NON È MAI TARDI PER IMPARARE

EDUCARE ALLE DIFFERENZE

di Christian Leonardo Cristalli

Durante l’infanzia impariamo a riconoscere i ruoli all’interno della famiglia e iniziamo a capire le regole della vita sociale che ci circonda. Da alcuni studi sullo sviluppo dell’identità di genere emerge che il processo di acquisizione dei ruoli, ma anche degli stereotipi di genere socialmente condivisi, è estremamente precoce: già tra i due e i tre anni, i bambini e le bambine considerano varie caratteristiche fisiche come tipicamente maschili o femminili. Con l’inizio della scuola, i bambini fanno nuove esperienze, iniziano a costruire dei legami con i pari e a partecipare alla vita sociale. Durante questo processo di crescita essi acquisiscono inevitabilmente delle informazioni sui ruoli di genere, non solo osservando i comportamenti delle figure adulte di riferimento e tramite l’interazione con i mass media, ma anche e soprattutto assumendo consapevolezze nel luogo dove passano la maggior parte del loro tempo: la scuola

Educare alle Differenze si interroga sulla funzione della scuola nel processo di sviluppo culturale di genere dei bambini e delle bambine. La due giorni aperta alla comunità educativa è un’iniziativa nata dal basso, autofinanziata, che mira a sostenere una stagione di rinascita della scuola pubblica in quanto laica e promotrice di un’educazione che si fondi sulla differenza. Una differenza intesa come valore e risorsa per conoscersi e crescere insieme, prendendo coscienza delle specifiche diversità di ciascuno di noi riguardanti il tema del corpo e dell’identità personale. Per questi motivi, anche per noi del Gruppo Scuola del Cassero è forte la necessità di partecipare ogni anno a questo grande appuntamento. Questa ultima, sesta edizione, di Educare alle Differenze si è svolta a Pisa lo scorso settembre, e ha coinvolto 700 persone da tutta Italia che si sono interrogate e confrontate, elaborando pratiche condivise e funzionali per educare al rispetto dell’Altro. 

Mi chiedo spesso quanto sarà inclusiva la società in cui le persone oggi bambine saranno adulte, e come contribuire fin da oggi  a renderla sempre migliore. 

Educare alle differenze significa affrontare a scuola i temi della pluralità dei corpi, del diverso colore della pelle, dell’abilismo, dell’esistenza delle persone intersex, dell’arcobaleno di identità e tratti personali che ci caratterizzano – come ad esempio l’orientamento sessuale o il modo in cui esprimiamo al mondo la nostra identità -, della presenza delle persone trans* e non binarie. Educare alle differenze fornisce di fatto ai ragazzi e alle ragazze uno strumento potente per l’esplorazione di sé, per sentirsi liberi e libere di amare e abbracciare la propria unicità, e per comprendere il mondo che ci circonda senza averne paura o trasformarsi in artefici di atti di bullismo e violenza nei confronti di altri compagni. 

Dall’incontro pisano sono emersi alcuni punti chiave, riguardanti soprattutto le attività didattiche proposte a scuola e la condotta dell’insegnante. I/le docenti, infatti, possono fare una grande differenza nella scelta accurata di libri di testo che non contengano immagini o rappresentazioni sessiste, nell’avere una attenzione al linguaggio utilizzato in classe, nel favorire esercizi di lettura attiva di testi o di scrittura creativa in classe, e proponendo un ribaltamento dei ruoli nei racconti, nelle favole e nella letteratura in generale.

Si è parlato di come organizzare attività di gruppo anche durante l’ora di Scienze motorie, per superare stereotipi legati al genere e al corpo delle donne nella pratica sportiva; del potere dell’immaginazione all’interno di attività laboratoriali di teatro come strumento creativo che consenta il più possibile la libera espressione dei corpi e delle identità.

Partecipare a Educare alle Differenze è stato davvero illuminante per me; è stato, soprattutto, un segnale politico molto forte: aprire e chiudere con una sessione plenaria mi ha restituito il senso di far parte di una comunità impegnata e attiva sui tanti territori, una comunità che si dà degli strumenti per fronteggiare l’ignoranza e il pressappochismo culturale che ancora oggi in Italia persistono. Questo appuntamento mi dà la speranza, anzi direi la fiducia, di immaginare un futuro in cui ogni studente o studentessa possa trovare attorno a sé un ambiente dove essere considerato semplicemente una persona, e dove sessismo, razzismo e omolesbotransfobia vengano bocciati definitivamente. 

Pubblicato sul numero 49 della Falla, novembre 2019

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