PRIMA LEZIONE DI GIORNALISMO LGBT+

IL LUNGO VIAGGIO DEI PERIODICI GAY DA URANO A BABILONIA (E OLTRE)

di Rosaria Claudia Romano

Da sempre, i gruppi che perseguono determinate istanze politiche si dotano di strumenti di diffusione dell’informazione. Fra questi rientrano anche i gruppi LGBT+, che hanno sviluppato forme di pubblicistica tesa a informare e sensibilizzare la società circa i loro obiettivi. I primi tentativi di un’editoria LGBT+ furono compiuti nella seconda metà dell’Ottocento, da Karl Heinrich Ulrichs – pioniere del primo movimento omosessuale – che pubblicò a Lipsia nel 1870, purtroppo per un’unica uscita, quello che può essere ritenuto l’antenato di un periodico omosessuale: Uranus. Fu sulla scia di questo che il Comitato Scientifico Umanitario decise, in una fase successiva, di dare vita all’Annuario per i tipi omosessuali intermedi (1899 – 1923).

L’ostilità della società e l’avvento del nazismo nel 1933 furono un ostacolo alla nascita di questi organi di stampa che poterono ufficialmente emergere solo negli anni ‘50 con la nascita del Movimento omofilo. In Italia,  Arcadie (1954-1982), un trimestrale francese che informava i lettori di quanto avveniva nel mondo, fu di particolare importanza, divenendo uno dei primi modelli di riferimento nella pubblicistica di stampo omosessuale; al suo interno figurava un certo numero di collaboratori italiani del calibro di Giovanni Comisso e Maurizio Bellotti. Quello di Arcadie era un programma di liberazione che aveva come obiettivo nobilitare l’immagine degli omosessuali e di difenderne la dignità, contribuendo a creare le condizioni che portarono alla nascita del movimento gay del dopo ’68.

Dopo Stonewall il movimento omosessuale deflagrò anche in Europa, aprendo molteplici campi d’azione. Il 1969 segnò la nascita di una delle fasi più fiorenti della storia dei movimenti omosessuali; si vennero sviluppando una lunga serie di dibattiti che portarono alla nascita di pubblicazioni in tutto il mondo, in tutte le lingue e in tutte le forme. Fuori! (1972 – 1982) di Angelo Pezzana diviene il primo mensile di liberazione omosessuale italiano, con firme del calibro di Mario Mieli e di Alfredo Coen. La sua periodicità fu sempre variabile, a causa dei costi di produzione e distribuzione che costrinsero a una vendita militante da parte dei gruppi stessi. Inoltre, il suo tentativo di essere un punto di riferimento per tutti i soggetti coinvolti si rivelò fallimentare sin dalle prime uscite per il suo carattere prevalentemente maschile. Il separatismo lesbico portò a una frattura interna al movimento e alla nascita delle prime riviste lesbofemministe. In Italia, La Bollettina del Cli (1981 – 2002) si dota di un impianto per lo più politico-culturale, dallo stile austero, che per motivazioni squisitamente politiche rifiuterà la diffusione di immagini di nudo tipiche di alcune riviste omosessuali a partire dagli anni ’80, mantenendosi separatista sino alla fine delle sue pubblicazioni. 

Nel clima politico italiano persistevano le leggi fascistissime di censura contro la stampa oscena. Furono colpite riviste come Homo (1972 – 1975) o Noi (1972 – 1975), dalla linea più commerciale e meno impegnata rispetto a riviste come il Fuori!, ree di aver sulle proprie pagine immagini di nudo che, sebbene fossero di taglio artistico, furono considerate passibili di censura

Nel 1977, dalla costola del Fuori!, nasce Lambda (1976 – 1982), diretta da Felix Cossolo con il sostegno di Angelo Pezzana. Un anno dopo la sua fondazione, a causa di una falsa intervista in cui si sosteneva il coming out di Marco Pannella, si pose fine al sodalizio con il Fuori! e Lambda si proclamò portavoce di tutta quella parte del movimento che non si riconosceva nel Partito Radicale. 

All’origine si trattava di un bollettino di poche pagine a cadenza regolare, che nel 1982 si trasforma in Babilonia (1982 – 2009) il primo mensile  illustrato omosessuale distribuito nelle edicole, di cui Beppe Ramina, Massimo Consoli, Dario Bellezza, furono collaboratori instancabili. Babilonia nel corso del tempo divenne un modello di riferimento e inaugurò un nuovo mercato, unendo politica e vendibilità.

A partire dagli anni Novanta l’editoria LGBT+ subisce una nuova trasformazione che si riscontra in una maggiore diffusione dei periodici gratuiti e non; è questo il caso di Pride (1999 – 2018), che non solo veniva venduto tramite abbonamento, ma era allo stesso tempo distribuito gratuitamente nei locali e nelle associazioni.  

L’avvento del web ha diminuito drasticamente l’utilizzo della carta stampata, il che fa sorgere la domanda: l’era del cartaceo è ufficialmente terminata? Per la nostra comunità ancora la battaglia non è persa. Diverse sono le realtà che continuano a sopravvivere, creandosi e ricreandosi in un movimento continuo, che intingono le loro penne in una storia lunga e colma di stimoli, in un momento storico dove la scrittura, la cronaca e l’analisi sono necessarie più che mai.

Immagine da Wikipink

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