Se pensavi che le origini della cultura Ballroom e delle Drag queen fossero bianche e inglesi, come le truppe della seconda guerra mondiale o le regine britanniche del primo Ottocento di cui abbiamo già parlato, è il momento di riscoprirne un rappresentante nero e abolizionista. Come si vede in Pose, e Paris is burning, la quota di persone nere e/o latinx nella scena ballroom era altissima già negli anni Sessanta del Novecento, in una New York ancora segregata e precedente ai moti di Stonewall.
Non è però ancora diventata soggetto di una serie Netflix la prima “queen of drag” della storia degli Stati Uniti: William Dorsey Swann. Nato in schiavitù nel Maryland, quinto di tredici tra fratelli e sorelle, cresciuto in parte in una piantagione e in parte nella fattoria che la sua famiglia aveva comprato dopo la Guerra Civile, appena fu cresciuto abbastanza, William iniziò a lavorare come cameriere in un hotel. Quando venne preso a rubare libri dalla biblioteca locale, aveva imparato da solo a leggere, e il titolare dell’hotel per cui lavorava si impegnò per garantirgli la grazia e lo riassunse. Era un giovane nero “di portamento aggraziato, raffinato, industrioso e non dedito al vizio”, che veniva difeso in tribunale con queste parole dai ricchi bianchi che lo conoscevano, ma che conobbe in seguito molti altri, meno difesi, arresti.
Si trasferì a Washington DC e nel 1882 iniziò a organizzare balli chiamati “drags” a cui gli uomini partecipavano in abiti accentuatamente femminili, tutti radunati alla corte della “Queen”. In quel contesto possiamo immaginare che la “cakewalk”, una specie di parodia delle passeggiate dei padroni delle piantagioni fatta dalle comunità nere appena dopo l’abolizione, abbia messo le basi per le “catwalk” che caratterizzano le ball ancora oggi.
Queste feste, contrarie alle leggi che vietavano agli uomini di indossare abiti da donna, iniziarono ad attrarre molta attenzione e così arrivarono le retate della polizia e i numerosi arresti per William Dorsey Swann. Per quanto volessero costringerlo a una vergogna che non gli apparteneva per quegli eventi contrari alla morale puritana dell’epoca, lui si difese sempre con orgoglio, rivendicando la libertà delle persone nere e LGBTQ+ di organizzare occasioni per ritrovarsi ed esprimersi liberamente in una società che le criminalizzava per la loro stessa esistenza.
Anche quando venne accusato di gestire un bordello, William non si arrese e provò nuovamente a raccogliere firme per ottenere una grazia, ma questa volta il procuratore federale che si occupò del caso non si dimostrò così vicino alla sua figura ormai scandalosa, arrivando a dichiarare che era stato arrestato per “le offese più disgustose e orribili note alla legge”. Con la sua resistenza alle accuse divenne il primo caso in cui “un americano ha preso dei provvedimenti politici e legali specificamente volti a difendere il diritto a radunarsi della comunità queer senza criminalizzazione o minaccia della violenza poliziesca”. Nel 1900 rinunciò all’organizzazione dei suoi “drags”, e lasciò la “House of Swann” per ritirarsi a vita privata, ma il fratello prese il testimone e proseguì, cosicché simili eventi vennero organizzati anche in altre città degli Stati Uniti. La morte di William Dorsey Swann risale al 1925; non restano fotografie, e anche la sua casa, che aveva dato uno spazio di espressione a tante persone giovani queer e nere fino a quel momento, è stata purtroppo distrutta e data alle fiamme. L’eredità della prima Queen of Drag, però, non è stata ancora distrutta, ma è anzi arrivata a influenzare addirittura il pop attraverso i generi.
Per approfondire:
Channing Joseph, The House of Swann: Where Slaves Became Queens
Immagine in evidenza: commons.wikimedia.org

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