fotografia
Roma

Miglior sonoro (“sound editing”)
Bohemian Rhapsody

Miglior montaggio sonoro (“sound mixing”)
Bohemian Rhapsody

Miglior film straniero
Messico, Roma

Miglior montaggio
Bohemian Rhapsody

Miglior film d’animazione
Spider-Man: Into the Spider-Verse

Miglior cortometraggio di animazione
Bao

Miglior cortometraggio documentario
Period. End of sentence

Miglior effetti speciali (“visual effects”)
First Man

Miglior cortometraggio
Skin

 

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