LA TRASGRESSIONE COME MEZZO DI COMPRENSIONE

L’interrogativo sulla conoscenza è centrale nel dibattito accademico, così come è centrale la riflessione sul ruolo di analogia e anomalia nell’approccio conoscitivo. Netta è la posizione degli studiosi sui meccanismi mentali: per affrontare il nuovo ricorriamo a schemi determinati da nozioni già apprese e creiamo mappe cognitive, comportamentali e motorie che diventano modelli di giudizio per gli eventi successivi. Le categorie cognitive di analogia e anomalia risultano fondamentali nella ricezione delle informazioni: tendiamo infatti a catalogare un nuovo dato in base agli elementi che esso ha in comune con qualcosa  che conosciamo già. Ma questo procedimento analogico funziona solo in rapporto con l’anomalia, ossia con ciò che non riusciamo a inserire nelle nostre mappe, perché non presenta somiglianze con gli stimoli già incontrati. L’anomalia rompe lo schema delle somiglianze e attribuisce allo schema valore dimostrativo: se si riconosce la nuova informazione come non analoga a qualcosa di precedente, si può affrontarla senza predeterminarla. Nella proporzione cognitiva sono quindi in atto due momenti opposti ma complementari: trasgressione e controlloL’equilibrio del gioco analogico è possibile solo grazie alla trasgressione della somiglianza, che fa conservare all’analogia il suo originario senso provocatorio. Se non emergesse l’elemento che recepiamo come diverso, ne staremmo sovrascrivendo il significato, trasfigurandolo sulla base di quello che crediamo di sapere. L’analogia è basata sulla statistica, ossia sulla frequenza con la quale determinate caratteristiche si ripresentano nei nuovi oggetti. L’anomalia, però, non è un errore da escludere dal calcolo, ma una componente che influisce e fa media nel rapporto, senza rientrare nella maggioranza dei casi già affrontati. La percezione dell’anomalo è dovuta proprio alla sua caratteristica di sconosciuto. Le analogie che riscontriamo sono relative ai singoli attributi, non all’oggetto complessivo, dal momento che sono le caratteristiche ricorrenti di un oggetto a farcelo riconoscere. L’analogia può dunque assumere solo un valore regolativo, non costitutivo: non determina l’identità dell’oggetto, ma problematizza proprio la validità del nostro metro di paragone. L’utilizzo dell’analogia è sottoposto all’interpretazione di chi coglie la relazione fra le informazioni, è un mediatore che consente di collegare dati e renderceli familiari. L’obiettivo è arricchire le nostre conoscenze, non utilizzare quelle di cui disponiamo per assorbire in modo sterile ciò che ci approcciamo a conoscere. Le analogie sono nessi spontanei, è necessario considerare i fattori che rendono tali quei collegamenti e non altri, analizzare il contesto che determina la direzione delle associazioni percepite come naturali. L’intelaiatura socioculturale del soggetto è fondamentale nello sviluppo delle sue connessioni, è la base nella e dalla quale si crea ciò che compone il termine di paragone con il nuovo. Le norme che disciplinano la società sono sottoposte al vaglio del loro utilizzo, della loro funzionalità: sembrano determinarla, quando proprio la società ha attribuito loro l’autorità di regole. Consideriamo sbagliato ciò che risulta incoerente rispetto alla norma, quando invece è l’elemento rivelatore di una mancanza nella regola. Foucault, evolvendo dal πολιτικόν ζώον aristotelico, descrive l’uomo come animale nella cui politica è in questione la sua esistenza di essere vivente, ciò che viene controllato e normato è la vita in sé. La norma è portatrice di una presa di potere: la trasgressione delle classificazioni richiama un quadro di riferimento incomprensibile per il diritto, che è obbligato a interrogarsi sui propri fondamenti e sull’applicazione, a fare appello a un altro sistema di riferimento o inventare una casistica. Il valore attribuito all’analogia dimostra quanto la norma non sia un principio di intelligibilità, ma «un elemento a partire dal quale un determinato esercizio del potere si trova fondato e legittimato».

Pubblicato sul numero 60 della Falla, dicembre 2020