UNA PROFESSORESSA, UNA SUORA, UNA SANTA, UNA PROSTITUTA. UN CAMALEONTE. MADAME X

di Kaya Mignonne

Nietzsche che dice? Boh! Dice che Dio è morto, ecco che dice! Vuoi vedere che più di un secolo dopo è morta anche Madonna?

Il dubbio mi folgora nel pieno della notte, mi alzo in un bagno di sudore, preoccupatissima, e controllo subito su Google. E così davvero, pare. Sul suo stato di vita non ci sono dubbi: Madonna è morta e sepolta. Tuttavia i pareri sulla data non collimano. Fra i medici legali c’è chi sostiene si sia trattato del 2009 con Celebration, ultima hit che ha raggiunto la #1 in quasi tutti i Paesi; altri, che sia spirata nel 2005 dopo le sue ultime Confessions. Vi è persino un piccolo gruppo di luminari nostrani che, grazie a una particolare tecnologia brevettata, è riuscito a fissare con precisione tale data al 28 agosto 2003, quando, dopo un doppio bacio saffico, Madonna abbandonò la Terra, discese agli Inferi e portò gli omosessuali in Paradiso.

Sarà, ma a me i conti non tornano. Li faccio e li rifaccio, fogli su fogli, provo sistemi, matrici, disequazioni fratte, integrali e derivate, ma non tornano. Uno, due, cha cha cha: questo quello che ottengo, sempre. 

Sono stanca, si è già fatta mattina, sono le sette e la sveglia suona, povera stolta. Se solo sapesse quali questioni teologiche mi hanno tenuta in piedi fino ad ora. Voglio distrarmi con un po’ di musica: apro YouTube e trovo Madame X. Ma come? Non era morta? È un messaggio dall’Aldilà? Infilo le cuffie, lo ascolto. 

«I took a pill and had a dream / I went back to my seventeen year». E anche io torno a quando avevo diciassette anni, quando prendevo l’autobus per andare a scuola, lettore cd alla mano con dentro Madonna, ogni giorno un album diverso, aspettando che fosse il 14 novembre per fare fuga, andare da Ricordi e comprarmi il suo nuovo lavoro, da ascoltare a ripetizione per tutti i giorni successivi. E così questa mattina. Non voglio andare a lavorare, voglio fiondarmi al primo negozio e comprare Madame X. Era dal 2008 che non sentivo questo bisogno impellente. Mi spiace luminari, ma credo che ve l’abbia fatta di nuovo. 

A molti il primo singolo sembrava osceno, e io già posso dissentire. Ci sono, è vero, un paio di pessime scelte musicali («Ven conmigo, let’s take a chance») e un sound un po’ troppo Despacito per i miei gusti, ma non è così tremendo. Il problema è forse che Madonna ci ha abituato a essere una donna da record: quando arriva si fa sentire in tutta la classifica musicale, in tutti i Paesi, e per Medellìn, invece, non è stato così. Ma nemmeno per Living for love, o per Give me all your luvin’. Dobbiamo abbandonare i metri di giudizio antichi e figli del mondo commerciale per apprezzare davvero Madame X, che si rivela sensazionale traccia dopo traccia. 

Nell’album ci sono la penisola iberica, quella vera e non quella da hit estiva, e uno spiazzante eclettismo musicale che si fa sentire in Batuka, Faz Gostoso, Extreme Occident o Killers who are partying, canzone in cui Madonna esprime la sua idea dell’arte, che deve farsi indiscriminatamente portavoce di chi una voce non ha. Parlando di testi, ve ne sono alcuni di una crudezza incredibile, come quello di God Control, un pezzo meraviglioso, in cui Madonna all’inizio canta a fatica – biascicando, su accompagnamento del solo pianoforte – di come l’America di Trump si stia dimenticando del problema del possesso delle armi da fuoco. E quando pensi che non riuscirai ad ascoltare tutti i 6 minuti e 20, la canzone si trasforma nel pezzo più ballabile dell’album, con sonorità disco fine anni ‘70. Questa la sorpresa e l’eclettismo di cui parlo.

Ci sono le contaminazioni della Danza dei flauti di Tchaikovsky in Dark Ballet, ma anche canzoni che paiono meno interessanti, come Future, il cui ritornello recita «not everyone that’s here is gonna last» (non tutti quelli che sono qui sono destinati a durare). Rispetto alla (potenziale) banalità del «siamo tutti destinati a morire» cosa fa Madonna? Sovrappone un significato altro e molto più inquietante, quando canta la canzone all’ultimo Eurovision, svoltosi a Tel Aviv. Così, nel mezzo della lunghissima guerra tra palestinesi e israeliani, l’hic et nunc della performance si lega al testo: non tutte le persone che sono in questa sala sono destinate a durare. 

Madonna ha ormai da tempo abbandonato il vecchio schema di produzione musicale: canzone hit dopo canzone hit, discoteca su discoteca; si sta dedicando interamente alla performatività dei suoi nuovi lavori. In quest’ultimo è politica, ironica, sorprendente, profonda, nuova, fresca come non lo è mai stata. Due anni a Lisbona le hanno fatto bene, e ora alza il dito medio al mondo della musica che la voleva sepolta, e grida il suo Fuck off, motherfuckers.

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