
L’unico caso storico documentato in maniera dettagliata – ma non l’unico di cui si ha notizia come dimostrano i ritrovamenti archeologici in Kazakistan e Perù o le citazioni storiografiche di nei popoli celtici – di donne guerriere inquadrate in un corpo regolare proviene dal regno di Dahomey, potenza regionale dell’Africa Occidentale esistita tra 1600 e 1904 e corrispondente all’odierno Benin.
Chiamato in lingua Fon Agojie o Minon, tale corpo d’élite sarebbe stato costituito tra 1716 e 1718 dalla regina Hangbe riorganizzando reparti preesistenti in una propria guardia personale, e ha dominato la storia militare del regno fino alla sua sottomissione alla Francia nel 1894.
Nel momento di massima espansione del regno, tale reparto raggiunse le 6000 persone, un terzo delle forze armate Fon, arruolate sia su base forzata (da schiavitù o coscrizione) sia su base volontaria, che godevano di uno status semi-sacro e di possibilità di ascesa politica,sociale ed economica, arrivando a far parte del Gran Consiglio del regno, pur subendo forme di repressione sessuale.
Dopo la sottomissione francese, la storia delle guerriere Mino è proseguita con attività di resistenza alle forze di occupazione e di guerriglia. Il loro ricordo è sopravvissuto grazie alla tradizione orale Fon, allo studio Amazons of Black Sparta: The Women Warriors of Dahomey di Alpern Stanley Bernard pubblicato nel 1998, e per via di diversi riferimenti letterari, videoludici, televisivi e cinematografici, non ultimi il film The Woman King e la graphic novel Wake: The Hidden History of Women-Led Slave Revolts.
Immagine in evidenza: Claudia Tarabella
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