LO SPETTRO DELLA XENOLEFT

ALLA RICERCA DEI FUTURI PERDUTI

di Mattia Belletti

Al giorno d’oggi se usate Facebook, vi sarà capitato di trovare meme con elefanti che chiedono di non essere pensati, ibridi tra melanzane e ragni che mettono in guardia dal furto del plusvalore e gattini che incoraggiano i compas annunciando il comunismo imminente.

Questa è la surreale porta d’entrata al mondo dei gruppi e delle pagine della xenoleft, un ampio insieme di realtà online che si riconoscono nei valori della sinistra radicale, del transfemminismo e dell’accelerazionismo (una visione positiva della tecnologia che va oltre quella capitalista) dai nomi più vari: Suona come il Sinistralibro italiano ma va bene; Automatizzato Comunismo Memetico; Polpo di Stato; Robotizzato Amorepostaggio Pangalattico; Non è l’Alt-Right; e via dicendo.

Questi gruppi forniscono un porto a una generazione incastrata tra gig economy, ruoli di genere scomodi e una minaccia crescente di fascismo nel mondo esterno. Vicini al mondo dei centri sociali, ma in cerca di nuovi canali e più distanti da quello partitico, dove tematiche di lavoro e lotta di classe rischiano di appiattire le problematiche di assenza di tempo, salute mentale e identità queer, questa sinistra radicale online cerca di allargare a strappi la finestra di ciò che è considerato accettabile o concepibile, nella nostra cultura, e che rende difficile, se non impossibile, immaginare un futuro dove fioriscono mille sessi o macchine che ci regalino la libertà dal lavoro.

È proprio la finestra asfittica del realismo capitalista che obbliga buona parte della comunicazione della xenoleft a girare sul sottinteso e sull’ironia. Se pubblico un logo con scritto fully automated luxury queer communism, è uno scherzo? 

E se dico che è assurdo, sto facendo ironia, o sto facendo ironia sull’ironia, aggiungendo un altro strato (il cosiddetto layer ironico) e intendo letteralmente quello che c’è scritto? Qualunque cosa io voglia dire, non mi puoi sconfessare: non stavo parlando seriamente, e comunque potrò risponderti in maniera ancora più ambigua. 

Questo gioco di specchi e inversioni è un sistema eccellente per introdurre discorsi nella conversazione pubblica e per scardinare presupposti, come già hanno dimostrato le medesime tattiche usate dall’alt-right al tempo dell’elezione di Trump, ma obbliga anche chi non è dentro alla comunità a un notevole lavoro di decodifica per comprendere il reale significato del discorso.

Una volta che ci si trovi al loro interno, questi luoghi virtuali presentano spazi di discussione su tematiche di salute mentale e cronofagia (neologismo che viene dal libro omonimo di Davide Mazzocco, ndr), dove l’approccio tecnologico e antilavorista di Inventare il Futuro si ibrida con quello antinaturalista e abolizionista di genere di Xenofemminismo. E questa conversazione, tra meme e (ri)produzione di comunità, ha generato termini (vrp o compas come termini neutri per l_ compagn_), iconografie (la Pimpa contro il capitale) ed estetiche (un mix tra la cosiddetta frittura dei meme, ovvero il processo di degradare l’immagine al limite della leggibilità, e la vaporwave dai toni pastello e neon), inventando un linguaggio alieno allo stesso tempo criptico e affascinante.

La xenoleft attira sicuramente un pubblico che appartiene già alle realtà di sinistra radicale, dai collettivi ai partiti, ma è interessante soprattutto per chi fatica ad avvicinarsi a queste realtà, che, nonostante tutti i tentativi, rimangono ostili a certe problematiche. Non è quindi un caso che all’interno della xenoleft le questioni di neurodivergenza, di genere, di migrazione e seconde generazioni, e del mondo LGBT+ siano trattate costantemente e attraverso un’ottica intersezionale.

Per chi vive questi disagi nel mondo reale, è centrale la necessità di creare o scoprire un immaginario alternativo, al di là delle discussioni pratiche e teoriche del presente, e la rete è il luogo dell’immaginazione e dell’irrealtà. 

Contro la nostalgia per i futuri perduti, uno spettro si aggira per Internet: lo spettro della xenoleft.

pubblicato sul numero 52 della Falla, febbraio 2020

Immagine da reddit.com/r/Xenoleft

Immagine in evidenza archive.org

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