In collaborazione con Lesbiche Bologna

Fare sesso è fondamentalmente uno scambio, un dare e un ricevere ogni volta, una danza tra carne, fantasia, sguardi fugaci e soprattutto, è un legame. É un legame anche se della durata di una manciata di minuti trascorsi in un letto, sul sedile di una macchina, contro il muro del bagno di una discoteca o nel bel mezzo di un’orgia. 

Perché? Perchè qualche istante di sesso può fare la differenza e segnare la vita di una persona in modo più o meno fastidioso e determinante. 

Come? Regalando qualche Ist infezione sessualmente trasmissibile (Ist).

Farlo non protetto può portare a contrarre infezioni che non guardano in faccia l’occasionalità del rapporto, ma trovano una mucosa, un epitelio o una microlesione in cui attecchire e farsi spazio per mesi o una vita intera. In modo ironico oserei dire che una Ist può durare più di una relazione. Mi riferisco in particolare a infezioni che come agenti eziologici hanno virus subdoli come l’HIV .

Seppur la ricerca accerti notevoli progressi, come di recente dimostra il documento prodotto dalla Conferenza di Consenso Italiana su U = U (undetectable = untrasmittable), proteggersi e proteggere è una necessità ed è sempre un atto di rispetto verso se stessə e l’altrə. Non si tratta di ragionare nell’orribile ottica del giusto o dello sbagliato, ma di pratiche più o meno sicure. 

Siamo splendide soggettività, ci meritiamo orgasmi stupendi, esplosivi, liberatori, colorati e autodeterminati, ma di una cosa dobbiamo tenere conto: nessunə di noi è invincibile e al sicuro. 

Siamo tuttə vulnerabili quando si tratta di rapporti sessuali a rischio, e solo partendo da questo presupposto di vulnerabilità possiamo essere consapevoli, rispettosə e attentə. Questo vale anche per le lesbiche che esistono, fanno sesso e di conseguenza rischiano di contrarre l’HIV.

L’HIV (il virus dell’immunodeficienza umana) è il virus che causa l’AIDS (sindrome dell’immunodeficienza acquisita). L’HIV distrugge progressivamente la capacità dell’organismo di difendersi da altre infezioni e indebolisce il sistema immunitario colpendo una classe di globuli bianchi: i linfociti. 

I linfociti sono un tipo di leucociti responsabili della difesa dell’organismo contro le infezioni. Quelli interessati dall’infezione del virus dell’HIV sono i cosiddetti linfociti T-helper o CD4. Questi vengono attaccati e resi meno funzionali dal virus, il quale, dopo essersi inserito al loro interno, si replica e li distrugge. Si ha così un aumento della quantità di virus (carica virale) presente, con una progressiva diminuzione del numero di cellule CD4. Dopo anni senza trattamento, il numero di CD4 rischia di diminuire a tal punto da determinare l’insorgenza dei sintomi associati alla patologia AIDS. 

Le terapie per l’AIDS a base di farmaci antiretrovirali possono diminuire la progressione della malattia riducendo la quantità di virus presente all’interno dell’organismo e aumentando il numero di CD4. La conta dei CD4 è un esame diagnostico di routine per le persone con HIV e permette di stabilire se è in atto un danno al sistema immunitario. Una diagnosi precoce permette di arginare il prima possibile i danni che il nostro corpo può subire.

Questo quadro clinico mostra quanto possa risultare complesso convivere con HIV e quanto sia auspicabile evitare che una svista possa portare a contrarlo.

Fare sesso orale durante il ciclo può rivelarsi un’esposizione notevole al rischio di trasmissione, per questo è consigliabile usare sempre il dental dam; lo stesso vale per gli strap-on, meglio coprirli con un preservativo e cambiarlo spesso. Ancora, lo scambio di fluidi oltre al sangue, come secrezioni vaginali o residui fecali durante il sesso anale è un rischio. 

Anche il Bdsm può implicare dei rischi, pensiamo a uno schizzo di sangue in un occhio, a un graffio fresco o a un oggetto non ripulito bene come un plug anale. 

Queste sembrano sciocchezze, ma non lo sono e potenzialmente costano caro.

Tuttavia, se è vero che ci possono essere degli errori di valutazione del rischio, ci sono altrettanti miti da sfatare. L’HIV non si trasmette attraverso la saliva, le lacrime, il sudore. Non si trasmette condividendo le stesse stoviglie, palestre, piscine e altri luoghi di convivenza. Non si trasmette con carezze, baci o lievi effusioni. 

Quello che vorrei ricordare dopo aver ragionato insieme sul virus, è che la ricerca scientifica è andata avanti e ci sono degli spiragli di speranza riguardo la vita e la sfera sessuale delle persone sieropositive . 

Diversi studi condotti in 75 centri di 14 Paesi europei, tra cui il più recente studio Partner2 (Partner1, 2016; Partner2, 2019), hanno riscontrato che il raggiungimento e il mantenimento stabile per almeno sei mesi di una carica virale non rilevabile (undetectable) rende pressoché nullo, quindi inesistente o insignificante il rischio di trasmissione sessuale dell’infezione da HIV (untrasmittable): è in questi casi che si parla di U = U.

L’accesso alle terapie antiretrovirali e una buona aderenza ai farmaci sono condizioni indispensabili per raggiungere e mantenere stabilmente la carica virale sotto il limite di rilevabilità e trasmissibilità. Da qui deriva il concetto di TasP (Treatment as Prevention), ossia trattamento come prevenzione.

U = U porta con sé importanti conseguenze. Le soggettività con HIV e con carica virale persistentemente negativa possono scegliere di avere figliə in modo sereno, in considerazione del rischio pressoché nullo (inesistente o insignificante) di trasmissione. 

In questo modo vengono ridotti la paura, lo stigma, la discriminazione e l’emarginazione sociale delle persone con HIV, che finalmente si trovano a vivere una vita più serena. Sarebbe opportuno però riflettere sul fatto che tuttə dovremmo essere sierocoinvoltə, ossia prontə a informare adeguatamente sull’HIV e a lottare contro lo stigma che ancora oggi esiste verso le soggettività sieropositive, questo indipendentemente dal progresso scientifico. Una soggettività non è una cellula isolata, e la disclosure, ossia il momento in cui una persona sieropositiva rivela a qualcunə il proprio status, non deve essere un trauma per la paura di perdere un amore, un’amicizia o altre forme di relazione. Promuovere un’informazione corretta riguardo alla salute sessuale equivale a una forma di sorellanza, e deve trasformarsi in una lotta costante che dobbiamo portare avanti ogni giorno. 

Nessunə deve rimanere solə, il messaggio U = U è una gioia, ma non ci deresponsabilizza. Siamo e rimarremo sempre e comunque sierocoivoltə.

Immagine in evidenza di Gianluca Sturmann, immagine nel testo da Evey Gloom