INTERVISTA ALL’ARTISTA: TO/LET

di Valentina Pinza

To/Let è il duo di artiste visive, nato nel 2005, formato da Sonia Piedad Marinangeli e Elisa Placucci. 

Quindici anni di lavoro tra festival indipendenti in Italia e in Europa, mostre personali e collettive ( La giovane Italia, Officina Italia 2 e Premio Michetti a cura di Renato Barilli), premi prestigiosi (nel 2018 l’Alinovi Daolio, nel 2019 il Belluno/Cortina artista dell’anno) e ricerca artistica ininterrotta, che le ha portate a occuparsi anche di progetti sperimentali collaterali.

Quindici anni di lavoro caratterizzato da una grande qualità e versatilità nei mezzi espressivi, nei temi e nelle collaborazioni. Come riuscite a tenere insieme tutto?

Ci siamo incontrate in Accademia, dove una faceva Scenografia e l’altra Pittura, perciò il nostro lavoro porta con sé i due approcci: il lavoro sull’immagine e quello sullo spazio. Nell’arte si cercano definizioni, noi abbiamo sempre avuto difficoltà a trovarle. Le nostre opere sono site specific e spesso collaboriamo con realtà che supportiamo: centri sociali, festival, e committenze private, se il progetto rispetta le nostre convinzioni. Qualcuno dice Street art, una volta si chiamava Arte pubblica… Ci piace dire che siamo TristArtiste.

Nel bellissimo poster per questo numero avete dato fondo al vostro immaginario.

Marzo è un mese molto simbolico per il femminile: c’è l’8 marzo e c’è l’equinozio di primavera. Abbiamo voluto rinnovare con il nostro stile l’icona delle mani a triangolo, intrecciandola con elementi corporei e richiami di varia natura: una clitoride rovesciata ma anche le lumache, che sono ermafrodite e ci piacciono parecchio.

Come si lavora in due?

Litighiamo molto! Si discute tanto e ci si dà forza a vicenda. Ci si dà anche il cambio, perché è un lavoro no-stop. Ultimamente ci alterniamo, ci passiamo i bozzetti, le prove: una interviene, poi passa all’altra che interviene ancora, aggiunge, poi l’altra rielabora, e così via.

Oltre a To/Let, vantate alcuni progetti paralleli all’interno del mondo artistico.

Nella difficoltà di definirci mettiamo anche questo. Siamo curatrici e fondatrici  insieme ad altre di Cheap, un progetto e un festival che dal 2013 promuove la Street poster art a Bologna come mezzo di rigenerazione urbana e di comunicazione. 

Nel 2011 abbiamo invece fondato Elastico, ora Elastico fa/Art, un’associazione culturale, un co-working e un collettivo di artiste che spaziano dall’arte visiva alla musica.

Ultima domanda: come nasce il nome To/Let?

Mp5 ha coniato il nome! Facevamo tutte l’Accademia insieme, Sonia e io (ndr parla Elisa) ci siamo conosciute attraverso Pia. Abbiamo cominciato a lavorare insieme perché ci ha presentate, altrimenti non ci saremmo mai conosciute: io facevo Scenografia e stavo sempre chiusa là e Sonia dall’altra parte dove c’era Pittura. Con Mp5, poi, abbiamo collaborato tanto, per esempio per il Lady Fest in Croazia. 

Ma il punto è che Sonia stava preparando la sua tesi sui bagni, insomma sui cessi, nella storia dell’arte. Un approccio artistico e sociologico sul corpo, sull’odore, sull’intimità. Io l’ho aiutata e così sono nate le To/Let.

Pubblicato sul numero 53 della Falla, marzo 2020

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