INTERVISTA AD ALESSANDRO ALO CASINI, NUOVO TESTIMONIAL DEL TELEFONO AMICO GAY E LESBICO (TAGL) DEL CASSERO DI BOLOGNA.

di Fabrizio Ori

Presentiamo Alessandro “Alo” Casini, il nuovo testimonial del  Telefono amico gay e lesbico del Cassero (051/555661). Il giovane cantautore, dando il suo volto al tagl si considera «il portavoce di un bellissimo messaggio di ascolto e comprensione». Il servizio, nato nel 1992, ora diretto dal Prof. Maurizio Betti offre alla comunità LGBT+ il supporto di numerosi counselors e psicologi dal lunedì al venerdì dalle 20 alle 22.

L’esperienza dei volontari, che coprono 456 ore di servizio, insegna che chi vive in solitudine una situazione di disagio, spesso non si rende conto di non essere l’unico e la condivisione potrebbe aprirgli nuovi orizzonti e prospettive. Sembra facile, ma si sa che sollevare banalmente una cornetta, può significare ammettere un problema o farci sentire un po’ strani: vorremmo farlo e non farlo. Forse conviene provarci. I volontari del Tagl sono, inoltre, a disposizione di quanti subiscono discriminazioni, intimidazioni o violenza fisica a causa del loro orientamento sessuale, indirizzando gli utenti, se necessario, ad altri servizi specializzati come quello giuridico o quello di supporto psicologico.

Intanto, grazie per il tuo supporto al Tagl di Bologna. Ho letto che ti esibisci sin da piccolo, com’è stato affrontare il pubblico e i giudici di XFactor? Cosa ti ha lasciato la partecipazione alla trasmissione? 

Ciao La Falla! Ringrazio il Telefono Amico Gay e Lesbico del Cassero per avermi permesso quest’anno di essere il testimonial e il portavoce di un bellissimo messaggio di ascolto e comprensione. Cominciamo! È vero, a 15 anni ho cominciato a girare i palchi di buona parte d’Italia con una compagnia teatrale della mia città. Una cosa del genere ti insegna a stare sul palco e a saper gestire tante cose. Ma le emozioni giocano scherzi imprevedibili! A XFactor avevo cominciato a tremare già dietro le quinte. Da lì, attraverso le fessure, vedevo i giudici e il pubblico. Non era paura, mi era capitato di suonare davanti a mille persone. Era qualcosa di più intimo della paura, la sensazione che mi sarei giocato il tutto per tutto di lì a 2 minuti e che quello era il mio momento per brillare. Pensandoci, ero molto felice. L’esperienza a Xfactor mi ha lasciato alcune nuove consapevolezze, una manciata di nuovi amici e un ricordo indelebile.

Com’è cambiata la tua vita con la notorietà? 

Essere popolare mi fa davvero tanto piacere, ho sempre aspirato alla fama. Mi lusinga essere riconosciuto per strada, essere fermato, sentire che le persone mi canticchiano Uomini che amano le donne alle spalle! La popolarità mi ha cambiato perché mi ha regalato tanta autostima dopo un periodo in cui mi capitava spesso di sentirmi un fallimento. E per quanto possa sembrare opportunista, grazie a quella popolarità ho stretto tanti nuovi rapporti, tra i quali alcuni con persone meravigliose che con la loro energia hanno portato nuovi venti a soffiare sulla mia strada. 

Quali sono i tuoi modelli artistici? Fossati è uno di questi o ti è stato imposto? 

I miei modelli artistici sono vari e mutevoli. Sono cresciuto con Christina Aguilera e Anastacia. Poi ho avuto il mio periodo punk hardcore. Successivamente ho riscoperto la musica r&b, soul, jazz, hip hop e poi mi sono stufato anche di quello, o meglio, non idealizzo e non idolatro nulla. Credo che la chiave del successo sia che posso unire mondi musicali diversi (nella produzione e nella scrittura) e convertirli in qualcosa di pop. Ne converrai da te che non ho mai ascoltato Fossati e non avrei scelto di cantare La costruzione di un amore in una tv nazionale. Io sognavo di esibirmi con Swalla di Jason Derulo o Bad Religion di Frank Ocean.

Componi le tue canzoni? 

Io sono scrittore, produttore e arrangiatore dei miei brani, ma ho sempre avuto un aiuto consistente da mio fratello Andrea Rubino, che mi segue e supporta da diversi anni. Per Uomini che amano le donne e altri nuovi brani ho collaborato anche con Deda (Sangue Misto, Messaggeri della Dopa, Katzuma). Ora sto lavorando insieme a un giovane e bravissimo producer, Valentino Nicastro. È appena uscito il nuovo singolo che ha prodotto per Sem&Stenn, K.O, altri due artisti usciti dal talent.

I tuoi videoclip sono molto curati, energici ed energetici. Curi tu look e coreografie? Hai progetti diversi oltre alla musica? 

Ho sempre avuto una grande passione per le videografie delle icone del pop e credo di aver sviluppato nel tempo un buon occhio, che poi ho affinato con l’esperienza. Sì, gran parte del lavoro che sta dietro a ognuno dei miei videoclip è mio. Parto da un’idea e scrivo lo storyboard, cerco personalmente il/la regista, mi occupo di trovare uno stilista o a volte faccio io stesso lo stilyng per me e per tutti i ballerini e le comparse (vedi il video di Forte). Co-coreografo, vado sul posto a vedere le location e scelgo dove registrare. Una volta che è tutto chiaro, cerco di delegare quello che posso (e non mi viene semplice, sono un po’ maniaco del controllo), perché sono circondato da persone splendide che mi danno spesso e volentieri una mano; senza di loro sarebbe difficile fare qualsiasi cosa. In più, tante delle persone che lavorano con me ai videoclip, sono amici di amici. I legami e la stima in questo ambiente sono tutto. Siccome ho avuto spesso dei buoni risultati, presto comincerò a collaborare con altri artisti nell’organizzazione dei videoclip e in particolare nello styling. È proprio vero che tutto torna. Oltre alla musica mi piacerebbe dedicare una porzione delle mie giornate ad altre attività. A volte essere perennemente concentrati sul progetto non è utile nemmeno al progetto stesso. Dopo XFactor c’è stato un periodo in cui mi privavo anche del sonno, perché ero in agitazione per quello che avrei dovuto fare il giorno seguente o perché pensavo a quali strategie adottare. Mi capitava spesso di piangere e sentirmi sconfitto. È sbagliatissimo.  La musica è solo una parte della mia vita.

Affronti temi complessi con leggerezza, immagino sia voluto. È una soluzione per chi soffre e non riesce a essere se stesso? 

La mia capacità di affrontare temi profondi in modo ironico e leggero è un po’ voluta, un po’ frutto di ciò che ho vissuto. È il punto di svolta tra la sofferenza e la consapevolezza. A me non piace stare male, però ho un animo sensibile, quindi ci sono tante cose che mi feriscono. L’ipocrisia, l’intolleranza, la cattiveria e la stupidità, il razzismo. Soffro quando colpiscono me e quando le subiscono persone a me care. Allo stesso tempo, però, non amo essere petulante, sono una persona solare e terra terra. Credo che con la spontaneità e il sorriso si possano dire tante cose interessanti. Le persone pensano di poter nascondere i propri segreti, le paure e i desideri sotto il tappeto di casa. Infatti talvolta basta andare poco oltre la superficie per cominciare a vedere la verità. Una persona nota che parla della propria omosessualità è sempre un esempio. In quest’epoca riuscire a rappresentarsi in una persona gay, lesbica, trans di successo può essere una chiave per aprire sempre di più il dibattito sulle questioni LGBTQ+. Siamo nell’epoca dell’immedesimazione. Avere immagini positive e stimolanti di personaggi popolari che fanno parte della nostra comunità non può che essere motivo di orgoglio. 

Cosa ti aspetteresti da un telefono amico lgbt+

Mi aspetto che un servizio come quello del Telefono Amico Gay e Lesbico continui a crescere e a fornire ascolto, assistenza e aiuto a chi ne sente il bisogno. Mi auguro che possa fornire sempre di più uno sportello di ascolto per tutte le singolarità che compongono e che comporranno la nostra sigla.

Grazie Alo per metterci la faccia e la voce, concluderei cantando «L’amore è una chiave che apre le porte».

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *